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domenica 15 dicembre 2013
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martedì 22 gennaio 2013
PIANO CITTA' / Finanziate Bari, Lecce, Taranto, Matera e Potenza
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| Bari - via Sparano |
Al via il Piano Città per la riqualificazione delle aree urbane degradate. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha svelato i nomi dei 28 Comuni in cui si realizzeranno progetti per 4,4 miliardi di euro di fondi sia pubblici che privati.
Tra i 28 progetti selezionati su 457 proposte segnaliamo quelle presentate per Bari, Taranto, Lecce in Puglia e Matera e Potenza in Basilicata.
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martedì 19 ottobre 2010
Ecosistemaurbano 2010: Bari sale di 7 posti
Il Sud rimane ancorato al fondo della classifica nella XVII edizione di Ecosistema Urbano, l'annuale ricerca di Legambiente e dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia sullo stato di salute ambientale dei comuni capoluogo italiani realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore. L'unica nota positiva è Bari che è al 54° posto (più sette posti) che recupera grazie al bike sharing. Brindisi passa dal 70° al 61°, Taranto fa due passi avanti, scalando al 64°, Lecce al 71° contro l'81° della scorsa edizione e Foggia peggiora, passando dall'82° all'87° posto.
QUALITA' DELL'ARIA - Scendendo nel dettaglio, dall’esame dei tre indicatori (Biossido di Azoto, Pm10 e Ozono) emerge che la qualità dell’aria peggiora nelle città capoluogo pugliesi. Solo Lecce migliora per le emissioni di biossido di azoto e Bari per la quantità di polveri sottili nell'aria. Il consumo giornaliero pro capite di acqua potabile resta alto a Lecce (166,7 litri pro-capite) e più basso a Foggia (131,8 litri pro-capite). Sulle dispersione di acqua dalla rete il dato preoccupante rimane quello di Bari con il 54% di perdite, al 94° posto della classifica generale. Sulla capacità di depurazione degli scarichi civili restano nelle posizioni più alte della classifica generale Taranto, Lecce, Foggia e Brindisi. Sulla produzione annuale pro capite di rifiuti urbani, i comuni pugliesi sono in coda alla classifica, con Lecce all'83° e 663,1 kg di rifiuti per abitante. Foggia rimane il comune pugliese che ne produce meno con 563,5 kg per abitante, ma passa dal 12° al 50° posto in un anno.
I TRASPORTI - Prendendo in considerazione l'indicatore della mobilità sostenibile si considerano vari parametri: autobus a chiamata, controlli elettronici alle Ztl, tariffe per intermodalità, l’esistenza di un sistema di pedaggio urbano per regolare gli ingressi nelle aree urbane, parcheggi interscambio bici, presenza del mobility manager comunale, bike sharing, car sharing, Piano mobilità ciclabile e di quello per gli spostamenti casa-lavoro. Quest'anno, Bari entra nella top ten dei comuni italiani più virtuosi, al 6° posto della classifica generale. Per quanto riguarda le isole pedonali, Brindisi ha il peggiore risultato, con lo 0% di mq per abitante di superficie pedonalizzata, mentre Bari resta la migliore al 20° posto e con 0,42 metri quadrati per abitante. Per le zone a traffico limitato Lecce dà il buon esempio, piazzandosi al 7° posto. Sulle piste ciclabili solo Lecce presenta miglioramenti, piazzandosi al 16° posto, mentre il verde urbano resta off limits in tutti i capoluoghi pugliesi. Sulle aree verdi totali, Brindisi e Lecce si salvano dalla coda della classifica.
fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it/
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venerdì 20 novembre 2009
Da Enziteto allo Zen, tutto il brutto delle periferie
foto Nunzio Loporcaro ©
Nel 1949, quando lo Stato lanciò il piano Ina-casa, l’obiettivo era nobile: Secondigliano, quartiere della periferia nord di Napoli, doveva essere la prima area di una grande città ad ospitare la costruzione di alloggi a carattere economico e popolare. Il progetto fu legittimato con la legge 167 del 1962 ed a Secondigliano (ma anche a Ponticelli, quartiere della periferia est della città) partì il piano di sviluppo urbano che avrebbe dovuto valorizzare le periferie degradate della città. Furono realizzate le sette Vele di Scampia, pensate dall’architetto Di Salvio e ultimate nel 1982. Nel 1987 sorse la Circoscrizione Scampia, con altre decine e decine di palazzi.
Oggi a Scampia vivono circa 50mila persone. Le Vele, urbanisticamente bocciate dai migliori esperti del settore, sono diventate dei ghetti, «feudo» di famiglie camorristiche che gestiscono il business delle sostanze stupefacenti. Oggi Scampia è Scampia anche a causa del degrado urbanistico in cui versa. Stesso discorso per altre zone popolari di Napoli, come Pazzigno e via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, il rione De Gasperi a Ponticelli ed il Parco Verde a Caivano. Scampia e gli altri rioni degradati di Napoli sono, mediaticamente, il simbolo del degrado urbanistico e sociale di un’Italia che si è fermata. Ma la legge 167 del 1962 ha concesso finanziamenti a tante città italiane. E numerosi sono stati i «mostri», tipo Scampia, spuntati come funghi.
Restando in Puglia, a Lecce - nei pressi di viale dello Stadio - sono state realizzate due Vele tipo Scampia anche se un po’ più piccole. Sono abitazioni all’estrema periferia della città, fuori dal contesto urbano cittadino. Case abitate soprattutto da gente onesta ma alle prese con disagi di carattere economico e sociale. E nelle due 167 che spesso polizia e carabinieri arrestano spacciatori e tossicodipendenti. Palazzi spesso nel degrado ed alle prese con evidenti carenze strutturali. Il Comune di Lecce, però, ha già annunciato un progetto che prevede la riqualificazione dell’area. Anche in altre città italiane palazzi esteticamente «brutti» sono diventati dal punto di vista sociale dei veri e propri «ghetti». Esempi? Il quartiere Zen di Palermo, Enziteto a Bari, tutti i quartieri che costeggiano la Tuscolana a Roma, come per esempio il Quadraro, Tor Pignattara e Tor Bella Monaca. Ma le città del nord non sono immuni dal binomio «brutto-degrado». Basta andare nelle periferie di Milano e Torino per rendersi conto che il fenomeno non è solo meridionale.
Oggi a Scampia vivono circa 50mila persone. Le Vele, urbanisticamente bocciate dai migliori esperti del settore, sono diventate dei ghetti, «feudo» di famiglie camorristiche che gestiscono il business delle sostanze stupefacenti. Oggi Scampia è Scampia anche a causa del degrado urbanistico in cui versa. Stesso discorso per altre zone popolari di Napoli, come Pazzigno e via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, il rione De Gasperi a Ponticelli ed il Parco Verde a Caivano. Scampia e gli altri rioni degradati di Napoli sono, mediaticamente, il simbolo del degrado urbanistico e sociale di un’Italia che si è fermata. Ma la legge 167 del 1962 ha concesso finanziamenti a tante città italiane. E numerosi sono stati i «mostri», tipo Scampia, spuntati come funghi.
Restando in Puglia, a Lecce - nei pressi di viale dello Stadio - sono state realizzate due Vele tipo Scampia anche se un po’ più piccole. Sono abitazioni all’estrema periferia della città, fuori dal contesto urbano cittadino. Case abitate soprattutto da gente onesta ma alle prese con disagi di carattere economico e sociale. E nelle due 167 che spesso polizia e carabinieri arrestano spacciatori e tossicodipendenti. Palazzi spesso nel degrado ed alle prese con evidenti carenze strutturali. Il Comune di Lecce, però, ha già annunciato un progetto che prevede la riqualificazione dell’area. Anche in altre città italiane palazzi esteticamente «brutti» sono diventati dal punto di vista sociale dei veri e propri «ghetti». Esempi? Il quartiere Zen di Palermo, Enziteto a Bari, tutti i quartieri che costeggiano la Tuscolana a Roma, come per esempio il Quadraro, Tor Pignattara e Tor Bella Monaca. Ma le città del nord non sono immuni dal binomio «brutto-degrado». Basta andare nelle periferie di Milano e Torino per rendersi conto che il fenomeno non è solo meridionale.
Salvatore Avitabile
Corriere del Mezzogiorno, 20 novembre 2009
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