L'Agenzia del Territorio ha presentato la Nota sull'andamento del mercato immobiliare nel secondo trimestre del 2012, a cura dell'Osservatorio del mercato immobiliare.
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venerdì 28 settembre 2012
AGENZIA DEL TERRITORIO / Mercato immobiliare in discesa del 25%
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venerdì 14 gennaio 2011
Città pubbliche. Linee guida per la riqualificazione urbana - Una Ricerca e un libro
Si svolgerà il 19 gennaio presso la Sala Videoconferenze del Politecnico di Bari in Via Amendola 126/b il Convegno Nazionale dal titolo Città pubbliche. Linee guida per la riqualificazione urbana. Una ricerca e un libro.
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lunedì 11 gennaio 2010
Immobiliare: Tecnocasa, nel 2010 prezzi scenderanno fino al 3%
Il 2009 è stato un anno a due facce per il mercato immobiliare italiano. Trascorsi i primi mesi in cui ha predominato l´incertezza, a partire dalla primavera è andata in scena la ripresa della domanda di abitazioni, sia per investimento sia per la casa a uso proprio.
E se questo è il bilancio dell´anno che è appena volto al termine, in che direzione andrà il mattone nel 2010? Una risposta arriva dalle previsioni di Tecnocasa che non indica cambiamenti sostanziali rispetto alla situazione che ha caratterizzato il 2009. "Il numero delle compravendite - spiegano gli esperti - potrebbero stabilizzarsi intorno alle seicentomila unità. Sul versante dei prezzi nel corso del 2010 l´oscillazione sarà più contenuta rispetto al 2009 e potrebbe chiudersi in un in un intervallo compreso tra -3% e -1%".
Rimane tuttavia difficile prevedere esattamente cosa accadrà sul mercato immobiliare perchè molto dipenderà dalla congiuntura macroeconomica che interesserà il nostro Paese. Cruciale sarà anche l´andamento del mercato del lavoro. Se quest´ultimo dovesse peggiorare, con un aumento della disoccupazione si potrebbe determinare una maggiore incertezza nelle decisioni di acquisto, in particolare per coloro che devono ricorrere a un finanziamento per acquistare l´abitazione.
Secondo Tecnocasa, se non muterà l´atteggiamento prudenziale degli istituti di credito nell´erogazione dei mutui riteniamo anche nel 2010 ci potranno essere delle categorie di potenziali acquirenti che avranno difficoltà di accesso al finanziamento e, di conseguenza, all´acquisto dell´abitazione. Coloro che invece potranno contare su un capitale iniziale a disposizione per finanziare totalmente l´acquisto della casa o che avranno le caratteristiche reddituali per poter ottenere un mutuo si orienteranno verso le soluzioni che offrono il miglior rapporto prezzo/qualità.
La qualità dell´immobile rimane al primo posto. Occhi puntati sulle nuove costruzioni dove già da mesi si registra una maggiore attenzione agli standard costruttivi. Sempre a livello qualitativo, le soluzioni di prestigio potranno confermare delle buone performance nel corso del 2010, così come lo è stato per il 2009. Allo stesso modo gli immobili situati nelle zone centrali potranno registrare una migliore tenuta dei valori, soprattutto se continuerà l´interesse degli investitori per queste zone così come si è verificato nel corso del 2009.
Nelle zone periferiche si potrà registrare una contrazione dei valori più forte soprattutto sulle tipologie economiche e popolari, acquistate da acquirenti con bassa disponibilità di spesa e necessità di mutuo importante, ora difficilmente concesso. Questo potrebbe comportare una diminuzione delle compravendite con conseguente maggiore offerta di immobili sul mercato.
BARI da -3% a -1%
BOLOGNA da -2% a 0%FIRENZE da -2% a 0%
GENOVA da -3% a -1%
MILANO da -2% a 0%
NAPOLI da -4% a -2%
PALERMO da -2% a 0%
ROMA da -3% a -1%
TORINO da -2% a 0%
VERONA da -5% a -3%
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venerdì 20 novembre 2009
Da Enziteto allo Zen, tutto il brutto delle periferie
foto Nunzio Loporcaro ©
Nel 1949, quando lo Stato lanciò il piano Ina-casa, l’obiettivo era nobile: Secondigliano, quartiere della periferia nord di Napoli, doveva essere la prima area di una grande città ad ospitare la costruzione di alloggi a carattere economico e popolare. Il progetto fu legittimato con la legge 167 del 1962 ed a Secondigliano (ma anche a Ponticelli, quartiere della periferia est della città) partì il piano di sviluppo urbano che avrebbe dovuto valorizzare le periferie degradate della città. Furono realizzate le sette Vele di Scampia, pensate dall’architetto Di Salvio e ultimate nel 1982. Nel 1987 sorse la Circoscrizione Scampia, con altre decine e decine di palazzi.
Oggi a Scampia vivono circa 50mila persone. Le Vele, urbanisticamente bocciate dai migliori esperti del settore, sono diventate dei ghetti, «feudo» di famiglie camorristiche che gestiscono il business delle sostanze stupefacenti. Oggi Scampia è Scampia anche a causa del degrado urbanistico in cui versa. Stesso discorso per altre zone popolari di Napoli, come Pazzigno e via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, il rione De Gasperi a Ponticelli ed il Parco Verde a Caivano. Scampia e gli altri rioni degradati di Napoli sono, mediaticamente, il simbolo del degrado urbanistico e sociale di un’Italia che si è fermata. Ma la legge 167 del 1962 ha concesso finanziamenti a tante città italiane. E numerosi sono stati i «mostri», tipo Scampia, spuntati come funghi.
Restando in Puglia, a Lecce - nei pressi di viale dello Stadio - sono state realizzate due Vele tipo Scampia anche se un po’ più piccole. Sono abitazioni all’estrema periferia della città, fuori dal contesto urbano cittadino. Case abitate soprattutto da gente onesta ma alle prese con disagi di carattere economico e sociale. E nelle due 167 che spesso polizia e carabinieri arrestano spacciatori e tossicodipendenti. Palazzi spesso nel degrado ed alle prese con evidenti carenze strutturali. Il Comune di Lecce, però, ha già annunciato un progetto che prevede la riqualificazione dell’area. Anche in altre città italiane palazzi esteticamente «brutti» sono diventati dal punto di vista sociale dei veri e propri «ghetti». Esempi? Il quartiere Zen di Palermo, Enziteto a Bari, tutti i quartieri che costeggiano la Tuscolana a Roma, come per esempio il Quadraro, Tor Pignattara e Tor Bella Monaca. Ma le città del nord non sono immuni dal binomio «brutto-degrado». Basta andare nelle periferie di Milano e Torino per rendersi conto che il fenomeno non è solo meridionale.
Oggi a Scampia vivono circa 50mila persone. Le Vele, urbanisticamente bocciate dai migliori esperti del settore, sono diventate dei ghetti, «feudo» di famiglie camorristiche che gestiscono il business delle sostanze stupefacenti. Oggi Scampia è Scampia anche a causa del degrado urbanistico in cui versa. Stesso discorso per altre zone popolari di Napoli, come Pazzigno e via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, il rione De Gasperi a Ponticelli ed il Parco Verde a Caivano. Scampia e gli altri rioni degradati di Napoli sono, mediaticamente, il simbolo del degrado urbanistico e sociale di un’Italia che si è fermata. Ma la legge 167 del 1962 ha concesso finanziamenti a tante città italiane. E numerosi sono stati i «mostri», tipo Scampia, spuntati come funghi.
Restando in Puglia, a Lecce - nei pressi di viale dello Stadio - sono state realizzate due Vele tipo Scampia anche se un po’ più piccole. Sono abitazioni all’estrema periferia della città, fuori dal contesto urbano cittadino. Case abitate soprattutto da gente onesta ma alle prese con disagi di carattere economico e sociale. E nelle due 167 che spesso polizia e carabinieri arrestano spacciatori e tossicodipendenti. Palazzi spesso nel degrado ed alle prese con evidenti carenze strutturali. Il Comune di Lecce, però, ha già annunciato un progetto che prevede la riqualificazione dell’area. Anche in altre città italiane palazzi esteticamente «brutti» sono diventati dal punto di vista sociale dei veri e propri «ghetti». Esempi? Il quartiere Zen di Palermo, Enziteto a Bari, tutti i quartieri che costeggiano la Tuscolana a Roma, come per esempio il Quadraro, Tor Pignattara e Tor Bella Monaca. Ma le città del nord non sono immuni dal binomio «brutto-degrado». Basta andare nelle periferie di Milano e Torino per rendersi conto che il fenomeno non è solo meridionale.
Salvatore Avitabile
Corriere del Mezzogiorno, 20 novembre 2009
venerdì 23 ottobre 2009
Case, le meno sicure in periferia
Le case meno sicure si trovano in periferia. Non solo prezzi più convenienti, ma, anche, immobili esposti al maggior rischio di rapine, furti e incidenti domestici. Sfiora il 20% il livello di preoccupazione dei residenti nelle zone meno privilegiate delle grandi città e tirano, ancora, poco le polizze assicurative contro i rischi che corre la propria dimora. Va meglio sul fronte della prevenzione degli infortuni tra le 4 mura (il 70% ha fatto lavori per la messa in sicurezza degli impianti), ma esistono, ancora, aree, specie negli hinterland di Torino e Genova, dove un palazzo su 2 non possiede nemmeno un estintore, nonostante sia obbligatorio per legge. La sicurezza in città come Roma, Milano, Torino, Genova, Napoli e Palermo, sottolinea una ricerca di Tecnoborsa, presentata, a Roma, dal neo presidente Raimondo Soria, è un tema che "scalda", ancora, molto i residenti (specie nei sobborghi): ben il 69% teme le intrusioni di terzi e un significativo 30% gli incidenti domestici. E gli ultimi dati forniti da Viminale e Organizzazione mondiale della sanità spiegano il perché di tanto timore. In Italia, ogni anno, si verificano 4,5 milioni di incidenti domestici (infortuni dichiarati), che rappresentano, peraltro, la prima causa di morte per i bambini dei Paesi sviluppati. In genere, però, sono infortuni lievi che si risolvono senza intervento medico (67,1 per cento). In un caso su 4, invece, serve andare al pronto soccorso e nel 10% dei casi è necessario il ricovero ospedaliero. Non sono più incoraggianti i dati sui furti in appartamento: in media, 280 l'anno, con picchi nelle grandi metropoli come Milano, Roma e Torino. Lo studio conferma, poi, la tendenza, già registrata da alcuni anni, ad andare a vivere fuori città: scelta suffragata da una questione di prezzi e di vivibilità, ma, anche, da un maggior senso di sicurezza per le proprie case (circa 70 per cento). Tra i rischi più temuti nelle nostre case, "vince" la fuga di gas (48,4%), seguita da incendio (18,8%) e infortunio (13,9%). Solo in caso su 4, però, ci si assicura contro gli infortuni domestici. Le città più attive sono Milano, Genova e Torino. Sul fronte intrusioni, invece, è la rapina a destare maggior spavento (70 per cento). A distanza, troviamo furto con scasso (17,2%) e atti vandalici (13,9 per cento). Roma e Palermo, le metropoli dove risiedono i cittadini più "preoccupati". Porte blindate (73,8%), allarme antifurto (51,4%) e grate protettive (31,4%), sono le misure principali per proteggere la propria dimora. Tirano di meno il teleallarme (7,1%), il cane in giardino (6%) e la classica cassaforte incassata nel muro (2,7 per cento). Solo, poi, il 22,4% delle famiglie residenti nelle 6 grandi città prese a campione dalla ricerca ha stipulato una polizza in caso di furto. Le città più sensibili nel ricorrere allo strumento assicurativo sono Milano, Genova, Torino. A Roma si evidenzia meno attenzione e, praticamente, nulla a Napoli.
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