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lunedì 5 novembre 2012

Sud Sound System / Taranto sta cambiando perché l’Ilva non cambierà mai




Pubblichiamo questa lettera scritta dai Sud Sound System come spunto di riflessione sul caso Ilva, stabilimento siderurgico della città di Taranto, di grande attualità nell'attuale dibattito tra diritto al lavoro e diritto alla salute.
Volevo scrivere una canzone e per un attimo ho provato a calarmi nei panni di Emilio Riva e sono stato male: credetemi mi sono sentito come Dio quando seppe che era la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa.

giovedì 30 agosto 2012

ILVA TARANTO / Il quartiere Tamburi soffocato dalle polveri. Necessaria copertura parchi minerali




Quella di lunedì scorso è stata una delle giornate più critiche dal punto di vista ambientale per la città di Taranto a causa delle polveri diffuse dal vento di tramontana nelle zone urbane vicine all’area industriale.

mercoledì 30 novembre 2011

Taranto: da 21 dichiarata a elevato rischio ambientale


La Città di Tartanto rappresenta il paradigma del fallimento delle politiche sull’ambiente, e, soprattutto, dell’incapacità della Politica di elaborare quelle strategie di modificazione del contesto sociale per il superamento del cinico trade–off salute– occupazione.

martedì 29 novembre 2011

RAPPORTO SICUREZZA 2011 dello stabilimento ILVA di Taranto


Presentato il 28 novembre a Taranto, il Rapporto Ambiente e Sicurezza 2011 dell’Ilva. Quest’anno a raccontare la cerimonia in tempo reale, i social network Twitter, Facebook e Youtube.

mercoledì 12 ottobre 2011

Edison Energia cede centrali termoelettriche all'Ilva di Taranto



L'accordo fra Edison e il gruppo Riva risale allo scorso mese di giugno quando da Foro Buonaparte comunicarono di aver sottoscritto un'intesa per la cessione delle centrali termoelettriche di Taranto. L'operazione e' avvenuta tramite la cessione di una newco costituita appositamente in cui sono stati conferiti i rami d'azienda delle due centrali.
Gli impianti, situati all’interno del sito industriale dell’ILVA a Taranto, sono alimentati a gas naturale e siderurgico ed hanno una potenza complessiva di 1.065 MW. CET 2 è un impianto asservito da 480 MW che fornisce elettricità all’acciaieria di Taranto mentre CET 3, con una potenza di 585 MW, fornisce vapore all’acciaieria e produce elettricità che viene venduta al GSE (regime CIP6/92).

martedì 11 gennaio 2011

La cittadinanza attiva e la tutela della salute dei cittadini di Taranto: l'ILVA querela il Fondo Antidiossina


Pochi giorni fa l’Ilva di Taranto ha querelato Fabio Matacchiera, presidente del Fondo antidiossina. Matacchiera avera già risposto con un comunicato stampa, diffuso dalle testate locali pugliesi.

mercoledì 24 novembre 2010

Rapporto Ambiente e Sicurezza 2010 dello stabilimento ILVA di Taranto. Riva: "stabilimento all'avanguardia"



"L'Ilva di Taranto, grazie ai 4 miliardi spesi in nuove tecnologie, e' uno stabilimento all'avanguardia ed e' tra i piu' competitivi a livello europeo. Questi investimenti sono una smentita a chi dice che il nostro impianto e' obsoleto".

Lo ha affermato Fabio Riva in occasione della presentazione del Rapporto Ambiente e Sicurezza. "Agli avvoltoi che volano sopra l'Ilva rispondo che troveranno un leone ad aspettarli - ha aggiunto Riva, affrontando quindi le tematiche di impatto ambientale - vorrei che convenissimo qui, tutti, pubblicamente, che, non appena la Norma tecnica e tecnologie disponibili ed affidabili, che esamineremo insieme, lo permetteranno, l'Ilva adottera' il campionamento in continuo; Sara' un altro motivo di orgoglio per la Regione Puglia".

"A gennaio di quest'anno, nel nostro libro degli ospiti, lei signor Presidente Vendola, ha scritto: 'Il presente e' la siderurgia che cerca di far rima con ecologia: anche per fare il verso al cattivo fatalismo dei meridionali. Se l'Ilva cambia, Taranto respira e sorride': e' arrivato il momento di riconoscere che l' Ilva e' cambiata".

In occasione della presentazione del Rapporto Ambiente e Sicurezza, i militanti di Legambiente sotto uno striscione con la scritta ''Ci siamo rotti i polmoni!'', hanno distribuito mascherine antinquinamento ai partecipanti all'incontro.

''Studieremo con attenzione il Rapporto che l'ILVA presenta oggi e ne valuteremo con rigore il contenuto, ma oggi siamo qui a ribadire che, al di la' delle parole e dei rapporti, ci attendiamo un fatto: che l'Ilva si attivi immediatamente per abbattere le proprie emissioni di benzo(a)pirene, il pericolosissimo inquinante ''graziato' dal Decreto Legislativo del 13 agosto scorso che posticipa al 31 dicembre 2012 (dal 1999!) il raggiungimento dell'obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo, anche alla luce della media di benzo(a)pirene in atmosfera rilavata nei primi 5 mesi del 2010 che aveva superato i 3 nanogrammi per metro cubo.

Decreto che ha esautorato le Regioni dei loro poteri in materia e ha stabilito che le spese per l'adeguamento degli impianti industriali ai fini dell'abbattimento delle loro emissioni di benzo(a)pirene non debbano essere eccessivamente gravose condizionando, di fatto, gli interventi antinquinamento e, di conseguenza, la salute dei cittadini a mere ragioni di denaro''.

Questa la dichiarazione di Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente regionale e presidente del circolo di Taranto di Legambiente.

''Attraverso la petizione ''Liberiamo l'Italia dal benzo(a)pirene', che sta raccogliendo molte importanti adesioni e che invitiamo tutti a sottoscrivere, e con l'audizione alla Commissione Ambiente della Camera del 9 novembre scorso, abbiamo lanciato un chiaro messaggio al Governo affinche' modifichi profondamente il decreto del 13 agosto introducendo nuovamente le norme ben piu' rigorose vigenti in precedenza - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Oggi chiediamo invece direttamente all'Ilva atti concreti per ridurre le emissioni di benzo(a)pirene, anche attraverso investimenti economici rilevanti perche' il diritto alla salute dei cittadini e dei lavoratori sia garantito, certi che solo con un'industria innovativa e davvero sostenibile il nostro Paese sara' in grado di affrontare in modo efficace la crisi economica e occupazionale''.



giovedì 16 settembre 2010

La città di Taranto chiede il risarcimento dei danni dell'ILVA



Importante decisione dell'amministrazione comunale di Taranto, che ha avviato una'azione giudiziaria in sede civile nei confronti dell'Ilva (Gruppo Riva) per chiedere il risarcimento dei danni causati da anni ed anni di inquinamento.

La richiesta di risarcimento arriva in un momento decisivo, perchè entro pochi giorni non sarebbe più stato possibile richiedere niente, visto che la questione sarebbe andata in prescrizione.

L'amminicstrazione comunale, guidata dal sindaco dott. Ippazio Stefàno, chiederà all'Ilva i danni "per mancta osservanza degli atti di intesa a suo tempo sottoscritti, sia per ogni altro danno che possa essere derivato".

La causa non servirà a ridare a Taranto un bell'aspetto o un cielo più pulito, ma è sicuramente una mossa che andava fatta per recuperare, quanto meno, un pò di dignità. 

lunedì 12 luglio 2010

Stabilimento Ilva di Taranto: 50 anni dalla posa della prima pietra


50 anni di Ilva a Taranto. Ognuno di noi sa un pezzo di quel rotolo di storia lungo 50 anni.
E se proprio non ne dovessimo sapere nulla, basta leggere il giornale o seguire un telegiornale locale per ritrovarcela lì quasi tutti i giorni, a raccontarci di inquinamento, malattie, incidenti sul lavoro, alimenti alla diossina, cassa integrazione. Le immagini he accompagnano queste notizie sono sempre le stesse: ciminiere che buttano fumi di tutti i colori; parchi minerali, è il caso di dire: neri come il carbone; terreni rossastri tutto attorno. Questa è l'immagine di oggi. Nessuno avrebbe immaginato che questa storia, iniziata il 9 luglio 1960 con la fastosa cerimonia della posa della prima pietra dello "Stabilimento di tubi saldati", il primo nucleo del IV centro siderurgico dell'Iri, sarebbe andata così. Quel giorno c'erano tutti a Taranto: ministri, autorità civili, ecclesiastiche, militari. Mancava solo il Presidente della Repubblica, che avrebbe dovuto esserci ma i fatti di Reggio Emilia di due giorni prima e la rivolta scoppiata da nord a sud contro il governo Tambroni, che aveva
portato all'uccisione di 11 persone da parte della polizia, avevano fatto restare a Roma per timore di contestazioni.
Attorno all'arrivo dell'Ilva a Taranto si era creata una attesa messianica. Doveva essere la risposta a tutti problemi occupazionali della città, schiacciata dai licenziamenti che da oltre un decennio si susseguivano in tutte le realtà lavorative e in particolare nei Cantieri navali e nell'Arsenale, che avevano dimezzato la loro forza lavoro.
La disoccupazione era salita alle stelle, l'emigrazione anche, verso l'Italia del nord ma anche verso la Francia, l'Olanda, il Belgio dove le maestranze specializzate dei cantieri riuscivano a sistemarsi.
Quando si cominciò a parlare dell'eventualità di un nuovo centro a ciclo integrale della siderurgia pubblica, che avrebbe dovuto far fronte all'aumento vertiginoso della domanda di acciaio nell'Italia dei consumi di massa - quella del nord perché al sud di massa era la disoccupazione - e della possibilità di impiantarlo al sud perché la politica di sviluppo industriale così voleva, si cominciò a sperare.
Tutte le forze politiche locali, da sinistra a destra, e anche la Chiesa guidata da monsignor Motolese, si batterono perché venisse scelta Taranto, mentre tutti si batterono perché venisse fatto da un'altra parte com'era stato promesso, perché era stato promesso dappertutto. Quando alla fine fu scelta Taranto, ognuno se ne attribuì il merito. In realtà la scelta fu dettata non tanto dalla volontà di risollevare le sorti della
città quanto da mero calcolo tecnico.
Lo stabilimento che si andava a costruire doveva essere il più grande di tutti, seicento ettari di estensione che poi diventano mille e cinquecento, più del doppio della città.
Il progetto iniziale prevedeva già tre altiforni. Piombino, Cornigliano e Bagnoli, i centri siderurgici già esistenti, ne avevano due. Uno stabilimento siderurgico a ciclo integrale, che dalle materie prime arriva al prodotto finito, all'acciaio, può nascere solo a bocca di miniera o sul mare, perché ha bisogno di approvvigionarsi di materie prime, quando non se ne hanno a disposizione in prossimità, e in Italia, dove non ci sono miniere, sono tutti sul mare. Bisognava poter sfruttare le infrastrutture già esistenti di una città abbastanza vicina: porto, strade e ferrovie. Taranto aveva tutto. Aveva anche la cava di calcare necessario per la fusione del minerale e tanta acqua da usare per il raffreddamento degli impianti.
Cominciarono gli espropri dei terreni necessari nella zona prescelta, quella a nord di Taranto. C'erano ottantadue aziende agricole in quell'area, grandi e piccole masserie come La Vaccarelluzza, La Cerasa, La Cerasella, Vigilante, Giangrande, Arco di Belmonte, Capasino e tante altre ancora. I proprietari ricevettero un indennizzo e i fittavoli una promessa di assunzione nel costruendo siderurgico per i maschi della famiglia.
Chi abitava ai Tamburi assiteva alla nascita dello stabilimento. Racconta una signora: «Da casa della mamma si andava sul terrazzo e giorno per giorno si vedeva che buttavano giù queste masserie, radevano al suolo tutti questi alberi di ulivo, vigne… Tanto, dicevamo, è lontano. Chi pensava che ce lo portavano proprio sotto le finestre di casa nostra? Queste macchine così grandi, noi era la prima volta che vedevamo questi camion così enormi, che passavano il primo piano. Quando passavano per la strada, passavano da sotto casa nostra, tremavano le palazzine. Le ruote erano una cosa spaventosa tanto che erano grandi. E facevano va' e vieni, va' e vieni fino a quando hanno distrutto tutta la campagna».
Questa storia è cominciata così.

Antonella De Palma
dal Corriere del Giorno del 10/07/2010

lunedì 3 maggio 2010

Pubblicato il RAPPORTO SICUREZZA 2010 dello stabilimento ILVA di Taranto


Lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto ha pubblicato sul proprio sito http://www.ilvataranto.com/ il Rapporto Sicurezza 2010. Tale dossier rappresenta un preciso impegno a definire i tempi, le modalità e le procedure necessarie per far sì che lo stabilimento continui a produrre nel rispetto della sicurezza dei suoi lavoratori.
Nel rapporto sono stati esposti gli intendimenti del Gruppo RIVA, proprietario dello stabilimento concordati con le istituzioni, intensificando gli sforzi sulla formazione continua, sul potenziamento delle misure di prevenzione e di protezione per migliorare le condizioni di sicurezza.
Il rapporto purtroppo, a differenza di quello dell'anno precedente, non può considerarsi un importante momento di confronto e di doveroso rispetto nei confronti del territorio. Infatti non vi sono informazioni sulla componente ambientale che è stata completamente trascurata. Non è dato a sapersi quale sarà la programmazione necessaria a completare gli investimenti di ambientalizzazione già concordati.

giovedì 10 dicembre 2009

Pubblicato il RAPPORTO AMBIENTE E SICUREZZA 2009 dello stabilimento ILVA di Taranto



Lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto ha pubblicato sul proprio sito http://www.ilvataranto.com/ il Rapporto Ambiente e Sicurezza 2009. Tale dossier rappresenta un preciso impegno a definire i tempi, le modalità e le procedure necessarie per far sì che lo stabilimento continui a produrre nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza dei suoi lavoratori.
Nel rapporto sono indicate le linee guida per l'impegno futuro dell'azienda: innovazione tecnologica per garantire l’efficienza e l’affidabilità impiantistica; compatibilità ambientale dello stabilimento; continua manutenzione degli impianti e formazione delle risorse umane per una maggiore sicurezza sul lavoro.
Il Gruppo RIVA, proprietario dello stabilimento, si impegna a completare gli investimenti di ambientalizzazione concordati con le istituzioni in linea con le migliori tecniche applicabili, intensificando gli sforzi sulla formazione continua, sul potenziamento delle misure di prevenzione e di protezione per migliorare le condizioni di sicurezza.
Il rapporto segna, inoltre, un importante momento di confronto e di doveroso rispetto nei confronti del territorio. È uno strumento di informazione, di partecipazione e di garanzia a disposizione di tutti per verifi care la responsabilità dell'ILVA nei confronti di tutti gli stakeholders. È un patrimonio di conoscenze condivise, accessibili e verificabili per stabilire un dialogo con il territorio.

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