lunedì 5 settembre 2011
NORMATIVA / Legge Regione Puglia n. 21/2011 - Modifiche e integrazioni al "Piano Casa"
venerdì 22 luglio 2011
REGIONE PUGLIA / Nuovo piano casa regionale: procedure più snelle e maggiori incentivi
domenica 9 gennaio 2011
Detrazioni fiscali e piano casa: quando spettano le agevolazioni del 36 e del 55%
Gli ampliamenti di edifici, previsti dal Piano Casa, approvato dal DL n. 112/2008 convertito in legge n. 133/2008, in deroga ai piani regolatori locali, non godono delle beneficio delle detrazioni fiscali del 36 e 55 per cento.
giovedì 18 novembre 2010
Nomisma. Dalle esperienze di housing sociale alla risposta del Piano Nazionale di Edilizia Abitativa e del Piano Casa
venerdì 17 settembre 2010
La comunicazione di inizio lavori in edilizia prende piede
Entrata in vigore il 26 maggio scorso (con il cosidetto decreto incentivi, Dl 40/2010, poi convertito dalla legge 73/2010), è una misura pensata per snellire le pratiche burocratiche a carico degli uffici comunali, peraltro già intasati.
giovedì 27 maggio 2010
Edilizia sociale / Previsti 50 mila nuovi alloggi con il contributo delle casse di previdenza dei professionisti
lunedì 21 dicembre 2009
REGIONE PUGLIA: 10 mln per il recupero degli alloggi
venerdì 11 dicembre 2009
Online il sito web dell'Osservatorio regionale della condizione abitativa della Regione Puglia
On line il sito web http://orca.regione.puglia.it/ dedicato all'Osservatorio Regionale della Condizione Abitativa (ORCA), una struttura di analisi e valutazione della condizione abitativa in grado di dare un supporto conoscitivo alle politiche regionali.
In Puglia l'Osservatorio è stato istituito nel 2005 con la Legge del Piano Casa.
ORCA è importante per rendere più trasparenti e accessibili le informazioni sulle politiche abitative regionali
ORCA si propone di:
- Individuare tempestivamente fenomeni e aree problematiche
- Determinare possibili soluzioni Istruire, sul piano tecnico, processi decisionali, misure normative e linee di intervento
- Coinvolgere attivamente i soggetti istituzionali e sociali nella analisi e nelle politiche abitative
venerdì 27 novembre 2009
Piano casa e rigenerazione urbana, antidoto alla crisi
martedì 24 novembre 2009
Le conseguenze sull’ambiente del piano-casa
Il Governo ha concordato con le Regioni l’approvazione di una serie di leggi regionali che consentiranno l’ampliamento della volumetria di edifici privati – e non solo.Ma quali saranno le conseguenze del piano casa sull’ambiente e sul territorio dell’Italia, già fortemente antropizzato e urbanizzato?
C’era realmente bisogno del piano? E quali sono state le reazioni di regioni e comuni?
Il Governo non sembra intenzionato a lasciare particolare margine alla discrezionalità delle comunità locali: se ci saranno regioni inadempienti, il Governo utilizzerà i propri poteri (anche avvalendosi del decreto-legge) per far sì che ogni regione abbia un piano-casa conforme alle direttive nazionali.
«Si è persa l’occasione per dare un chiaro messaggio di innovazione al settore delle costruzioni – ha continuato Zanchini – perché ancora una volta si è cercata la via più breve per risollevare le sorti del mercato edilizio. Siamo di fronte a una crisi del settore che non è congiunturale, veniamo da 10 anni di espansione edilizia e nonostante ciò nel Paese si vive una drammatica situazione sociale, con centinaia di migliaia di persone sotto sfratto e di famiglie che non riescono a pagare le rate del mutuo e dell’affitto».
Per Legambiente la strada da seguire è invece un’altra, ovvero quella di dare risposte all’emergenza abitativa e legarla a un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri, periferie.«Bisogna affrontare con urgenza e competenza l’emergenza abitativa legandola ad un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri e periferie – ha aggiunto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -.
Per questo bisogna investire in interventi che puntino a coniugare sicurezza statica e efficienza energetica, allargando questo obiettivo anche a tutti gli edifici non residenziali sfruttando l’opportunità di lavorare sul patrimonio esistente invece di occupare nuovi ettari di suoli agricoli. […] Gli interventi varati dalle regioni invece finiranno per premiare le seconde case e gli investimenti di privati e fondi speculativi nel mattone, con lo sviluppo di un mercato che ha reso le case inaccessibili proprio a chi ne avrebbe bisogno: nuove famiglie, immigrati, giovani.
martedì 6 ottobre 2009
Piano Casa Puglia, escluso il non residenziale. Rettificata in senso restrittivo la norma regionale, decorrono dal 24 sett. i nuovi termini di legge.

La legge regionale contenente misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale, consentirà quindi gli interventi di ampliamento, entro i 200 metri cubi, solo sugli immobili destinati ad uso abitativo con volumetria massima di mille metri cubi.
mercoledì 30 settembre 2009
On-line la raccolta delle NORME IN MATERIA DI EDILIZIA E URBANISTICA DELLA REGIONE PUGLIA

E' disponibile on line la raccolta di Norme regionali in materia di edilizia e urbanistica distribuita in occasione del Seminario su "Piano casa e abitare sostenibile" svoltosi a Bari il 28 settembre 2009
lunedì 28 settembre 2009
Piano casa e abitare sostenibile in Puglia

Dopo l'introduzione del vicepresidente ANCI Puglia nonchè sindaco di Canosa Francesco Ventola, vi è stato l'intervento dell'assessore regionale Angela Barbanente, dell'avvocato amministrativistra Nino Matassa, del coordinatore comitato regionale collegi geometri Claudio Donati e del presidente ordine architetti provincia di Bari Vincenzo Sinisi, poi l'intervento dell'assessore regionale Opere Pubbliche, Fabiano Amati e infine, le conclusioni affidate al presidente di ANCI Puglia Michele Lamacchia.
sabato 25 luglio 2009
Regione Puglia: approvato il Piano Casa

Gli emendamenti non toccano l'impianto della legge, ''rimasto sostanzialmente integro'', ha osservato l'assessore. Si tratta in massima parte di ''piccoli aggiustamenti che in alcuni casi chiariscono alcune parti di difficile applicazione''. Dove non si possano realizzare parcheggi privati, e' consentita anche la monetizzazione, ma solo nel caso degli ampliamenti. Un'altra modifica condivisa estende agli ampliamenti (sempre nel limite del 20% della cubatura) la possibilita' di interventi in contrasto con il paesaggio, gia' prevista per le demolizioni e ricostruzioni e sempre sulla base delle direttive che i Comuni devono fornire entro 120 giorni.
''Ringrazio l'intero Consiglio regionale - ha detto l'assessore Barbanente - perche' ha colto lo sforzo di trasformare un provvedimento 'vecchia maniera', che rischiava di rimandare la Puglia anni indietro. Invece, con l'aiuto di tutti, abbiamo costruito un disegno di legge che e' in grado di sostenere l'economia senza recare offese al paesaggio e all'ambiente. Di fronte al miglioramento della qualita' dei beni pubblici - ha aggiunto - nessuno di noi, per il bene della nostra comunita', puo' permettersi di abbassare la guardia''. Il cosiddetto piano casa, secondo l'intesa sottoscritta tra Stato, regioni e enti locali il 31 marzo di quest'anno, doveva essere approvato da ciascuna regione entro 90 giorni. Poi venne concessa una proroga di un mese.
venerdì 19 giugno 2009
PIANO CASA. L'Associazione Generale Cooperative Italiane (Agci) chiede più edilizia sociale

Tra i punti salienti emersi nelle relazioni e nel dibattito, l'esigenza di un Piano organico pluriennale della casa con risorse programmate, con l'obiettivo prioritario di fornire adeguate risposte al fabbisogno abitativo di quei cittadini che non hanno la possibilità di accedere al libero mercato o di quei soggetti alla ricerca di un'abitazione in locazione a canone sostenibile. In questo quadro, è necessario un intervento del Governo per la riduzione della stretta creditizia operata dagli istituti bancari, per favorire chi intende acquistare nuove abitazioni in proprietà convenzionata e l'inserimento di una specifica direttiva che preveda una premialità negli interventi dell'edilizia convenzionata riguardanti la riqualificazione delle periferie urbane, capaci di fare da traino al settore economico produttivo ed essere elemento di coesione ed inclusione sociale.
L'Agci sostiene in particolare la necessità di un progetto globale di edilizia sociale e di servizi integrati che faccia superare i limiti operativi delle singole iniziative ed incentivi e premi gli interventi diretti alla sostenibilità ambientale ed energetica, con spazi reali di intersettorialità e collaborazioni imprenditoriali e sociali molto ampie. Un progetto, quindi, che non può essere lasciato all'improvvisazione e a singoli provvedimenti, ma richiama politiche strutturali ed organiche complessive.
lunedì 11 maggio 2009
Regioni divise sul Piano Casa

Il Cipe ha approvato il Piano Casa di edilizia abitativa. E’ però slittato il confronto nella Conferenza delle Regioni sulla misure urgenti per l’edilizia. «Il governo — ha dichiarato il presidente della conferenza Vasco Errani — sta lavorando per predisporre gli articoli del decreto legge, noi li valuteremo appena sarà finita l’elaborazione del governo e sulla base di quella faremo una valutazione di merito». La discussione dovrebbe tenersi nei prossimi giorni. Intanto, nella “corsa” delle Regioni a dare attuazione al piano per gli ampliamenti e le demolizioni varato dal governo, la Toscana ha staccato tutti. Al secondo posto il Veneto, che pure aveva varato per primo il disegno di legge sul piano casa. Tra Toscana e Veneto ci sono però grandi differenze. La legge veneta infatti viaggia in direzione opposta a quella della Toscana e cioè allarga i vincoli imposti anche rispetto all’intesa Governo– Regioni dell’ 1 aprile. In pratica, il Ddl della regione Veneto è rimasto fedele alle intenzioni originarie di Berlusconi e quindi ammette gli interventi anche nei condomini, nei centri storici, nei fabbricati non residenziali. Nel passaggio in commissione Urbanistica, il bonus di volumetria concesso in caso di demolizione e ricostruzione è addirittura salito al 40 per cento, il 5 per cento in più rispetto al modello ideato dallo stesso presidente del consiglio. Il quadro generale nel Paese è piuttosto variegato. Secondo quanto afferma “Edilizia e Territorio”, settimanale del Sole 24 Ore, ci sarebbero cinque regioni più permissive rispetto all’accordo (Veneto, Lombardia, Liguria, Marche, Sicilia) ed altre, prevalentemente di centrosinistra, più restrittive (Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Campa–nia, Puglia, Sardegna).
giovedì 23 aprile 2009
Casa, polizza assicurativa obbligatoria

ROMA - Assicurazione obbligatoria di 120 euro all'anno sulle case contro le calamità naturali che, in caso di mutuo, sarà pagata al 50% dalle banche, prevedendo una ripartizione per le diverse aree di rischio previste dalle attuali classificazioni. E' questa l'ipotesi che, a quanto apprende l'Adnkronos, le maggiori compagnie assicurative, da Generali ad Ina Assitalia, da Toro a Fondiaria Sai, stanno predisponendo dopo il terremoto che ha colpito l'Abruzzo.
L'obbligo di assicurazione, secondo la bozza allo studio della compagnie, riguarderebbe i terremoti, i maremoti, le frane, le alluvioni, le inondazioni e i fenomeni vulcanici.
Dalla copertura assicurativa sarebbero comunque esclusi gli immobili abusivi e gli eventuali contributi dello Stato per i danni subiti dai fabbricati.
Non è finita. Le assicurazioni prevederebbero l'esenzione fiscale dei premi assicurativi nonché delle relative riserve catastrofali di equilibrio per una durata non inferiore ai 5 anni. Inoltre, le ipotesi previste dalla bozza alla studio prevedono una eventuale clausola di partecipazione agli utili e alle perdite da parte dello Stato nella misura superiore al 15% della massa premi gestita dal consorzio.
Per far scattare il rimborso assicurativo sarà necessaria la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo. La liquidazione dei sinistri avverrebbe tramite un sistema assicurativo con centrale operativa unica, per la raccolta delle denunce, l'incarico ai periti per i sopralluoghi, l'accertamento dei danni e la liquidazione dei sinistri. Le ipotesi allo studio prevedono anche un meccanismo di riassicurazione dei premi puri, con la presenza della Protezione civile in rappresentanza del governo nel consiglio del pool di riassicurazione.
Attualmente la capacità offerta dal sistema assicurativo italiano tramite un unico pool di 'ricoassicurazione' è pari a 1,5 miliardi di euro. Con l'introduzione della polizza obbligatoria la capacità stimata disponibile del sistema sale a 4,5 miliardi.
In conclusione, il progetto allo studio delle compagnie prevederebbe un sistema di produzione assicurativa basato su quattro pilastri: a carico del privato uno scoperto minimo del 10% del danno con un tetto di 10.000 euro; assicurazione diretta per un premio assicurativo di 2,5 miliardi di euro all'anno; riassicurazione per un importo complessivo di 1,5 miliardi di euro ad anno; e intervento dello Stato dopo i 4 miliardi di euro all'anno.
domenica 22 marzo 2009
Comprare o non comprare casa?

Comprare casa resta una tappa della vita, un obiettivo geneticamente presente negli italiani, nei quali resta incrollabile anche la convinzione che gli immobili siano l’impiego più sicuro. Ma dopo la recente bolla del mercato immobiliare, che ha colpito progressivamente a macchia di leopardo tutto il mondo, il dibattito e l’attenzione sul tema della casa si sono fatti sempre più caldi.Le preoccupazioni sono tante non solo per chi è già proprietario (in Italia, la quota di popolazione che possiede un immobile è tra le più alte del mondo: oltre il 73%), ma soprattutto per tutti coloro i quali stanno valutando l’ipotesi di acquistare casa. E il dilemma è shakespeariano: comprare o non comprare?Vediamo insieme 5 buoni motivi per compiere questo importante passo entro pochi mesi, in piena crisi, e altrettanti 5 buone motivazioni che spingono a rimandare l’acquisto a tempi migliori e più sereni.
- 5 motivi per non acquistare casa quest’anno
1) PREZZI ANCORA TROPPO ALTI
Il mercato immobiliare è quello che maggiormente sta risentendo della crisi economica. Ma il prezzo del mattone, se scende negli altri Paesi, resta ancora alto nella in Italia, dove la bolla scatenatesi dopo il 2001 non è ancora scoppiata. Anche se le compravendite sembrano diminuire - segno di un mercato congelato - le quotazioni, quasi irremovibili nel loro andamento al rialzo, non sembrano infatti esserne troppo infastidite.
I dati del Centro Studi di Confindustria indicano che al centro di Milano a dicembre 2008 si è registrato un incremento dei prezzi al metro quadro del 2%. Mentre a Londra, una delle città europee più colpite dallo tsunami finanziaria, i prezzi delle case - alle stelle fino a pochi mesi fa - sono diminuiti a dicembre del 5%.
Un caro-mattone che trova conferma anche nello studio Federconsumatori e Adusbef: per acquistare un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di una grande area metropolitana, si è passati da 15 anni di stipendio necessari nel 2002 ai circa 20 anni nel 2008, con un incremento pari al 46%.
2) TEMPI DI VENDITA ELEVATI
Si allungano i tempi di vendita della casa: 4 mesi e mezzo nelle grandi città e fino ai 6 mesi nell’hinterland. Tempi duri, quindi, per chi vuole acquistare casa.
Secondo un’analisi di Tecnocasa siamo di fronte ad una realtà contrassegnata da una maggiore offerta di immobili sul mercato, da una domanda più selettiva e prudente e da un allungamento delle tempistiche di vendita. Dati che ci forniscono l’idea di quello che ormai da mesi sta accadendo: un enorme gap tra le richieste dei potenziali venditori e la disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti che comportano trattative più lunghe ed inevitabilmente i tempi necessari per concludere la compravendita si dilatano.
E nei prossimi mesi la situazione non subirà cambiamenti significativi, sebbene fare delle previsioni diventi sempre più arduo alla luce della situazione macroeconomica del Paese.
3) IL PRECARIATO AVANZA
Il 2009 non è più una previsione, ma un’amara certezza: sarà l’annus horribilis dell’economia mondiale e noi ci siamo dentro. È nell’occupazione che si paga il prezzo umano più caro. Sta crollando e i numeri parlano chiaro: secondo l’Inps, nel mese di febbraio il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 533,17% rispetto allo scorso anno. E poi, secondo la Cgil, la crisi ha già messo a rischio 4 milioni di posti di lavoro (il 20% della forza lavoro): sono quelli dei precari, che una volta perso l’impiego non avranno più nessuna forma di sussidio e di garanzia.
Una disfatta che non trova soluzione nell’immediato e che non fornisce garanzie neanche ai dipendenti della pubblica amministrazione. Secondo i dati forniti da Cgil e Ragioneria dello Stato, sono circa 400.000 i precari di questo settore che potrebbero rischiare il posto di lavoro.
Quale lavoratore si sente, quindi, così sicuro delle proprie finanze da decidere di comprare casa e indebitarsi per oltre 30 anni per ripagare le rate del mutuo?
4) RESTRIZIONE DEL CREDITO
Il boom dei mutui è terminato e questo fa sì che le risorse finanziarie a disposizione degli acquirenti sul mercato si siano ridotte. Inoltre le famiglie hanno imparato a loro spese a valutare il costo dei mutui in maniera corretta, dopo averne sottostimato l’onere nel corso degli anni passati. Il mercato immobiliare si trova così in una fase stagnante in cui dominano le ristrettezze economiche (leggi: la crisi della quarta settimana) e l’impossibilità a chiedere credito agli istituti finanziari che hanno alzato le barriere per l’accesso ai mutui (leggi: la crisi del credit crunch).
Per far fronte a questo problema da più parti si chiede la messa in campo di una forte politica di investimento. Ma la sostanza per ora non cambia: ancora per molti mesi si continueranno a riscontrare enormi difficoltà ad accedere ai mutui per l’acquisto della casa. E a risentirne saranno soprattutto le famiglie monoreddito e i lavoratori con contratti a tempo determinato, tagliati fuori dal sistema bancari perché privi di garanzie.
5) SOVRAINDEBITAMENTO
Come si può richiedere un mutuo di durata ultraventennale se già non si è in grado di pagare a fine mese le rate della macchina o del frigorifero? Il problema del sovraindebitamento è ormai esploso a livello nazionale e non riguarda solamente i piccoli commercianti. Secondo l’allarme lanciato dalla Fondazione antiusura, i segnali di un allargamento del fenomeno sono sempre più marcati, sostenuti dalle crescenti difficoltà economiche in cui si trovano le famiglie. Tanto che si avvicinano a un milione il numero di quelle irreversibilmente indebitate e rimaste intrappolate in una catena di prestiti e finanziamenti. Un fenomeno che già nel 2007 ha fatto registrare un aumento record del 41,1%.
Per la Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura, “ad essere ingestibile è soprattutto il debito a lunga scadenza, specie per le abitazioni”. Una situazione che si fa più che inquietante, dal momento che questa crisi economica ha degli sviluppi ancora imprevedibili e che sono poi le famiglie normali, con due redditi in media, e spesso un mutuo per la casa a non farcela più a onorare i prestiti.
- 5 motivi per acquistare casa quest’anno
1) È UN OTTIMO INVESTIMENTO
Avere una casa di proprietà è sempre una certezza, anche in tempi di crisi. Il mattone è il miglior sistema per veder accrescere il patrimonio personale, proprio quando moltissimi investitori schiacciati dalla crollo finanziario sono costretti a mollare la presa e a svendere gli investimenti immobiliari. Acquistare, dunque, proprietà immobiliari ad alto rendimento o con prospettive interessanti è l’alternativa alla borsa, caratterizzata invece dall’altissima volatilità.
Nessuno, infatti, può prevedere quando finirà la crisi, mentre il mercato immobiliare resterà sempre affidabile, perché nonostante tutto si muove lentamente e resta sempre un rifugio solido. Ciò che attualmente pesa sono le difficoltà nel comprare, legate anche alla sfiducia del momento. Ma chi dispone di liquidità può trovare la sua occasione e anche una possibilità di redditività, magari affittando poi l’immobile.
2) I TASSI SONO AI MINIMI
La crisi economica continua almeno ad avere l’effetto positivo di far scendere i tassi delle rate dei mutui. L’Euribor a tre mesi, su cui è indicizzato il calcolo dei prestiti per l’acquisto di una casa, ha infatti toccato il nuovo minimo, portandosi all’1,80%. Ma si tratta di record che vengono infranti giorno dopo giorno, per la gioia di tutti coloro che hanno un mutuo a tassa variabile o stanno per accendere un prestito per comprare casa. E le belle notizie non finiscono qui: per quanti fossero ancora indecisi sull’acquistare o no un immobile, potrebbe essere davvero rassicurante la notizia che la recessione sta inducendo la Banca centrale europea a ridurre il costo del denaro a livelli mai visti finora nella storia dell’istituzione: il tasso dell’Eurotower è sceso all’1,5%. Ottima percentuale a cui ancorare un mutuo, come prevede il provvedimento anti-crisi: da quest’anno, infatti, tutte le banche potranno offrire ai loro clienti mutui indicizzati proprio al tasso Bce e non più solamente all’Euribor.
3) MAGGIORE DISPONIBILITÀ DELLE CASE
La crisi finanziaria ha colpito tutti senza lasciare fuori nessuno, neanche il mercato immobiliare. Proprio per questo motivo, non c’è mai stato momento più idoneo per portare a termine ottimi acquisti: basta seguire solo alcune indicazioni per concludere un ottimo affare. Le quotazioni medie delle case sono diminuite dell’1,1% in media e, in città come Bologna e Milano, hanno raggiunto picchi del 4%.
Dal momento che le agenzie immobiliari registrano forti cali nelle richieste di acquisto di immobili, è facile ottenere forti sconti dai venditori. I requisiti adatti per trovare ottime case con prezzi contenuti sono: i collegamenti con mezzi pubblici nelle vicinanze, zone ben servite, sicure e meglio ancora se in corso di riqualificazione. Inoltre si può sempre investire nelle zone che di qui a poco possono essere rivalutate, puntando su quartieri in fase di ristrutturazione.
Si potrà parlare, allora, più che di ottimo affare, di un ottimo investimento in quanto si passerà dai 250 mila euro per un bilocale da 50 mq acquistato ad inizio 2009, ai 350 mila euro di fine 2010.
4) SFRUTTURE LE AGEVOLAZIONI
Nell’acquisto di una casa non bisogna mai sottovalutare le detrazioni che si possono richiedere e che permettono di ammortizzare le spese. Dall’Agenzia delle Entrate arrivano le ultime novità: da quest’anno è in vigore la detraibilità dall’Irpef del 19 % dei compensi pagati agli intermediari immobiliari per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro. In mancanza di un contratto definitivo d’acquisto, il contribuente può comunque beneficiare della detrazione anche in presenza del solo preliminare di vendita registrato, a condizione, però, che le parti stipulino poi il contratto definitivo.
Inoltre, grazie alle proroghe inserite nelle Finanziarie 2008 e 2009, ci sono altre sforbiciate cospicue dell’Irpef che si legano agli immobili. Il Fisco permette di richiedere agevolazioni anche per l’acquisto entro il primo semestre 2012 da imprese o cooperative che abbiano iniziato il recupero edilizio lo scorso anno. Gli importi massimi su cui applicare la percentuale di detrazione corrispondono a 77.468,53 euro per le spese fino a tutto il 2002 e a 48.000 per gli anni successivi, da suddividere in dieci rate annuali.
Ma la dichiarazione dei redditi 2009 porta con sé anche l’aumento del limite di detraibilità al 19% per gli interessi passivi sui mutui prima casa, ora elevato a 4.000 euro.
5) ALL’ESTERO È MEGLIO
La voglia di chiudere un buon affare e comprare casa si può concretizzare soprattutto oltre Oceano. Con questa passione sfrenata per il mattone si spiega l’aumento del numero degli italiani che sceglie di comprare un immobile oltreconfine. Los Angeles, San Francisco e, naturalmente, New York sono alcune delle mete più ambite da chi ha intenzione di acquistare. E sono mete che promettono di restare appetibili soprattutto nei prossimi mesi per via della crisi determinata dai mutui subprime e del calo del dollaro rispetto all’euro. Secondo Scenari Immobiliari, nel 2008 sono stati oltre 29mila gli immobili acquistati all’estero, il 12,3% in più dell’anno precedente. “Oltreconfine - spiegano gli esperti - c’è più offerta rispetto all’Italia. Soprattutto negli Stati Uniti, ma anche nei Paesi che affacciano sul Mediterraneo, come Grecia, Spagna e Turchia, è possibile acquistare immobili di buona qualità a prezzi di gran lunga inferiori rispetto al BelPaese”.
giovedì 19 marzo 2009
PIANO CASA / Le misure contenute nella bozza di decreto
È ormai noto a tutti che il Governo, con l’obiettivo di risollevare il settore edilizio e, più in generale, l’economia, ha elaborato un pacchetto di misure definito “Piano Casa”.Il “Piano Casa” dovrebbe comporsi di due provvedimenti: un Decreto, varato dal Consiglio dei ministri, con le misure più urgenti per l’edilizia e un disegno di legge, da approvare successivamente, contenente alcune modifiche al Testo unico dell'edilizia e al Codice dei beni culturali.Le misure contenute nella bozza di decreto, che secondo i “rumors” riprendono in gran parte quelle previste dal D.D.L. approvato dalla Giunta Regionale del Veneto, sarebbero le seguenti:
Ampliamento edifici esistenti
Prevista la possibilità di ampliare gli edifici esistenti, nei limiti:
• del 20% del volume, se destinati ad uso residenziale o assimilato;
• del 20% della superficie coperta se adibiti ad uso diverso.
È previsto che l’ampliamento possa essere realizzato in contiguità rispetto al fabbricato esistente; nel caso in cui ciò risulti impossibile (per ragioni giuridiche o materiali) potrà essere autorizzata la costruzione di un corpo edilizio separato, di carattere accessorio e pertinenziale.In caso di edifici composti da più unità immobiliari l'ampliamento potrà essere realizzato anche separatamente per ciascuna di esse, compatibilmente con le leggi che disciplinano il condominio negli edifici, fermo restando il limite complessivo.
Demolizione e ricostruzione
La bozza di “Piano Casa” incentiva la demolizione e la ricostruzione degli edifici realizzati anteriormente al 1989, non soggetti a particolari forme di tutela, con aumenti:
- fino al 30% del volume esistente per gli edifici residenziali o assimilati;
- fino al 30% della superficie coperta per quelli adibiti a uso diverso.
- fino al 35% in caso di utilizzo di tecniche costruttive della bioedilizia o che prevedano il ricorso alle energie rinnovabili.
Agevolazioni sui contributi concessori
Il provvedimento prevede una riduzione del 20% degli oneri di costruzione (del 60% in caso di edificio o unità immobiliare destinati a prima abitazione del richiedente o di un parente o affine entro il terzo grado di parentela).Il contributo dovuto in caso di demolizione e ricostruzione è determinato in ragione dell'80% per la parte eseguita in ampliamento e del 20% per la parte ricostruita. E' comunque ulteriormente ridotto del 50% in caso di edificio o unità destinati a prima abitazione.
Tutti gli interventi devono essere realizzati nel rispetto delle norme di tutela dei beni culturali e paesaggistici e sono subordinati al rilascio del permesso di costruire. Il decreto fissa i paletti per il rilascio del permesso. L'autorizzazione non potrà riguardare fabbricati ultimati dopo il 31 dicembre 2008 e dovrà essere presentata entro il 31 dicembre 2010. Nel caso di ricostruzione dell’edificio su area diversa, l'area originariamente occupata dal fabbricato demolito dovrà essere gravata da un vincolo di inedificabilità. Non potrà essere riconosciuto, infine, alcun aumento di volume o di superficie ai fabbricati, anche parzialmente, abusivi soggetti all'obbligo della demolizione, così come agli edifici che sorgono su aree demaniali o vincolate ad uso pubblico o dichiarate inedificabili per legge, sentenza o provvedimento amministrativo.
martedì 10 marzo 2009
PIANO CASA / Berlusconi: "Se riparte l'edilizia, riparte tutta l'economia".

Un piano per l'edilizia. Un provvedimento che comporterebbe un allentamento dei vincoli per le costruzione di nuove case e gli ampliamenti delle abitazioni. Tradotto: meno burocrazia per allargare, abbattere e ricostruire case, senza abusi, e quindi per smuovere l'economia. Ecco arrivare la riforma del settore cui Berlusconi, insieme ai ministri Tremonti, Sacconi, Matteoli, Fitto e Alfano, sta lavorando da tempo, e che arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri venerdì prossimo. L'idea del Cavaliere ha subito fatto scattare più di un campanello di allarme tra chi considera l'allentamento dei vincoli burocratici come una sorta di via libera alla deturpazione del paesaggio.
Ma è lo stesso Berlusconi, nel corso di una pausa di shopping per le vie del centro di Roma, a parlare con i cronisti spiegando che il provvedimento sarà esaminato venerdì dal Consiglio dei ministri, che questo avrà «effetti straordinari» ma che non ci saranno abusi. Complice la bella giornata il premier lascia nel pomeriggio la casa di palazzo Grazioli per dirigersi in una delle strade più commerciali della capitale. Entra in un negozio di oggetti per la casa e acquista alcuni prodotti. Affronta la curiosità dei passanti, si fa fotografare, distribuisce strette di mano. Acquista una piantina da un banchetto in favore della lotta alla sclerosi multipla. Poi, prima di risalire in auto, si ferma con i cronisti per affrontare il tema del giorno, il piano casa.
Un antico pallino del presidente del Consiglio, ora rafforzato dall'attualità economica. La convinzione del premier è una: «Se riparte l'edilizia, riparte tutta l'economia». In sostanza, per dare nuova carica ad un sistema economico ingessato dalla crisi internazionale per Berlusconi si deve necessariamente passare per maggiori liberalizzazioni nel campo delle nuove costruzioni. Il piano servirà quindi a «dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente». Saranno le singole Regioni, «che dovranno valutarlo: serve per smuovere l'economia - spiega il capo di governo - e in particolare l'edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi». Il premier, inoltre, esclude rischi di abusi edilizi «perché tutto quello che si farà è in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti». Il piano comporterà due fasi. La prima: una bozza di legge da far approvare, appunto a tutte le Regioni del centrodestra. L'obiettivo è consentire di aumentare del 20% la cubatura degli immobili esistenti; del 30% nel caso di abbattimento e ricostruzione di edifici obsoleti; del 35% nel caso il nuovo edificio sia ricostruito con le regole della bioedilizia e del risparmio energetico. A fare da apripista sarà il Veneto. «Non ci sarà alcun scempio - puntualizza il presidente della Regione Giancarlo Galan - nè alcun condono edilizio camuffato. Si tratterà di operare sul patrimonio edilizio esistente».
La seconda fase del piano sarà un provvedimento vero e proprio, da varare nel Cdm, con un sistema di sanzioni riviste. Tra i punti salienti anche una certificazione di conformità, da rendere con perizia giurata, da parte di un tecnico. E questo al posto del permesso a costruire. Altero Matteoli, uno dei ministri a lavoro sul piano conferma che quella di riformare l'edilizia «è stata un'idea del presidente del Consiglio e noi abbiamo dato il nostro contributo». Plauso alla riforma anche dal leader Udc Pier Ferdinado Casini, il quale giudica il piano sull'edilizia come «positivo».

