Visualizzazione post con etichetta piano casa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piano casa. Mostra tutti i post

lunedì 5 settembre 2011

NORMATIVA / Legge Regione Puglia n. 21/2011 - Modifiche e integrazioni al "Piano Casa"

E' stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 121 del 02/08/2011 la LEGGE REGIONALE 1 agosto 2011, n. 21 - “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 luglio 2009, n. 14, nonché disposizioni regionali in attuazione del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106” a modifica del vecchio Piano Casa (legge regionale n.14 del 2009) e in recepimento delle norme urbanistiche contenute nel recente Decreto Sviluppo (legge n. 106 del 12 luglio 2011) varato dal governo nazionale.

venerdì 22 luglio 2011

REGIONE PUGLIA / Nuovo piano casa regionale: procedure più snelle e maggiori incentivi

Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato ieri all'unanimità il disegno di legge che modifica il vecchio Piano Casa (legge regionale n.14 del 2009) e che inoltre recepisce le norme urbanistiche contenute nel recente Decreto Sviluppo (legge n. 106 del 12 luglio 2011) varato dal governo nazionale.

domenica 9 gennaio 2011

Detrazioni fiscali e piano casa: quando spettano le agevolazioni del 36 e del 55%


Gli ampliamenti di edifici, previsti dal Piano Casa, approvato dal DL n. 112/2008 convertito in legge n. 133/2008, in deroga ai piani regolatori locali, non godono delle beneficio delle detrazioni fiscali del 36 e 55 per cento.

giovedì 18 novembre 2010

Nomisma. Dalle esperienze di housing sociale alla risposta del Piano Nazionale di Edilizia Abitativa e del Piano Casa


Lunedì 29 novembre Nomisma presenterà il Secondo Rapporto sulla Condizione Abitativa in Italia "Dalle esperienze di housing sociale alla risposta del Piano Nazionale di Edilizia Abitativa e del Piano Casa".

La presentazione, patrocinata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si terrà presso la sede di CDP Investimenti Sgr (Sala Convegni - Via Castelfidardo, 1 - Roma) dalle ore 10.00 alle 13.00.

Il convegno sarà aperto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, On. Altero Matteoli.

Seguiranno, tra gli altri, gli interventi di Gualtiero Tamburini (Nomisma), Aldo Carbone (AGCI Abitazione), Luciano Caffini (Legacoop Abitanti), Michele Cibrario (BNP Paribas REIM), Ivo Cremonini (Federabitazione Confcooperative), Giuseppe Guzzetti (Fondazione Cariplo e ACRI) e Stefano Marchettini (Cassa Depositi e Prestiti Investimenti Sgr).

Il Rapporto è stato sponsorizzato da: AGCI Abitazione, Federabitazione Confcooperative, FIRE, Generali Immobiliare Italia SGR, Legacoop Abitanti, Prelios e promosso da Federimmobiliare

PER MOTIVI DI SICUREZZA, È NECESSARIO DARE CONFERMA DELLA PARTECIPAZIONE, INVIANDO LA SCHEDA DI ISCRIZIONE ALLEGATA ALLA SEGRETERIA ORGANIZZATIVA



Segreteria Organizzativa Nomisma Real Estate
(Sig.ra Parisini - tel. 0516483301 - fax 051223441 - e-mail: barbara.parisini@nomisma.it)

venerdì 17 settembre 2010

La comunicazione di inizio lavori in edilizia prende piede



La comunicazione di inizio lavori ha preso piede. E arrivano sempre più richieste.

Entrata in vigore il 26 maggio scorso (con il cosidetto decreto incentivi, Dl 40/2010, poi convertito dalla legge 73/2010), è una misura pensata per snellire le pratiche burocratiche a carico degli uffici comunali, peraltro già intasati.

Così, la comunicazione di inizio lavori sta sotituendo la DIA (Denuncia inizio attività) per piccole opere edilizie, presentando al Comune unicamente il progetto e la relazione del tecnico e senza dover aspettare 30 giorni.

La conferma arriva da un monitoraggio del Sole 24 Ore su 63 capoluoghi di provincia, dal quale emerge che per ogni istanza relativa al Piano Casa sono state presentate quattro comunicazioni di inizio lavori in regime di attività di edilizia libera. Dopo l'entrata in vigore delle nuove norme, a Torino sono state registrate 1.134 pratiche per opere libere.

Secondo le stime degli uffici edilizia dei comuni di Milano e Catanzaro, riportate da Il Sole 24 Ore, le comunicazioni di inizio lavori stanno sostituendo il 40% delle Dia presentate per i lavori di manutenzione straordinaria.

La comunicazione di inzio lavori può essere presentata per i interventi edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria, eliminazione di barriere architettoniche, opere temporanee di ricerca nel sottosuolo, movimenti di terra pertinenti all’esercizio di attività agricola, serre mobili stagionali non in muratura, opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni (anche per aree di sosta), pannelli fotovoltaici e termici senza serbatoio di accumulo, aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

Rimane l'obbligo di presentare la DIA per interventi di modifica di elementi strutturali, aumento della superficie o volumetrie, cambio destinazione d'uso di un immobile.

giovedì 27 maggio 2010

Edilizia sociale / Previsti 50 mila nuovi alloggi con il contributo delle casse di previdenza dei professionisti


Un fondo per finanziare 50mila nuovi alloggi nei prossimi cinque anni, da offrire poi in locazione a cittadini con redditi medio-bassi. Un fondo che veda insieme soggetti istituzionali e privati. È la «housing sociale», l’ultima sfida del governo per rilanciare il sistema-Paese proprio dall’edilizia sociale.
Il «social housing» è il tema del forum, in programma oggi al teatro Capranica di Roma, organizzato dalla Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri. Perché un contributo fondamentale può arrivare proprio dalle Casse di previdenza privatizzate.
«Si tratta - dice Paolo Saltarelli, numero uno della Cnpr - di uno dei grandi progetti di carattere sociale per le infrastrutture che l’esecutivo sta portando avanti, e per il quale è stata richiesta esplicitamente alle Casse di previdenza privatizzate la disponibilità a partecipare, dopo l’adesione della Cassa depositi e prestiti e di alcune fondazioni bancarie».
L’investimento per costruire 50mila alloggi si aggira fra i 2,5 e i 3 miliardi. L’housing sociale rappresenta oggi uno degli aspetti chiave con il quale devono confrontarsi governi ed eventuali investitori.

lunedì 21 dicembre 2009

REGIONE PUGLIA: 10 mln per il recupero degli alloggi



La Giunta regionale pugliese, su proposta dell’Assessore all’Assetto del Territorio e Urbanistica Angela Barbanente, ha approvato un Bando pubblico che prevede la concessione di contributi a favore di privati che intendano procedere al recupero di alloggi da destinare alla locazione o a prima abitazione, purché tale attività non venga svolta per finalità professionali o imprenditoriali.
Nel complesso la Regione ha messo a disposizione € 10.014.651,85 (somma rinveniente dal finanziamento straordinario del Piano Casa Regionale). La somma stanziata è destinata a finanziare due tipi di interventi:
1) il recupero di immobili da destinare all’affitto per un periodo non inferiore a otto anni applicando canoni di locazione non superiori a quelli definiti negli accordi fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative;
2) il recupero di immobili da destinare a prima casa per sè o per parenti e/o affini entro il secondo grado.
In entrambe le ipotesi - sia con riferimento ai conduttori, sia con riferimento al proponente medesimo o suoi parenti o affini – il Bando individua i requisiti soggettivi richiesti per poter beneficiare dell’abitazione recuperata con il contributo regionale (limiti di reddito, indisponibilità di altri immobili, ecc.).
Potranno essere candidati al finanziamento regionale gli interventi di recupero riconducibili alla tipologia della manutenzione straordinaria, del restauro e risanamento conservativo, della ristrutturazione edilizia. Non possono essere interessati abitazioni signorili, ville, palazzi di pregio (categorie catastali A/1, A/8, A/9) e quelli la cui superficie complessiva sia superiore a 160 metri quadrati.
La misura del singolo contributo varia a seconda della tipologia di intervento e della durata della locazione:
a) sino ad un massimo € 15.000 nel caso di immobili da destinare a prima casa per sè o per parenti e/o affini entro il secondo grado;
b) sino ad un massimo di € 25.000 qualora l’immobile sia destinato alla locazione per un periodo non inferiore a 8 anni;
c) sino ad un massimo di € 35.000 qualora l’immobile sia destinato alla locazione per un periodo non inferiore a 16 anni.
Gli interessati potranno candidare anche più interventi di recupero con l’unica domanda che dovrà pervenire al Servizio Politiche Abitative della Regione Puglia entro e non oltre sessanta giorni dalla pubblicazione del Bando nel BURP.
Il Servizio Politiche Abitative della Regione individuerà gli interventi da finanziare sulla base di graduatorie redatte secondo i puntuali criteri definiti dal Bando, quali: - localizzazione dell’intervento (punti utili per la graduatoria sono riconosciuti agli interventi che ricadono in comuni capoluoghi di provincia, comuni non capoluogo ad alta tensione abitativa, comuni non ad elevata tensione abitativa con popolazione superiore a 20.000 abitanti o ancora in ambiti territoriali di rigenerazione urbana, nei centri storici); - condizioni d’uso dell’alloggio (premiati gli interventi che interessano alloggi non occupati); - disponibilità di permesso di costruire o di altro titolo abilitativo; - maggiore capacità dell’intervento di assicurare livelli di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica.
I lavori dovranno avere inizio, pena la decadenza dal finanziamento, entro un anno dalla pubblicazione del provvedimento di ammissione al finanziamento. Questo sarà erogato in una prima tranche pari al 40%, ad avvenuta esecuzione del 50% dei lavori, in una successiva del 20% all’ultimazione dei lavori e con il saldo ad esito della verifica da parte degli uffici regionali, tra l’altro, della sussistenza dei requisiti soggettivi in capo ai conduttori o ai beneficiari dell’abitazione.
Non nasconde la sua piena soddisfazione per il provvedimento adottato l’Assessore Angela Barbanente. “È la prima volta – ha commentato – che la Regione, per rispondere al bisogno di alloggi sociali, si rivolge direttamente ai piccoli proprietari di immobili per il recupero di alloggi, spesso non occupati ed in condizioni fatiscenti. Con la previsione di un contributo significativo la Regione li sollecita a recuperare gli immobili in proprietà per riportarli alla loro efficienza edilizia e funzionale e soprattutto alla loro naturale destinazione: ad essere cioè prima casa del proprietario stesso o di un suo stretto parente o abitazione concessa in affitto per almeno otto anni e a canone calmierato. Inoltre, con questa iniziativa contribuiamo in maniera concreta e decisa al rilancio del settore edilizio, particolarmente importante in questo momento di crisi, puntando però, a differenza di precedenti esperienze, sulla ristrutturazione e rigenerazione edilizia del patrimonio immobiliare esistente dei centri pugliesi”.
fonte: Regione Puglia

venerdì 11 dicembre 2009

Online il sito web dell'Osservatorio regionale della condizione abitativa della Regione Puglia



On line il sito web http://orca.regione.puglia.it/ dedicato all'Osservatorio Regionale della Condizione Abitativa (ORCA), una struttura di analisi e valutazione della condizione abitativa in grado di dare un supporto conoscitivo alle politiche regionali.

In Puglia l'Osservatorio è stato istituito nel 2005 con la Legge del Piano Casa.
ORCA è importante per rendere più trasparenti e accessibili le informazioni sulle politiche abitative regionali
ORCA si propone di:
  • Individuare tempestivamente fenomeni e aree problematiche
  • Determinare possibili soluzioni Istruire, sul piano tecnico, processi decisionali, misure normative e linee di intervento
  • Coinvolgere attivamente i soggetti istituzionali e sociali nella analisi e nelle politiche abitative
ORCA è inserito nella rete di Osservatori regionali facenti capo all'Osservatorio Nazionale istituito dalla Legge 431/98.

venerdì 27 novembre 2009

Piano casa e rigenerazione urbana, antidoto alla crisi




Housing sociale, riqualificazione delle periferie e collaborazione tra pubblico e privato come ricetta anticrisi per l’edilizia. È la proposta di Agci, Associazione generale cooperative italiane, preoccupata dall’ulteriore peggioramento che potrebbe colpire il settore edilizio.

Piano Casa: I provvedimenti del Governo per il rilancio delle costruzioni attraverso gli ampliamenti volumetrici e il piano nazionale di edilizia abitativa sono stati accolti con favore dagli operatori del settore, ma attendono ancora il passaggio all’attuazione concreta. Uno step reso necessario dalle previsioni poco incoraggianti per il 2010, Nel 2009, infatti, l’occupazione ha tenuto grazie al ciclo di investimenti degli anni precedenti, venuto poi meno a causa della crisi immobiliare, che ha ridotto in modo notevole l’avvio di nuove costruzioni.

Social Housing: Secondo l’Agci la chiave della ripresa è contenuta nei provvedimenti attuativi in materia di edilizia sociale, come previsto dal Dpcm del 16 luglio, che in base a quanto stabilito nel Decreto Legge 112/2008, convertito dalla Legge 133/2008, ha disposto la realizzazioni di alloggi di edilizia sociale a favore di determinate categorie svantaggiate che non possono accedere al libero mercato, come giovani coppie a basso reddito, anziani, studenti e lavoratori fuori sede. Riqualificazione urbana: Le attuali condizioni di crisi rendono infatti necessario il ricorso all’housing sociale attraverso locazioni o acquisti a canone convenzionato e calmierato. Gli investimenti più redditizi potrebbero registrarsi non tanto negli interventi monofunzionali, ma nella riqualificazione delle periferie degradate e prive di servizi. L’avvio di programmi integrati per la rigenerazione urbana e la realizzazione di infrastrutture primarie e secondarie dovrebbe essere però attuato in tempi ristretti.

Risorse disponibili: Ricordiamo che il Dpcm ha stanziato 200 milioni di euro a fronte dei 350 previsti. Restrizione che implica la mancanza di fondi per l’avvio dei piani complessi, ma anche per project financing e sostegno alle cooperative di abitazioni. Le risorse assegnate dal precedente Governo all’edilizia residenziale pubblica attendono ancora una effettiva ripartizione.


fonte: Edilportale.com

martedì 24 novembre 2009

Le conseguenze sull’ambiente del piano-casa



Dopo mesi di discussioni il piano-casa proposto dal governo è diventato una realtà concreta in diverse regioni d’Italia.
Il Governo ha concordato con le Regioni l’approvazione di una serie di leggi regionali che consentiranno l’ampliamento della volumetria di edifici privati – e non solo.Ma quali saranno le conseguenze del piano casa sull’ambiente e sul territorio dell’Italia, già fortemente antropizzato e urbanizzato?
C’era realmente bisogno del piano? E quali sono state le reazioni di regioni e comuni?
Il Governo non sembra intenzionato a lasciare particolare margine alla discrezionalità delle comunità locali: se ci saranno regioni inadempienti, il Governo utilizzerà i propri poteri (anche avvalendosi del decreto-legge) per far sì che ogni regione abbia un piano-casa conforme alle direttive nazionali.
Secondo Legambiente risulta la contraddittorietà del messaggio che viene lanciato ai cittadini e alle imprese: nei prossimi 18-24 mesi si potranno realizzare interventi edilizi con una procedura semplificata, in deroga ai Piani regolatori. Il tutto con qualche attenzione ambientale e energetica la cui entità dipende da dove si trova l’abitazione da ampliare o da demolire e ricostruire.
«Si è persa l’occasione per dare un chiaro messaggio di innovazione al settore delle costruzioni – ha continuato Zanchini – perché ancora una volta si è cercata la via più breve per risollevare le sorti del mercato edilizio. Siamo di fronte a una crisi del settore che non è congiunturale, veniamo da 10 anni di espansione edilizia e nonostante ciò nel Paese si vive una drammatica situazione sociale, con centinaia di migliaia di persone sotto sfratto e di famiglie che non riescono a pagare le rate del mutuo e dell’affitto».
Per Legambiente la strada da seguire è invece un’altra, ovvero quella di dare risposte all’emergenza abitativa e legarla a un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri, periferie.«Bisogna affrontare con urgenza e competenza l’emergenza abitativa legandola ad un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri e periferie – ha aggiunto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -.
Per questo bisogna investire in interventi che puntino a coniugare sicurezza statica e efficienza energetica, allargando questo obiettivo anche a tutti gli edifici non residenziali sfruttando l’opportunità di lavorare sul patrimonio esistente invece di occupare nuovi ettari di suoli agricoli. […] Gli interventi varati dalle regioni invece finiranno per premiare le seconde case e gli investimenti di privati e fondi speculativi nel mattone, con lo sviluppo di un mercato che ha reso le case inaccessibili proprio a chi ne avrebbe bisogno: nuove famiglie, immigrati, giovani.

martedì 6 ottobre 2009

Piano Casa Puglia, escluso il non residenziale. Rettificata in senso restrittivo la norma regionale, decorrono dal 24 sett. i nuovi termini di legge.



La legge regionale contenente misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale, consentirà quindi gli interventi di ampliamento, entro i 200 metri cubi, solo sugli immobili destinati ad uso abitativo con volumetria massima di mille metri cubi.
La rettifica interviene sull’articolo 3 della norma per il rilancio delle costruzioni. In precedenza la disposizione aveva avuto un’interpretazione estensiva, inglobando tra gli edifici soggetti ad ampliamento volumetrico anche quelle non residenziali.
Il testo originale, così come pubblicato sul Bollettino Ufficiale n. 119 del 3 agosto scorso, prevedeva infatti l'accesso agli interventi di ampliamento per gli edifici residenziali senza limiti di volumetria e per quelli non residenziali fino a 1000 metri cubi.
Viste le modifiche riportate, l’Assessore all’Assetto del Territorio Angela Barbanente ha comunicato anche la proroga dei termini di legge. Che adesso decorrono dal 24 settembre, data di pubblicazione della rettifica in senso restrittivo.

lunedì 28 settembre 2009

Piano casa e abitare sostenibile in Puglia



L'ANCI Puglia in collaborazione con l'assessorato regionale assetto del Territorio, con il Comitato regionale dell'ordine dei geometri e geometri laureati e con l'ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Bari, ha tenuto in data odierna presso l'HOTEL MAJESTY di Bari un seminario dal titolo "Piano casa e abitare sostenibile in Puglia".
Dopo l'introduzione del vicepresidente ANCI Puglia nonchè sindaco di Canosa Francesco Ventola, vi è stato l'intervento dell'assessore regionale Angela Barbanente, dell'avvocato amministrativistra Nino Matassa, del coordinatore comitato regionale collegi geometri Claudio Donati e del presidente ordine architetti provincia di Bari Vincenzo Sinisi, poi l'intervento dell'assessore regionale Opere Pubbliche, Fabiano Amati e infine, le conclusioni affidate al presidente di ANCI Puglia Michele Lamacchia.
Ai partecipanti è stato distribuita la pubblicazione dell'ANCI Puglia intitolata "Norme regionali in materia di edilizia ed urbanistica".
per aggiornamenti consultare il sito istituzionale dell'ANCI Puglia http://www.anci.puglia.it/

sabato 25 luglio 2009

Regione Puglia: approvato il Piano Casa


Sono state approvate all'unanimita' dal consiglio regionale le 'misure straordinarie e urgenti a sostegno dell'attivita' edilizia e per il miglioramento della qualita' del patrimonio edilizio residenziale', il cosiddetto 'piano casa'. Dopo un'ora e mezzo di ''lavoro a porte chiuse'', infatti, l'assessore alle Politiche del Territorio Angela Barbanente ha messo d'accordo maggioranza ed opposizione rivedendo alcuni articoli, per assorbire le proposte di emendamento giunte da numerosi consiglieri.
Gli emendamenti non toccano l'impianto della legge, ''rimasto sostanzialmente integro'', ha osservato l'assessore. Si tratta in massima parte di ''piccoli aggiustamenti che in alcuni casi chiariscono alcune parti di difficile applicazione''. Dove non si possano realizzare parcheggi privati, e' consentita anche la monetizzazione, ma solo nel caso degli ampliamenti. Un'altra modifica condivisa estende agli ampliamenti (sempre nel limite del 20% della cubatura) la possibilita' di interventi in contrasto con il paesaggio, gia' prevista per le demolizioni e ricostruzioni e sempre sulla base delle direttive che i Comuni devono fornire entro 120 giorni.
''Ringrazio l'intero Consiglio regionale - ha detto l'assessore Barbanente - perche' ha colto lo sforzo di trasformare un provvedimento 'vecchia maniera', che rischiava di rimandare la Puglia anni indietro. Invece, con l'aiuto di tutti, abbiamo costruito un disegno di legge che e' in grado di sostenere l'economia senza recare offese al paesaggio e all'ambiente. Di fronte al miglioramento della qualita' dei beni pubblici - ha aggiunto - nessuno di noi, per il bene della nostra comunita', puo' permettersi di abbassare la guardia''. Il cosiddetto piano casa, secondo l'intesa sottoscritta tra Stato, regioni e enti locali il 31 marzo di quest'anno, doveva essere approvato da ciascuna regione entro 90 giorni. Poi venne concessa una proroga di un mese.

venerdì 19 giugno 2009

PIANO CASA. L'Associazione Generale Cooperative Italiane (Agci) chiede più edilizia sociale


Affermare la centralità dell'abitare nelle politiche orientate alla riforma dello Stato sociale, sostenendo l'esigenza di più edilizia sociale nel Piano Casa e maggiore attenzione alle periferie urbane, attraverso politiche di intervento mirate alla loro riqualificazione e a favorire la coesione sociale. Sono stati questi i contenuti principali della proposta politica di Agci emersa dal convegno sul tema Il disagio abitativo nelle città del Mezzogiorno. Proposte e progetti di edilizia sociale delle cooperative di abitazione - organizzato dall'Associazione presso la Camera di Commercio di Salerno -, proposta condivisa dai rappresentanti delle istituzioni e allargata agli operatori del settore e del mondo dell'informazione intervenuti. Se il Piano Casa è ormai blindato, infatti, le speranze sono oggi rivolte agli interventi a sostegno dell'edilizia sociale, che nella generale crisi economica ed in particolare nelle accresciute difficoltà finanziarie delle famiglie, trova evidenti forti motivazioni di rilancio soprattutto nel Mezzogiorno.
Tra i punti salienti emersi nelle relazioni e nel dibattito, l'esigenza di un Piano organico pluriennale della casa con risorse programmate, con l'obiettivo prioritario di fornire adeguate risposte al fabbisogno abitativo di quei cittadini che non hanno la possibilità di accedere al libero mercato o di quei soggetti alla ricerca di un'abitazione in locazione a canone sostenibile. In questo quadro, è necessario un intervento del Governo per la riduzione della stretta creditizia operata dagli istituti bancari, per favorire chi intende acquistare nuove abitazioni in proprietà convenzionata e l'inserimento di una specifica direttiva che preveda una premialità negli interventi dell'edilizia convenzionata riguardanti la riqualificazione delle periferie urbane, capaci di fare da traino al settore economico produttivo ed essere elemento di coesione ed inclusione sociale.
L'Agci sostiene in particolare la necessità di un progetto globale di edilizia sociale e di servizi integrati che faccia superare i limiti operativi delle singole iniziative ed incentivi e premi gli interventi diretti alla sostenibilità ambientale ed energetica, con spazi reali di intersettorialità e collaborazioni imprenditoriali e sociali molto ampie. Un progetto, quindi, che non può essere lasciato all'improvvisazione e a singoli provvedimenti, ma richiama politiche strutturali ed organiche complessive.

lunedì 11 maggio 2009

Regioni divise sul Piano Casa


Il Cipe ha approvato il Piano Casa di edilizia abitativa. E’ però slittato il confronto nella Conferenza delle Regioni sulla misure urgenti per l’edilizia. «Il governo — ha dichiarato il presidente della conferenza Vasco Errani — sta lavorando per predisporre gli articoli del decreto legge, noi li valuteremo appena sarà finita l’elaborazione del governo e sulla base di quella faremo una valutazione di merito». La discussione dovrebbe tenersi nei prossimi giorni. Intanto, nella “corsa” delle Regioni a dare attuazione al piano per gli ampliamenti e le demolizioni varato dal governo, la Toscana ha staccato tutti. Al secondo posto il Veneto, che pure aveva varato per primo il disegno di legge sul piano casa. Tra Toscana e Veneto ci sono però grandi differenze. La legge veneta infatti viaggia in direzione opposta a quella della Toscana e cioè allarga i vincoli imposti anche rispetto all’intesa Governo– Regioni dell’ 1 aprile. In pratica, il Ddl della regione Veneto è rimasto fedele alle intenzioni originarie di Berlusconi e quindi ammette gli interventi anche nei condomini, nei centri storici, nei fabbricati non residenziali. Nel passaggio in commissione Urbanistica, il bonus di volumetria concesso in caso di demolizione e ricostruzione è addirittura salito al 40 per cento, il 5 per cento in più rispetto al modello ideato dallo stesso presidente del consiglio. Il quadro generale nel Paese è piuttosto variegato. Secondo quanto afferma “Edilizia e Territorio”, settimanale del Sole 24 Ore, ci sarebbero cinque regioni più permissive rispetto all’accordo (Veneto, Lombardia, Liguria, Marche, Sicilia) ed altre, prevalentemente di centrosinistra, più restrittive (Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Campa–nia, Puglia, Sardegna).

giovedì 23 aprile 2009

Casa, polizza assicurativa obbligatoria




ROMA - Assicurazione obbligatoria di 120 euro all'anno sulle case contro le calamità naturali che, in caso di mutuo, sarà pagata al 50% dalle banche, prevedendo una ripartizione per le diverse aree di rischio previste dalle attuali classificazioni. E' questa l'ipotesi che, a quanto apprende l'Adnkronos, le maggiori compagnie assicurative, da Generali ad Ina Assitalia, da Toro a Fondiaria Sai, stanno predisponendo dopo il terremoto che ha colpito l'Abruzzo.
L'obbligo di assicurazione, secondo la bozza allo studio della compagnie, riguarderebbe i terremoti, i maremoti, le frane, le alluvioni, le inondazioni e i fenomeni vulcanici.
Dalla copertura assicurativa sarebbero comunque esclusi gli immobili abusivi e gli eventuali contributi dello Stato per i danni subiti dai fabbricati.
Non è finita. Le assicurazioni prevederebbero l'esenzione fiscale dei premi assicurativi nonché delle relative riserve catastrofali di equilibrio per una durata non inferiore ai 5 anni. Inoltre, le ipotesi previste dalla bozza alla studio prevedono una eventuale clausola di partecipazione agli utili e alle perdite da parte dello Stato nella misura superiore al 15% della massa premi gestita dal consorzio.
Per far scattare il rimborso assicurativo sarà necessaria la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo. La liquidazione dei sinistri avverrebbe tramite un sistema assicurativo con centrale operativa unica, per la raccolta delle denunce, l'incarico ai periti per i sopralluoghi, l'accertamento dei danni e la liquidazione dei sinistri. Le ipotesi allo studio prevedono anche un meccanismo di riassicurazione dei premi puri, con la presenza della Protezione civile in rappresentanza del governo nel consiglio del pool di riassicurazione.
Dalla polizza sarebbero comunque escluse le infrastrutture pubbliche e i beni immobili appartenenti a enti pubblici e i beni industriali e commerciali assicurabili in via facoltativa con il mercato. Il numero dei fabbricati potenzialmente interessati alla polizza, secondo le stime fatte dalle compagnie assicurative in base ai dati ufficiali della Protezione civile, è di 27 milioni. Il premio annuo che i proprietari si troverebbero così a versare, secondo le stime delle assicurazioni, è pari a 3,2 miliardi al netto delle imposte. Stando alla bozza, la sinistrosità degli ultimi 10 anni, dovuta alle calamità naturali, è pari complessivamente a circa 4 miliardi di euro all'anno, tenendo conto dei danni ai privati, agli enti pubblici, ai fabbricati e al loro contenuto, di cui 3,2 per danni ai privati e 2,5 per danni ai fabbricati oggetto dell'assicurazione.
Attualmente la capacità offerta dal sistema assicurativo italiano tramite un unico pool di 'ricoassicurazione' è pari a 1,5 miliardi di euro. Con l'introduzione della polizza obbligatoria la capacità stimata disponibile del sistema sale a 4,5 miliardi.
In conclusione, il progetto allo studio delle compagnie prevederebbe un sistema di produzione assicurativa basato su quattro pilastri: a carico del privato uno scoperto minimo del 10% del danno con un tetto di 10.000 euro; assicurazione diretta per un premio assicurativo di 2,5 miliardi di euro all'anno; riassicurazione per un importo complessivo di 1,5 miliardi di euro ad anno; e intervento dello Stato dopo i 4 miliardi di euro all'anno.

domenica 22 marzo 2009

Comprare o non comprare casa?


Comprare casa resta una tappa della vita, un obiettivo geneticamente presente negli italiani, nei quali resta incrollabile anche la convinzione che gli immobili siano l’impiego più sicuro. Ma dopo la recente bolla del mercato immobiliare, che ha colpito progressivamente a macchia di leopardo tutto il mondo, il dibattito e l’attenzione sul tema della casa si sono fatti sempre più caldi.Le preoccupazioni sono tante non solo per chi è già proprietario (in Italia, la quota di popolazione che possiede un immobile è tra le più alte del mondo: oltre il 73%), ma soprattutto per tutti coloro i quali stanno valutando l’ipotesi di acquistare casa. E il dilemma è shakespeariano: comprare o non comprare?Vediamo insieme 5 buoni motivi per compiere questo importante passo entro pochi mesi, in piena crisi, e altrettanti 5 buone motivazioni che spingono a rimandare l’acquisto a tempi migliori e più sereni.

  • 5 motivi per non acquistare casa quest’anno

1) PREZZI ANCORA TROPPO ALTI
Il mercato immobiliare è quello che maggiormente sta risentendo della crisi economica. Ma il prezzo del mattone, se scende negli altri Paesi, resta ancora alto nella in Italia, dove la bolla scatenatesi dopo il 2001 non è ancora scoppiata. Anche se le compravendite sembrano diminuire - segno di un mercato congelato - le quotazioni, quasi irremovibili nel loro andamento al rialzo, non sembrano infatti esserne troppo infastidite.
I dati del Centro Studi di Confindustria indicano che al centro di Milano a dicembre 2008 si è registrato un incremento dei prezzi al metro quadro del 2%. Mentre a Londra, una delle città europee più colpite dallo tsunami finanziaria, i prezzi delle case - alle stelle fino a pochi mesi fa - sono diminuiti a dicembre del 5%.
Un caro-mattone che trova conferma anche nello studio Federconsumatori e Adusbef: per acquistare un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di una grande area metropolitana, si è passati da 15 anni di stipendio necessari nel 2002 ai circa 20 anni nel 2008, con un incremento pari al 46%.

2) TEMPI DI VENDITA ELEVATI
Si allungano i tempi di vendita della casa: 4 mesi e mezzo nelle grandi città e fino ai 6 mesi nell’hinterland. Tempi duri, quindi, per chi vuole acquistare casa.
Secondo un’analisi di Tecnocasa siamo di fronte ad una realtà contrassegnata da una maggiore offerta di immobili sul mercato, da una domanda più selettiva e prudente e da un allungamento delle tempistiche di vendita. Dati che ci forniscono l’idea di quello che ormai da mesi sta accadendo: un enorme gap tra le richieste dei potenziali venditori e la disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti che comportano trattative più lunghe ed inevitabilmente i tempi necessari per concludere la compravendita si dilatano.
E nei prossimi mesi la situazione non subirà cambiamenti significativi, sebbene fare delle previsioni diventi sempre più arduo alla luce della situazione macroeconomica del Paese.

3) IL PRECARIATO AVANZA
Il 2009 non è più una previsione, ma un’amara certezza: sarà l’annus horribilis dell’economia mondiale e noi ci siamo dentro. È nell’occupazione che si paga il prezzo umano più caro. Sta crollando e i numeri parlano chiaro: secondo l’Inps, nel mese di febbraio il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 533,17% rispetto allo scorso anno. E poi, secondo la Cgil, la crisi ha già messo a rischio 4 milioni di posti di lavoro (il 20% della forza lavoro): sono quelli dei precari, che una volta perso l’impiego non avranno più nessuna forma di sussidio e di garanzia.
Una disfatta che non trova soluzione nell’immediato e che non fornisce garanzie neanche ai dipendenti della pubblica amministrazione. Secondo i dati forniti da Cgil e Ragioneria dello Stato, sono circa 400.000 i precari di questo settore che potrebbero rischiare il posto di lavoro.
Quale lavoratore si sente, quindi, così sicuro delle proprie finanze da decidere di comprare casa e indebitarsi per oltre 30 anni per ripagare le rate del mutuo?

4) RESTRIZIONE DEL CREDITO
Il boom dei mutui è terminato e questo fa sì che le risorse finanziarie a disposizione degli acquirenti sul mercato si siano ridotte. Inoltre le famiglie hanno imparato a loro spese a valutare il costo dei mutui in maniera corretta, dopo averne sottostimato l’onere nel corso degli anni passati. Il mercato immobiliare si trova così in una fase stagnante in cui dominano le ristrettezze economiche (leggi: la crisi della quarta settimana) e l’impossibilità a chiedere credito agli istituti finanziari che hanno alzato le barriere per l’accesso ai mutui (leggi: la crisi del credit crunch).
Per far fronte a questo problema da più parti si chiede la messa in campo di una forte politica di investimento. Ma la sostanza per ora non cambia: ancora per molti mesi si continueranno a riscontrare enormi difficoltà ad accedere ai mutui per l’acquisto della casa. E a risentirne saranno soprattutto le famiglie monoreddito e i lavoratori con contratti a tempo determinato, tagliati fuori dal sistema bancari perché privi di garanzie.

5) SOVRAINDEBITAMENTO
Come si può richiedere un mutuo di durata ultraventennale se già non si è in grado di pagare a fine mese le rate della macchina o del frigorifero? Il problema del sovraindebitamento è ormai esploso a livello nazionale e non riguarda solamente i piccoli commercianti. Secondo l’allarme lanciato dalla Fondazione antiusura, i segnali di un allargamento del fenomeno sono sempre più marcati, sostenuti dalle crescenti difficoltà economiche in cui si trovano le famiglie. Tanto che si avvicinano a un milione il numero di quelle irreversibilmente indebitate e rimaste intrappolate in una catena di prestiti e finanziamenti. Un fenomeno che già nel 2007 ha fatto registrare un aumento record del 41,1%.
Per la Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura, “ad essere ingestibile è soprattutto il debito a lunga scadenza, specie per le abitazioni”. Una situazione che si fa più che inquietante, dal momento che questa crisi economica ha degli sviluppi ancora imprevedibili e che sono poi le famiglie normali, con due redditi in media, e spesso un mutuo per la casa a non farcela più a onorare i prestiti.

  • 5 motivi per acquistare casa quest’anno

1) È UN OTTIMO INVESTIMENTO
Avere una casa di proprietà è sempre una certezza, anche in tempi di crisi. Il mattone è il miglior sistema per veder accrescere il patrimonio personale, proprio quando moltissimi investitori schiacciati dalla crollo finanziario sono costretti a mollare la presa e a svendere gli investimenti immobiliari. Acquistare, dunque, proprietà immobiliari ad alto rendimento o con prospettive interessanti è l’alternativa alla borsa, caratterizzata invece dall’altissima volatilità.
Nessuno, infatti, può prevedere quando finirà la crisi, mentre il mercato immobiliare resterà sempre affidabile, perché nonostante tutto si muove lentamente e resta sempre un rifugio solido. Ciò che attualmente pesa sono le difficoltà nel comprare, legate anche alla sfiducia del momento. Ma chi dispone di liquidità può trovare la sua occasione e anche una possibilità di redditività, magari affittando poi l’immobile.

2) I TASSI SONO AI MINIMI
La crisi economica continua almeno ad avere l’effetto positivo di far scendere i tassi delle rate dei mutui. L’Euribor a tre mesi, su cui è indicizzato il calcolo dei prestiti per l’acquisto di una casa, ha infatti toccato il nuovo minimo, portandosi all’1,80%. Ma si tratta di record che vengono infranti giorno dopo giorno, per la gioia di tutti coloro che hanno un mutuo a tassa variabile o stanno per accendere un prestito per comprare casa. E le belle notizie non finiscono qui: per quanti fossero ancora indecisi sull’acquistare o no un immobile, potrebbe essere davvero rassicurante la notizia che la recessione sta inducendo la Banca centrale europea a ridurre il costo del denaro a livelli mai visti finora nella storia dell’istituzione: il tasso dell’Eurotower è sceso all’1,5%. Ottima percentuale a cui ancorare un mutuo, come prevede il provvedimento anti-crisi: da quest’anno, infatti, tutte le banche potranno offrire ai loro clienti mutui indicizzati proprio al tasso Bce e non più solamente all’Euribor.

3) MAGGIORE DISPONIBILITÀ DELLE CASE
La crisi finanziaria ha colpito tutti senza lasciare fuori nessuno, neanche il mercato immobiliare. Proprio per questo motivo, non c’è mai stato momento più idoneo per portare a termine ottimi acquisti: basta seguire solo alcune indicazioni per concludere un ottimo affare. Le quotazioni medie delle case sono diminuite dell’1,1% in media e, in città come Bologna e Milano, hanno raggiunto picchi del 4%.
Dal momento che le agenzie immobiliari registrano forti cali nelle richieste di acquisto di immobili, è facile ottenere forti sconti dai venditori. I requisiti adatti per trovare ottime case con prezzi contenuti sono: i collegamenti con mezzi pubblici nelle vicinanze, zone ben servite, sicure e meglio ancora se in corso di riqualificazione. Inoltre si può sempre investire nelle zone che di qui a poco possono essere rivalutate, puntando su quartieri in fase di ristrutturazione.
Si potrà parlare, allora, più che di ottimo affare, di un ottimo investimento in quanto si passerà dai 250 mila euro per un bilocale da 50 mq acquistato ad inizio 2009, ai 350 mila euro di fine 2010.

4) SFRUTTURE LE AGEVOLAZIONI
Nell’acquisto di una casa non bisogna mai sottovalutare le detrazioni che si possono richiedere e che permettono di ammortizzare le spese. Dall’Agenzia delle Entrate arrivano le ultime novità: da quest’anno è in vigore la detraibilità dall’Irpef del 19 % dei compensi pagati agli intermediari immobiliari per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione principale, per un importo non superiore a 1.000 euro. In mancanza di un contratto definitivo d’acquisto, il contribuente può comunque beneficiare della detrazione anche in presenza del solo preliminare di vendita registrato, a condizione, però, che le parti stipulino poi il contratto definitivo.
Inoltre, grazie alle proroghe inserite nelle Finanziarie 2008 e 2009, ci sono altre sforbiciate cospicue dell’Irpef che si legano agli immobili. Il Fisco permette di richiedere agevolazioni anche per l’acquisto entro il primo semestre 2012 da imprese o cooperative che abbiano iniziato il recupero edilizio lo scorso anno. Gli importi massimi su cui applicare la percentuale di detrazione corrispondono a 77.468,53 euro per le spese fino a tutto il 2002 e a 48.000 per gli anni successivi, da suddividere in dieci rate annuali.
Ma la dichiarazione dei redditi 2009 porta con sé anche l’aumento del limite di detraibilità al 19% per gli interessi passivi sui mutui prima casa, ora elevato a 4.000 euro.

5) ALL’ESTERO È MEGLIO
La voglia di chiudere un buon affare e comprare casa si può concretizzare soprattutto oltre Oceano. Con questa passione sfrenata per il mattone si spiega l’aumento del numero degli italiani che sceglie di comprare un immobile oltreconfine. Los Angeles, San Francisco e, naturalmente, New York sono alcune delle mete più ambite da chi ha intenzione di acquistare. E sono mete che promettono di restare appetibili soprattutto nei prossimi mesi per via della crisi determinata dai mutui subprime e del calo del dollaro rispetto all’euro. Secondo Scenari Immobiliari, nel 2008 sono stati oltre 29mila gli immobili acquistati all’estero, il 12,3% in più dell’anno precedente. “Oltreconfine - spiegano gli esperti - c’è più offerta rispetto all’Italia. Soprattutto negli Stati Uniti, ma anche nei Paesi che affacciano sul Mediterraneo, come Grecia, Spagna e Turchia, è possibile acquistare immobili di buona qualità a prezzi di gran lunga inferiori rispetto al BelPaese”.

giovedì 19 marzo 2009

PIANO CASA / Le misure contenute nella bozza di decreto

È ormai noto a tutti che il Governo, con l’obiettivo di risollevare il settore edilizio e, più in generale, l’economia, ha elaborato un pacchetto di misure definito “Piano Casa”.Il “Piano Casa” dovrebbe comporsi di due provvedimenti: un Decreto, varato dal Consiglio dei ministri, con le misure più urgenti per l’edilizia e un disegno di legge, da approvare successivamente, contenente alcune modifiche al Testo unico dell'edilizia e al Codice dei beni culturali.Le misure contenute nella bozza di decreto, che secondo i “rumors” riprendono in gran parte quelle previste dal D.D.L. approvato dalla Giunta Regionale del Veneto, sarebbero le seguenti:

Ampliamento edifici esistenti

Prevista la possibilità di ampliare gli edifici esistenti, nei limiti:

• del 20% del volume, se destinati ad uso residenziale o assimilato;

• del 20% della superficie coperta se adibiti ad uso diverso.

È previsto che l’ampliamento possa essere realizzato in contiguità rispetto al fabbricato esistente; nel caso in cui ciò risulti impossibile (per ragioni giuridiche o materiali) potrà essere autorizzata la costruzione di un corpo edilizio separato, di carattere accessorio e pertinenziale.In caso di edifici composti da più unità immobiliari l'ampliamento potrà essere realizzato anche separatamente per ciascuna di esse, compatibilmente con le leggi che disciplinano il condominio negli edifici, fermo restando il limite complessivo.

Demolizione e ricostruzione

La bozza di “Piano Casa” incentiva la demolizione e la ricostruzione degli edifici realizzati anteriormente al 1989, non soggetti a particolari forme di tutela, con aumenti:

  • fino al 30% del volume esistente per gli edifici residenziali o assimilati;
  • fino al 30% della superficie coperta per quelli adibiti a uso diverso.
  • fino al 35% in caso di utilizzo di tecniche costruttive della bioedilizia o che prevedano il ricorso alle energie rinnovabili.

Agevolazioni sui contributi concessori

Il provvedimento prevede una riduzione del 20% degli oneri di costruzione (del 60% in caso di edificio o unità immobiliare destinati a prima abitazione del richiedente o di un parente o affine entro il terzo grado di parentela).Il contributo dovuto in caso di demolizione e ricostruzione è determinato in ragione dell'80% per la parte eseguita in ampliamento e del 20% per la parte ricostruita. E' comunque ulteriormente ridotto del 50% in caso di edificio o unità destinati a prima abitazione.

Tutti gli interventi devono essere realizzati nel rispetto delle norme di tutela dei beni culturali e paesaggistici e sono subordinati al rilascio del permesso di costruire. Il decreto fissa i paletti per il rilascio del permesso. L'autorizzazione non potrà riguardare fabbricati ultimati dopo il 31 dicembre 2008 e dovrà essere presentata entro il 31 dicembre 2010. Nel caso di ricostruzione dell’edificio su area diversa, l'area originariamente occupata dal fabbricato demolito dovrà essere gravata da un vincolo di inedificabilità. Non potrà essere riconosciuto, infine, alcun aumento di volume o di superficie ai fabbricati, anche parzialmente, abusivi soggetti all'obbligo della demolizione, così come agli edifici che sorgono su aree demaniali o vincolate ad uso pubblico o dichiarate inedificabili per legge, sentenza o provvedimento amministrativo.

martedì 10 marzo 2009

PIANO CASA / Berlusconi: "Se riparte l'edilizia, riparte tutta l'economia".


Un piano per l'edilizia. Un provvedimento che comporterebbe un allentamento dei vincoli per le costruzione di nuove case e gli ampliamenti delle abitazioni. Tradotto: meno burocrazia per allargare, abbattere e ricostruire case, senza abusi, e quindi per smuovere l'economia. Ecco arrivare la riforma del settore cui Berlusconi, insieme ai ministri Tremonti, Sacconi, Matteoli, Fitto e Alfano, sta lavorando da tempo, e che arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri venerdì prossimo. L'idea del Cavaliere ha subito fatto scattare più di un campanello di allarme tra chi considera l'allentamento dei vincoli burocratici come una sorta di via libera alla deturpazione del paesaggio.
Ma è lo stesso Berlusconi, nel corso di una pausa di shopping per le vie del centro di Roma, a parlare con i cronisti spiegando che il provvedimento sarà esaminato venerdì dal Consiglio dei ministri, che questo avrà «effetti straordinari» ma che non ci saranno abusi. Complice la bella giornata il premier lascia nel pomeriggio la casa di palazzo Grazioli per dirigersi in una delle strade più commerciali della capitale. Entra in un negozio di oggetti per la casa e acquista alcuni prodotti. Affronta la curiosità dei passanti, si fa fotografare, distribuisce strette di mano. Acquista una piantina da un banchetto in favore della lotta alla sclerosi multipla. Poi, prima di risalire in auto, si ferma con i cronisti per affrontare il tema del giorno, il piano casa.
Un antico pallino del presidente del Consiglio, ora rafforzato dall'attualità economica. La convinzione del premier è una: «Se riparte l'edilizia, riparte tutta l'economia». In sostanza, per dare nuova carica ad un sistema economico ingessato dalla crisi internazionale per Berlusconi si deve necessariamente passare per maggiori liberalizzazioni nel campo delle nuove costruzioni. Il piano servirà quindi a «dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente». Saranno le singole Regioni, «che dovranno valutarlo: serve per smuovere l'economia - spiega il capo di governo - e in particolare l'edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi». Il premier, inoltre, esclude rischi di abusi edilizi «perché tutto quello che si farà è in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti». Il piano comporterà due fasi. La prima: una bozza di legge da far approvare, appunto a tutte le Regioni del centrodestra. L'obiettivo è consentire di aumentare del 20% la cubatura degli immobili esistenti; del 30% nel caso di abbattimento e ricostruzione di edifici obsoleti; del 35% nel caso il nuovo edificio sia ricostruito con le regole della bioedilizia e del risparmio energetico. A fare da apripista sarà il Veneto. «Non ci sarà alcun scempio - puntualizza il presidente della Regione Giancarlo Galan - nè alcun condono edilizio camuffato. Si tratterà di operare sul patrimonio edilizio esistente».
La seconda fase del piano sarà un provvedimento vero e proprio, da varare nel Cdm, con un sistema di sanzioni riviste. Tra i punti salienti anche una certificazione di conformità, da rendere con perizia giurata, da parte di un tecnico. E questo al posto del permesso a costruire. Altero Matteoli, uno dei ministri a lavoro sul piano conferma che quella di riformare l'edilizia «è stata un'idea del presidente del Consiglio e noi abbiamo dato il nostro contributo». Plauso alla riforma anche dal leader Udc Pier Ferdinado Casini, il quale giudica il piano sull'edilizia come «positivo».
per approfondimenti

Cerca nel blog