lunedì 11 aprile 2011

Mal di città: a Milano uno studio per identificarlo



Case fatiscenti e palazzi abbandonati, 'casermoni' e poco verde. Sono le grandi periferie, dove le etnie si mescolano, la povertà dilaga e spesso il tasso di criminalità è ai massimi, le zone più a rischio di 'mal di città'. La vita metropolitana avvelena l'anima, confermano i 'medici della mente', e parte non a caso da Milano un maxi-studio che si propone di disegnare l'identikit del quartiere più depressivo.

Il progetto, al via entro l'estate, durerà circa un anno e vedrà all'opera l'equipe di Mariano Bassi, primario psichiatra all'ospedale Niguarda, che lavorerà incrociando i numeri sulla depressione in città con le caratteristiche rilevate suddividendo il capoluogo lombardo in 88 zone, in base a fattori socio-demografici o ambientali come la presenza di parchi, di servizi o di luoghi di aggregazione. Lo studio sarà presentato in occasione di un congresso internazionale sulla depressione nelle grandi città, in programma oggi e domani a Milano alla Casa dell'Energia di piazza Po. Psichiatri di tutto il mondo si riuniranno all'ombra della Madonnina per confrontarsi sul 'mal di vivere' nelle metropoli.

"Successivamente avvieremo lo studio sui quartieri - spiega Bassi all'Adnkronos Salute - un progetto in fase avanzata, pronto a partire grazie alla collaborazione di Regione Lombardia, Asl e Comune di Milano". Regione e Asl metteranno a disposizione i dati sull'incidenza e la prevalenza della depressione, raccolti dai dipartimenti di salute mentale delle aziende ospedaliere attraverso il sistema di rilevazione telematica 'Psiche', mentre l'assessorato alla Salute e il Settore statistica di Palazzo Marino forniranno i risultati dell'indagine sui Nil, i 'nuclei di identità locale' che come le tessere di un puzzle contribuiscono a creare l'identità di Milano. Piccole città nella città, ognuna diversa dall'altra e quindi più o meno a rischio di depressione.

Se alcuni esperti calcolano che la vita di città aumenta del 30% il rischio di psicosi, Bassi non si sbilancia ancora in un dato preciso. Il mal di vivere "dipende da molti fattori", ricorda il responsabile della Struttura complessa di psichiatria 2 di Niguarda, professore di psichiatria all'università degli Studi di Bologna. "Possiamo dire che per circa il 50% incidono fattori individuali come le caratteristiche genetiche, il genere femminile (le donne rischiano 2 volte e mezzo più degli uomini), l'età, gli eventi della vita e il modo con cui li si affronta, mentre l'ambiente pesa per il restante 50%.

Elementi costituzionali e contesto ambientale sono ugualmente importanti. E vari studi ci dicono che tra i fattori ambientali la vita di città aumenta in modo significativo non solo il rischio di malattie cardiovascolari e diabete, ma anche le probabilità di depressione". Si ammala il 4% degli uomini e il 9% delle donne.

Sotto accusa ci sono tutti gli ingredienti della vita metropolitana: dallo smog al rumore, dalla 'coabitazione forzata' nei mega-condomini al traffico, fino alla concentrazione di tante persone in spazi ristretti. "Uno studio - riporta Bassi - dimostra addirittura che anche abitare in un palazzo con il portone aperto 24 ore su 24, con qualunque estraneo che può entrare e uscire a suo piacimento, può aumentare il rischio di depressione". La sensazione di insicurezza diventa paura, cresce l'ansia e incombe il 'male oscuro'.

Lo studio sui quartieri al via a Milano è supportato anche dai risultati da alcune ricerche americane, che confermano la correlazione tra l'abitare in un quartiere 'depresso' e un maggior rischio di deprimersi a propria volta. Una maggiore prevalenza di disturbi patologici, indipendente dalla presenza di fattori di rischio individuali.

Per questo il team milanese cercherà di capire se e quanto si rischia vivendo in una zona della città piuttosto che un'altra, analizzando i vari quartieri in base alle caratteristiche socio-demografiche della popolazione, alla stabilità o mobilità dei residenti, alla composizione multietnica e alla presenza di giardini, parchi, luoghi di aggregazione, strutture sportive e per il tempo libero, esercizi commerciali e servizi sanitari e sociali. "Il nostro obiettivo - dice Bassi - è consegnare alle Istituzioni dei dati che possano aiutarle a capire quali sono gli interventi prioritari, nonchè a definire strategie di prevenzione su misura".

fonte: Libero News

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