Le prescrizioni impartite all'Ilva di Taranto per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale sono online sul portale dell'Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale), all'indirizzo www.isprambiente.it, dove e' stato messo in linea il sito 'Garante dell'Aia per l'Ilva' dal 28 febbraio. A comunicarlo e' lo stesso Vitaliano Esposito, Garante del Governo dell'Aia per l'Ilva.
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mercoledì 6 marzo 2013
ILVA Taranto: on line la pagina del garante per l'autorizzazione integrata ambientale
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lunedì 28 gennaio 2013
ILVA TARANTO / "Lavoro sporco" per la trasmissione Presa Diretta
La puntata di Presa Diretta andata in onda ieri sera, 27 gennaio 2013, ha dato spazio alla questione della chiusura dell’Ilva di Taranto. Il titolo è emblematico: Lavoro sporco.
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lunedì 19 novembre 2012
lunedì 5 novembre 2012
Sud Sound System / Taranto sta cambiando perché l’Ilva non cambierà mai
Pubblichiamo questa lettera scritta dai Sud Sound System come spunto di riflessione sul caso Ilva, stabilimento siderurgico della città di Taranto, di grande attualità nell'attuale dibattito tra diritto al lavoro e diritto alla salute.
Volevo scrivere una canzone e per un attimo ho provato a calarmi nei panni di Emilio Riva e sono stato male: credetemi mi sono sentito come Dio quando seppe che era la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa.
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mercoledì 24 ottobre 2012
ILVA TARANTO / Gli invisivbili
“Sulle rotaie interne all’Ilva scorrono treni che portano enormi chiocciole d’acciaio: la produzione. E tutti noi sappiamo che chissà in quale modo abbiamo contribuito a creare quelle lamiere lucenti. Abbiamo orgoglio di questo. Chissà se è giusto, però. Ne parlerò ad Antonio, lui queste cose le sa di certo.”
Mi piace iniziare con queste parole il racconto di “Invisibili - Vivere e morire all'Ilva di Taranto”, un libro snello di 111 pagine in tutto, scritto a due mani da Fulvio Colucci e Giuse Alemanno. Il primo, giornalista dell’edizione tarantina de La Gazzetta del Mezzogiorno e il secondo scrittore e operaio metalmeccanico presso lo stabilimento tarantino del gruppo Riva. La particolarità di questo racconto è che a tratti in forma squisitamente di cronaca e in altri in forma più narrativa si parla dei lavoratori e non dell’inquinamento, come siamo abituati a sentire o a leggere. Gli invisibili sono appunto i lavoratori, ma invisibili agli occhi di chi? Di Taranto, dei cittadini della città magno greca, presenti soltanto ai funerali di qualche operaio conosciuto in vita.
giovedì 30 agosto 2012
ILVA TARANTO / Il quartiere Tamburi soffocato dalle polveri. Necessaria copertura parchi minerali
Quella di lunedì scorso è stata una delle giornate più critiche dal punto di vista ambientale per la città di Taranto a causa delle polveri diffuse dal vento di tramontana nelle zone urbane vicine all’area industriale.
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mercoledì 4 aprile 2012
Appello per la sostenibilità della città di Taranto: il 17 aprile da Monti
Nei giorni scorsi la Cisl ionica ha presentato il documento “Appello per Taranto sostenibile”.
Nella nota dell’organizzazione sindacale, guidata a livello locale da Daniela Fumarola, si evidenzia che “la situazione che si è creata a Taranto e nel suo territorio evidenzia la necessità di conciliare le attività produttive, il lavoro con la salute e la sicurezza dei lavoratori e cittadini."
A questo appello rivolto alle istituzioni ed elaborato con il contributo della Fim, la federazione dei metalmeccanici della Cisl, aderisce la Provincia di Taranto.
“Condividiamo il merito e il metodo dell’iniziativa della Cisl – commenta il presidente Gianni Florido –. Dobbiamo difendere la coesione sociale tutelando la salute e salvaguardando i posti di lavoro. La strada da seguire è quella della ecosostenibilità e in tal senso fa ben sperare la riunione convocata per il 17 aprile dal presidente del Consiglio Mario Monti per discutere di questione ambientale e rilancio produttivo dell’area ionica.
La convocazione di questo incontro premia gli sforzi compiuti degli enti locali, dalla Regione Puglia e dai parlamentari di Terra Ionica. D’altro canto, occorre dare continuità al percorso intrapreso dalla Consulta per lo Sviluppo – conclude Florido - proprio sui temi della diversificazione produttiva, a partire dalla valorizzazione del porto di Taranto”.
fonte: AgoràMagazine.it
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martedì 10 gennaio 2012
Processo Sarah Scazzi: protesta contro l'inquinamento di Taranto
All’esterno del tribunale di Taranto in data odierna è andata in scena la protesta di un gruppo ambientalista contro le acciaierie dell’Ilva. Alcune decine di ragazzi hanno scandito arrabbiati cori contro i giornalisti, i politici e gli amministratori della società. A poche decine di metri dai loro striscioni, si consumava il primo atto del processo Scazzi.
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mercoledì 30 novembre 2011
Taranto: da 21 dichiarata a elevato rischio ambientale
La Città di Tartanto rappresenta il paradigma del fallimento delle politiche sull’ambiente, e, soprattutto, dell’incapacità della Politica di elaborare quelle strategie di modificazione del contesto sociale per il superamento del cinico trade–off salute– occupazione.
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martedì 29 novembre 2011
RAPPORTO SICUREZZA 2011 dello stabilimento ILVA di Taranto
Presentato il 28 novembre a Taranto, il Rapporto Ambiente e Sicurezza 2011 dell’Ilva. Quest’anno a raccontare la cerimonia in tempo reale, i social network Twitter, Facebook e Youtube.
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sabato 30 luglio 2011
INQUINAMENTO DIOSSINA: PERCHE' TARANTO E' UNA QUESTIONE DI TUTTI / Taranto prima produttrice di diossina del continente
PERCHE' TARANTO E' UNA QUESTIONE DI TUTTI. la città pugliese è prima produttrice di diossina del continente.
giovedì 24 febbraio 2011
Giornata nazionale della riduzione dello smog per volontà popolare: appuntamento per il 25 febbraio
Domani è la Giornata Nazionale della Riduzione dello Smog per Volontà Popolare con l’inizitiva Please Don’t Smog.
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mercoledì 24 novembre 2010
Rapporto Ambiente e Sicurezza 2010 dello stabilimento ILVA di Taranto. Riva: "stabilimento all'avanguardia"
"L'Ilva di Taranto, grazie ai 4 miliardi spesi in nuove tecnologie, e' uno stabilimento all'avanguardia ed e' tra i piu' competitivi a livello europeo. Questi investimenti sono una smentita a chi dice che il nostro impianto e' obsoleto".
Lo ha affermato Fabio Riva in occasione della presentazione del Rapporto Ambiente e Sicurezza. "Agli avvoltoi che volano sopra l'Ilva rispondo che troveranno un leone ad aspettarli - ha aggiunto Riva, affrontando quindi le tematiche di impatto ambientale - vorrei che convenissimo qui, tutti, pubblicamente, che, non appena la Norma tecnica e tecnologie disponibili ed affidabili, che esamineremo insieme, lo permetteranno, l'Ilva adottera' il campionamento in continuo; Sara' un altro motivo di orgoglio per la Regione Puglia".
"A gennaio di quest'anno, nel nostro libro degli ospiti, lei signor Presidente Vendola, ha scritto: 'Il presente e' la siderurgia che cerca di far rima con ecologia: anche per fare il verso al cattivo fatalismo dei meridionali. Se l'Ilva cambia, Taranto respira e sorride': e' arrivato il momento di riconoscere che l' Ilva e' cambiata".
In occasione della presentazione del Rapporto Ambiente e Sicurezza, i militanti di Legambiente sotto uno striscione con la scritta ''Ci siamo rotti i polmoni!'', hanno distribuito mascherine antinquinamento ai partecipanti all'incontro.
''Studieremo con attenzione il Rapporto che l'ILVA presenta oggi e ne valuteremo con rigore il contenuto, ma oggi siamo qui a ribadire che, al di la' delle parole e dei rapporti, ci attendiamo un fatto: che l'Ilva si attivi immediatamente per abbattere le proprie emissioni di benzo(a)pirene, il pericolosissimo inquinante ''graziato' dal Decreto Legislativo del 13 agosto scorso che posticipa al 31 dicembre 2012 (dal 1999!) il raggiungimento dell'obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo, anche alla luce della media di benzo(a)pirene in atmosfera rilavata nei primi 5 mesi del 2010 che aveva superato i 3 nanogrammi per metro cubo.
Decreto che ha esautorato le Regioni dei loro poteri in materia e ha stabilito che le spese per l'adeguamento degli impianti industriali ai fini dell'abbattimento delle loro emissioni di benzo(a)pirene non debbano essere eccessivamente gravose condizionando, di fatto, gli interventi antinquinamento e, di conseguenza, la salute dei cittadini a mere ragioni di denaro''.
Questa la dichiarazione di Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente regionale e presidente del circolo di Taranto di Legambiente.
''Attraverso la petizione ''Liberiamo l'Italia dal benzo(a)pirene', che sta raccogliendo molte importanti adesioni e che invitiamo tutti a sottoscrivere, e con l'audizione alla Commissione Ambiente della Camera del 9 novembre scorso, abbiamo lanciato un chiaro messaggio al Governo affinche' modifichi profondamente il decreto del 13 agosto introducendo nuovamente le norme ben piu' rigorose vigenti in precedenza - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Oggi chiediamo invece direttamente all'Ilva atti concreti per ridurre le emissioni di benzo(a)pirene, anche attraverso investimenti economici rilevanti perche' il diritto alla salute dei cittadini e dei lavoratori sia garantito, certi che solo con un'industria innovativa e davvero sostenibile il nostro Paese sara' in grado di affrontare in modo efficace la crisi economica e occupazionale''.
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giovedì 21 ottobre 2010
Anche la provincia di Bari diventerà eternit free
Impianti fotovoltaici al posto dei pericolosi tetti in eternit.
È questo l’obiettivo del progetto “Provincia Eternit free”, di Legambiente e AzzeroCO2. All’iniziativa ha aderito la Provincia di Bari per promuovere, sul proprio territorio, insieme a Legambiente Puglia e AzzeroCO2, la sostituzione delle coperture in amianto presenti sui capannoni agricoli e industriali con pannelli solari, beneficiando degli incentivi statali. Durante la conferenza stampa di presentazione del progetto sarà sottoscritto un protocollo d'intesa tra le parti.
Interverranno:
Francesco Schittulli - Presidente della Provincia di Bari
Francesco Tarantini - Presidente di Legambiente Puglia
Mario Gamberale - Amministratore Delegato AzzeroCO2
Giovanni Barchetti - Assessore all’Ecologia della Provincia di Bari
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martedì 19 ottobre 2010
Ecosistemaurbano 2010: Bari sale di 7 posti
Il Sud rimane ancorato al fondo della classifica nella XVII edizione di Ecosistema Urbano, l'annuale ricerca di Legambiente e dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia sullo stato di salute ambientale dei comuni capoluogo italiani realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore. L'unica nota positiva è Bari che è al 54° posto (più sette posti) che recupera grazie al bike sharing. Brindisi passa dal 70° al 61°, Taranto fa due passi avanti, scalando al 64°, Lecce al 71° contro l'81° della scorsa edizione e Foggia peggiora, passando dall'82° all'87° posto.
QUALITA' DELL'ARIA - Scendendo nel dettaglio, dall’esame dei tre indicatori (Biossido di Azoto, Pm10 e Ozono) emerge che la qualità dell’aria peggiora nelle città capoluogo pugliesi. Solo Lecce migliora per le emissioni di biossido di azoto e Bari per la quantità di polveri sottili nell'aria. Il consumo giornaliero pro capite di acqua potabile resta alto a Lecce (166,7 litri pro-capite) e più basso a Foggia (131,8 litri pro-capite). Sulle dispersione di acqua dalla rete il dato preoccupante rimane quello di Bari con il 54% di perdite, al 94° posto della classifica generale. Sulla capacità di depurazione degli scarichi civili restano nelle posizioni più alte della classifica generale Taranto, Lecce, Foggia e Brindisi. Sulla produzione annuale pro capite di rifiuti urbani, i comuni pugliesi sono in coda alla classifica, con Lecce all'83° e 663,1 kg di rifiuti per abitante. Foggia rimane il comune pugliese che ne produce meno con 563,5 kg per abitante, ma passa dal 12° al 50° posto in un anno.
I TRASPORTI - Prendendo in considerazione l'indicatore della mobilità sostenibile si considerano vari parametri: autobus a chiamata, controlli elettronici alle Ztl, tariffe per intermodalità, l’esistenza di un sistema di pedaggio urbano per regolare gli ingressi nelle aree urbane, parcheggi interscambio bici, presenza del mobility manager comunale, bike sharing, car sharing, Piano mobilità ciclabile e di quello per gli spostamenti casa-lavoro. Quest'anno, Bari entra nella top ten dei comuni italiani più virtuosi, al 6° posto della classifica generale. Per quanto riguarda le isole pedonali, Brindisi ha il peggiore risultato, con lo 0% di mq per abitante di superficie pedonalizzata, mentre Bari resta la migliore al 20° posto e con 0,42 metri quadrati per abitante. Per le zone a traffico limitato Lecce dà il buon esempio, piazzandosi al 7° posto. Sulle piste ciclabili solo Lecce presenta miglioramenti, piazzandosi al 16° posto, mentre il verde urbano resta off limits in tutti i capoluoghi pugliesi. Sulle aree verdi totali, Brindisi e Lecce si salvano dalla coda della classifica.
fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it/
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giovedì 16 settembre 2010
La città di Taranto chiede il risarcimento dei danni dell'ILVA
Importante decisione dell'amministrazione comunale di Taranto, che ha avviato una'azione giudiziaria in sede civile nei confronti dell'Ilva (Gruppo Riva) per chiedere il risarcimento dei danni causati da anni ed anni di inquinamento.
La richiesta di risarcimento arriva in un momento decisivo, perchè entro pochi giorni non sarebbe più stato possibile richiedere niente, visto che la questione sarebbe andata in prescrizione.
L'amminicstrazione comunale, guidata dal sindaco dott. Ippazio Stefàno, chiederà all'Ilva i danni "per mancta osservanza degli atti di intesa a suo tempo sottoscritti, sia per ogni altro danno che possa essere derivato".
La causa non servirà a ridare a Taranto un bell'aspetto o un cielo più pulito, ma è sicuramente una mossa che andava fatta per recuperare, quanto meno, un pò di dignità.
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venerdì 23 luglio 2010
REGIONE PUGLIA / 20 milioni di euro per far nascere boschi urbani
Venti milioni di euro per dotare i comuni della Puglia di "boschi urbani" che prenderanno il posto di aree urbane di fatto non utilizzate. Ammonta a tanto la dotazione finanziaria del bando, primo nel suo genere, presentato oggi dagli assessori regionali della Puglia alle Risorse Agroalimentari Dario Stefàno e all'Assetto del Territorio, Paesaggio e Aree Protette Angela Barbanente.
Si tratta di risorse del Psr Puglia 2007-2013, Misura 223 «Primo rimboschimento di superfici non agricole» (Asse II - Miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale) destinate alle Pubbliche Amministrazioni che avranno la opportunità di riconvertire aree sostanzialmente non utilizzate per farne dei veri e propri polmoni verdi contribuendo in questo modo al risanamento urbano, ambientale e paesaggistico delle città. Il bando (che finanzia il 100% del costo degli interventi e la cui scadenza viene definitivamente traguardata al 15 settembre) «rappresenta - è stato detto nella conferenza stampa - una importantissima opportunità per convertire in boschi le periferie urbane, le aree extraurbane degradate(come le cave abbandonate) e gli ambiti 'periurbanì, ossia quelle aree poste ai margini della città o fra edifici e infrastrutture, spesso abbandonate o prive di funzione sia rurale che urbana (come aree industriali dismesse o aree non agricole)».
Uno strumento «dal forte impatto ambientale, se solo si pensa a quelle realtà territoriali come Brindisi, Manfredonia, Taranto, interessate da siti industriali contaminati in ambito periurbano, per i quali interventi di imboschimento a protezione delle aree urbane, potrebbero svolgere una importante funzione di recupero ambientale e di barriera per l'abbattimento di rumori e polveri, e di difesa dagli inquinanti».
«Questo bando è il frutto di un approccio programmatico innovativo con cui abbiamo guardato al PSR - ha detto Stefàno - in linea, peraltro, con le modifiche delle Politiche Agricole Comunitarie che attribuiscono all'agricoltura non solo compiti di qualità della produzione alimentare e di attivazione di circuiti economici a scala locale, ma anche di 'sentinellà dell'ambiente».«Da questo spirito collaborativo - ha detto Barbanente - è nato quello che abbiamo voluto chiamare 'Patto città-campagnà, uno dei 5 progetti territoriali del nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale. La nostra necessità era, ed è, quella di migliorare la qualità del paesaggio e dell'ambiente nelle periferie urbane, per restituire dignità all'abitare in queste parti di città».
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lunedì 3 maggio 2010
Pubblicato il RAPPORTO SICUREZZA 2010 dello stabilimento ILVA di Taranto
Lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto ha pubblicato sul proprio sito http://www.ilvataranto.com/ il Rapporto Sicurezza 2010. Tale dossier rappresenta un preciso impegno a definire i tempi, le modalità e le procedure necessarie per far sì che lo stabilimento continui a produrre nel rispetto della sicurezza dei suoi lavoratori.
Nel rapporto sono stati esposti gli intendimenti del Gruppo RIVA, proprietario dello stabilimento concordati con le istituzioni, intensificando gli sforzi sulla formazione continua, sul potenziamento delle misure di prevenzione e di protezione per migliorare le condizioni di sicurezza.
Il rapporto purtroppo, a differenza di quello dell'anno precedente, non può considerarsi un importante momento di confronto e di doveroso rispetto nei confronti del territorio. Infatti non vi sono informazioni sulla componente ambientale che è stata completamente trascurata. Non è dato a sapersi quale sarà la programmazione necessaria a completare gli investimenti di ambientalizzazione già concordati.
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giovedì 10 dicembre 2009
Pubblicato il RAPPORTO AMBIENTE E SICUREZZA 2009 dello stabilimento ILVA di Taranto
Lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto ha pubblicato sul proprio sito http://www.ilvataranto.com/ il Rapporto Ambiente e Sicurezza 2009. Tale dossier rappresenta un preciso impegno a definire i tempi, le modalità e le procedure necessarie per far sì che lo stabilimento continui a produrre nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza dei suoi lavoratori.
Nel rapporto sono indicate le linee guida per l'impegno futuro dell'azienda: innovazione tecnologica per garantire l’efficienza e l’affidabilità impiantistica; compatibilità ambientale dello stabilimento; continua manutenzione degli impianti e formazione delle risorse umane per una maggiore sicurezza sul lavoro.
Il Gruppo RIVA, proprietario dello stabilimento, si impegna a completare gli investimenti di ambientalizzazione concordati con le istituzioni in linea con le migliori tecniche applicabili, intensificando gli sforzi sulla formazione continua, sul potenziamento delle misure di prevenzione e di protezione per migliorare le condizioni di sicurezza.
Il rapporto segna, inoltre, un importante momento di confronto e di doveroso rispetto nei confronti del territorio. È uno strumento di informazione, di partecipazione e di garanzia a disposizione di tutti per verifi care la responsabilità dell'ILVA nei confronti di tutti gli stakeholders. È un patrimonio di conoscenze condivise, accessibili e verificabili per stabilire un dialogo con il territorio.
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lunedì 9 novembre 2009
Riconvertire l'Ilva: questo è il futuro di Taranto
Novecentotrentunomila metri quadri. Potrebbe essere la superficie di un centro abitato, o di una grande area boschiva. Invece è la grandezza dell’area, di cui una parte in concessione demaniale, sequestrata dalla Guardia di Finanza di Taranto all’interno del porto mercantile della città pugliese, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il provvedimento reca la firma del procuratore della Repubblica, Franco Sebastio, e dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino. Il motivo? In quest’area così ampia erano stati stoccati rifiuti speciali sia solidi sia liquidi, senza le dovute autorizzazioni, soprattutto senza le dovute precauzioni per la salute. Tre persone sono state denunciate.
Il provvedimento è stato emesso al termine d’indagini che hanno accertato lo stoccaggio di rifiuti speciali, anche di natura tossica, il carico e lo scarico di materie prime e prodotti finiti dell’industria metallurgica in violazione delle norme poste a tutela dell’ecosistema marino e terrestre. Anche i rifiuti sono stati sequestrati dalle Fiamme Gialle, assieme ai sistemi di canalizzazione presenti nell’area del porto. Questo perché si sta procedendo alla necessaria verifica, condotta attraverso l’esecuzione di prelievi di campioni, in collaborazione con i tecnici dell’Arpa Puglia, dell’impatto ambientale sui fondali marini adiacenti. Inoltre, sono in corso anche accertamenti di carattere fiscale. I militari della Finanza stanno operando insieme a unità aeree e navali.
All’esame dei magistrati ci sono i pontili del porto di Taranto. Con il rischio che fin troppe quantità di sostanze nocive siano finite in mare, nel porto mercantile. Non si tratta di pontili qualunque. Sono il secondo, terzo, quarto e quinto sporgente del porto, il che fa diventare il sequestro un fatto assolutamente clamoroso: sono i pontili utilizzati dall’ILVA di Taranto per lo sbarco delle materie prime e l’imbarco dei prodotti finiti. Il provvedimento giudiziario, si legge in comunicato reso noto dalla direzione dell’ILVA, contesta “l’assenza di un sistema per la raccolta ed il trattamento delle acque meteoriche oltre alla gestione non autorizzata di materiali di risulta presenti sui pontili. In questa fase di esclusivo accertamento dei fatti ipotizzati l’ILVA sta fornendo ampia collaborazione al personale della Guardia di Finanza per l’espletamento delle indagini di rito e per l’esecuzione del mandato di sequestro probatorio”. Infine, “l’Ilva confida, al fine di accertare l’assenza di responsabilità, in una rapida conclusione delle indagini”.
All’arrivo dei militari, la mattina del 3 novembre scorso, l’area era piena di rifiuti speciali che, a causa delle precipitazioni autunnali di questi giorni, finivano nei sistemi di canalizzazione delle acque reflue, che vanno in mare. Nonostante questo, l’unica autorizzazione mostrata dall’ILVA è stata quella per lo “scarico di acque reflue domestiche”. Come dire: acque di scolo della pasta dalle pentole ed acqua con detersivo dopo aver lavato i piatti, due tipici esempi di acque reflue domestiche. Peccato che invece si tratti di un’acciaieria, i cui scarti polverosi sono costituiti da metalli pesanti, pericolosi per inalazione e per ingestione.
Sono contestati anche altri reati, come si legge nella disposizione di sequestro probatorio con facoltà d’uso: danneggiamento e realizzazione di opere abusive, oltre ad una lunghissima serie di violazioni in materia ambientale. Secondo le accuse, l’ILVA avrebbe agito nel porto senza le necessarie autorizzazioni. Le tre persone denunciate sono il direttore dello stabilimento siderurgico, Luigi Capogrosso, il responsabile area “sbarco merci”, Giuseppe Manzulli, ed il responsabile dell’area logistica “prodotti finiti”, Antonio Colucci. A dare il via alle indagini è stato il sequestro di alcune bricche, proprio nell’area portuale, a febbraio del 2009. Da quell’operazione si sarebbe poi risaliti alla mancanza delle autorizzazioni da parte dell’ILVA.
Tutto questo va a colpire una città già disastrata dal punto di vista ambientale, in buona parte già vittima proprio dell’ILVA. Lo stesso porto di Taranto non è nuovo ad illeciti ambientali: appena poche settimane fa, cinque container carichi di rifiuti speciali (complessivamente 124 tonnellate tra pneumatici fuori uso, scarti in gomma e pezzi di plastica) diretti in Vietnam, sono stati sequestrati nel corso di controlli doganali. Esaminando la documentazione di viaggio, si è scoperta una falsa indicazione del codice identificativo della tipologia dei rifiuti e del trattamento di recupero previsto dalla legge: il carico risultava diretto in Corea, mentre l’effettiva destinazione era il Vietnam, in violazione agli accordi tra l’Unione Europea ed il Paese Asiatico.
Il tutto in una città che non detiene solo il primato nazionale per la diossina, ma anche per il mercurio. Infatti, come si rileva dall’Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti, Taranto vede una dispersione in atmosfera per la grande industria italiana del 49% del mercurio emesso in tutta l’Italia, ma il dato più grave è l’aumento continuo di mercurio, soprattutto quello che finisce nelle acque antistanti la città. Infatti il mercurio in acqua è passato dai 118 chili del 2002 ai 665 chili stimati nel il 2005. Ed anche il mercurio proviene dal grande impianto siderurgico: l’ILVA, a livello nazionale, emette il 62,5% di tutto il mercurio stimato per la grande industria.
Il provvedimento è stato emesso al termine d’indagini che hanno accertato lo stoccaggio di rifiuti speciali, anche di natura tossica, il carico e lo scarico di materie prime e prodotti finiti dell’industria metallurgica in violazione delle norme poste a tutela dell’ecosistema marino e terrestre. Anche i rifiuti sono stati sequestrati dalle Fiamme Gialle, assieme ai sistemi di canalizzazione presenti nell’area del porto. Questo perché si sta procedendo alla necessaria verifica, condotta attraverso l’esecuzione di prelievi di campioni, in collaborazione con i tecnici dell’Arpa Puglia, dell’impatto ambientale sui fondali marini adiacenti. Inoltre, sono in corso anche accertamenti di carattere fiscale. I militari della Finanza stanno operando insieme a unità aeree e navali.
All’esame dei magistrati ci sono i pontili del porto di Taranto. Con il rischio che fin troppe quantità di sostanze nocive siano finite in mare, nel porto mercantile. Non si tratta di pontili qualunque. Sono il secondo, terzo, quarto e quinto sporgente del porto, il che fa diventare il sequestro un fatto assolutamente clamoroso: sono i pontili utilizzati dall’ILVA di Taranto per lo sbarco delle materie prime e l’imbarco dei prodotti finiti. Il provvedimento giudiziario, si legge in comunicato reso noto dalla direzione dell’ILVA, contesta “l’assenza di un sistema per la raccolta ed il trattamento delle acque meteoriche oltre alla gestione non autorizzata di materiali di risulta presenti sui pontili. In questa fase di esclusivo accertamento dei fatti ipotizzati l’ILVA sta fornendo ampia collaborazione al personale della Guardia di Finanza per l’espletamento delle indagini di rito e per l’esecuzione del mandato di sequestro probatorio”. Infine, “l’Ilva confida, al fine di accertare l’assenza di responsabilità, in una rapida conclusione delle indagini”.
All’arrivo dei militari, la mattina del 3 novembre scorso, l’area era piena di rifiuti speciali che, a causa delle precipitazioni autunnali di questi giorni, finivano nei sistemi di canalizzazione delle acque reflue, che vanno in mare. Nonostante questo, l’unica autorizzazione mostrata dall’ILVA è stata quella per lo “scarico di acque reflue domestiche”. Come dire: acque di scolo della pasta dalle pentole ed acqua con detersivo dopo aver lavato i piatti, due tipici esempi di acque reflue domestiche. Peccato che invece si tratti di un’acciaieria, i cui scarti polverosi sono costituiti da metalli pesanti, pericolosi per inalazione e per ingestione.
Sono contestati anche altri reati, come si legge nella disposizione di sequestro probatorio con facoltà d’uso: danneggiamento e realizzazione di opere abusive, oltre ad una lunghissima serie di violazioni in materia ambientale. Secondo le accuse, l’ILVA avrebbe agito nel porto senza le necessarie autorizzazioni. Le tre persone denunciate sono il direttore dello stabilimento siderurgico, Luigi Capogrosso, il responsabile area “sbarco merci”, Giuseppe Manzulli, ed il responsabile dell’area logistica “prodotti finiti”, Antonio Colucci. A dare il via alle indagini è stato il sequestro di alcune bricche, proprio nell’area portuale, a febbraio del 2009. Da quell’operazione si sarebbe poi risaliti alla mancanza delle autorizzazioni da parte dell’ILVA.
Tutto questo va a colpire una città già disastrata dal punto di vista ambientale, in buona parte già vittima proprio dell’ILVA. Lo stesso porto di Taranto non è nuovo ad illeciti ambientali: appena poche settimane fa, cinque container carichi di rifiuti speciali (complessivamente 124 tonnellate tra pneumatici fuori uso, scarti in gomma e pezzi di plastica) diretti in Vietnam, sono stati sequestrati nel corso di controlli doganali. Esaminando la documentazione di viaggio, si è scoperta una falsa indicazione del codice identificativo della tipologia dei rifiuti e del trattamento di recupero previsto dalla legge: il carico risultava diretto in Corea, mentre l’effettiva destinazione era il Vietnam, in violazione agli accordi tra l’Unione Europea ed il Paese Asiatico.
Il tutto in una città che non detiene solo il primato nazionale per la diossina, ma anche per il mercurio. Infatti, come si rileva dall’Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti, Taranto vede una dispersione in atmosfera per la grande industria italiana del 49% del mercurio emesso in tutta l’Italia, ma il dato più grave è l’aumento continuo di mercurio, soprattutto quello che finisce nelle acque antistanti la città. Infatti il mercurio in acqua è passato dai 118 chili del 2002 ai 665 chili stimati nel il 2005. Ed anche il mercurio proviene dal grande impianto siderurgico: l’ILVA, a livello nazionale, emette il 62,5% di tutto il mercurio stimato per la grande industria.
di Alessandro Iacuelli
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