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venerdì 28 settembre 2012

AGENZIA DEL TERRITORIO / Mercato immobiliare in discesa del 25%



L'Agenzia del Territorio ha presentato la Nota sull'andamento del mercato immobiliare nel secondo trimestre del 2012, a cura dell'Osservatorio del mercato immobiliare.

martedì 13 dicembre 2011

Periferie urbane: a Milano un seminario tra architettura, letteratura e fotografia

foto © Giovanni Hanninen

Si terrà il prossimo giovedì 15 dicembre 2011 presso l'Aula Rogers del Politecnico di Milano il seminario Negativi: un'altra Milano tra letteratura e fotografia. Il seminario vuole interrogarsi sulle forme e sui modi attraverso i quali le comunità milanesi abitano e hanno abitato la loro periferia.
Gianni Biondillo, architetto e scrittore parlerà della Milano dove selvaggiamente, disperatamente, intensamente abitano i protagonisti dei suoi romanzi. Daniele Pennati, redattore di Milano Città Aperta presenterà i numeri della rivista di ricerca fotografica dedicata alla città e al contesto metropolitano. Il fotografo Giovanni Hanninen illustrerà un lavoro che è parte integrante dell’omonima ricerca del Diap coordinata da Massimo Bricoccoli e Paola Savoldi. Valerio Paolo Mosco, architetto e critico di architettura rifletterà sul progetto urbano implicito nella parabola del neorealismo. Christian Novak presenterà il volume Spazi aperti, un paesaggio per l’expo, scritto con Paolo Pileri e Alessandro Giacomel a conclusione di uno studio, promosso da Fondazione Cariplo e realizzato dal Diap.

lunedì 11 aprile 2011

Mal di città: a Milano uno studio per identificarlo



Case fatiscenti e palazzi abbandonati, 'casermoni' e poco verde. Sono le grandi periferie, dove le etnie si mescolano, la povertà dilaga e spesso il tasso di criminalità è ai massimi, le zone più a rischio di 'mal di città'. La vita metropolitana avvelena l'anima, confermano i 'medici della mente', e parte non a caso da Milano un maxi-studio che si propone di disegnare l'identikit del quartiere più depressivo.

mercoledì 23 febbraio 2011

Giornata mondale della lentezza: appuntamento per il 28 febbraio


Il prossimo 28 febbraio si celebrerà la quinta Giornata Mondiale della Lentezza. Si tratta di una manifestazione promossa dall'associazione culturale 'L'Arte del Vivere con Lentezza' onlus in collaborazione con l'Assessorato al Turismo, Marketing territoriale e Identità del Comune. Obiettivo della manifestazione è riflettere sui danni economici, ambientali, sociali e culturali del vivere a folle velocità. Tema della Giornata Mondiale della Lentezza 2011 sarà 'Ambiziosi e Altruisti - Slow life, green life, better life'.

venerdì 14 gennaio 2011

Città pubbliche. Linee guida per la riqualificazione urbana - Una Ricerca e un libro


Si svolgerà il 19 gennaio presso la Sala Videoconferenze del Politecnico di Bari in Via Amendola 126/b il Convegno Nazionale dal titolo Città pubbliche. Linee guida per la riqualificazione urbana. Una ricerca e un libro. 

giovedì 11 novembre 2010

Un libro e un reportage raccontano la realtà della ‘Downtown’ milanese, tra fallimenti e possibilità di riscatto


Succede a Milano: ”E’ un quartiere di case. Un quartiere dormitorio. Qui o porti giù il cane o i bambini e incontri gente che fa comunella, altrimenti è la morte civile”. Così un abitante di Pompeo Leoni descrive la difficile realtà del suo quartiere: una distesa di palazzoni e spiazzi deserti situata a poca distanza dal centro della città meneghina. Nato su un’area industriale dimessa, il caso di Pompeo Leoni avrebbe dovuto rappresentare un nuovo modo di abitare la città. Invece è stato un fallimento, sia a livello architettonico che a livello sociale. E non è l’unico esempio.

E’ il 2007 e due ricercatori del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, Massimo Bricocoli e Paola Savoldi, vincono un bando di ricerca sullo sviluppo urbanistico delle città commissionato dal Puca (Plan Urbanisme Construction Architecture) del Ministero Francese. Dopo tre anni di indagine, dalle fondamenta dei palazzi alla testimonianza diretta delle persone che ci vivono, è nato un libro che racconta il nuovo centro allargato della città o - per dirla all’americana - la Downtown milanese.

Affiancato dalla narrazione per immagini del reportage fotografico di Giovanni Hänninen (di cui potete vedere una foto in questo post), il libro 'Milano Downtown. Azione pubblica e luoghi dell'abitare', in uscita per et.al è un percorso scientifico ma anche una storia corale che racconta cinque realtà abitative diverse accomunate dal disagio. Dal coprifuoco di via Padova, alle contraddizioni della zona Canonica Sarpi dove si passa dal degrado all'espressione della 'gentrification' semplicemente spostandosi da un civico all'altro. Dal quartiere di Santa Giulia, in cui i livelli di contaminazione del sottosuolo sono tali da impedire la costruzione del nuovo asilo nido, alle torri di Gratosoglio da cui si può controllare che i malati di Alzheimer dell’ospedale vicino non scavalchino i doppi muri di cinta.

Poco lontano dall'ultimo avamposto del bike-sharing, tanto voluto dalla giunta comunale, Milano appare come un esperimento mal riuscito con possibilità di riscatto. "Per le realtà confinate nel tessuto urbano consolidato della città, come via Padova e Canonica/Sarpi, è difficile immaginare grandi stravolgimenti architettonici – spiega Paola Savoldi - si spera nelle migliorie da parte dei privati, in una politica di incentivi per la ristrutturazione e non certo misure come l'inutile innalzamento del coprifuoco. In generale però, con una certa dose di pragmatismo, le soluzioni possibili ci sarebbero e questo libro intende suggerirle".

Ma l’attenzione sul caso della Downtown milanese continua anche nella mostra collegata al libro che sarà visibile dal 10 novembre al 3 dicembre presso lo spazio Assab One. Oltre a raccogliere le immagini del reportage di Giovanni Hänninen, la mostra focalizza l’attenzione sul contesto privato delle persone che abitano questi luoghi, le cui storie, spesso drammatiche, saranno recitate dal vivo. "Così come il libro è nato con l'obiettivo di divulgare l'osservazione scientifica e non una posizione politica” - spiega Giovanni Hänninen - “anche il mio sguardo si è limitato a catturare le immagini con l'occhio di un esploratore. Tuttavia mi piacerebbe un giorno entrare all'interno dell'alveare e intraprendere un percorso più intimo documentando la vita, spesso drammatica, dei suoi abitanti: le storie delle persone continuano sicuramente oltre quel muro."

Laura Ghisellini (foto di Giovanni Hänninen)

lunedì 30 agosto 2010

Associazione pmi edili: demolire tutte le periferie degradate


Demolire tutte le periferie italiane degradate e fare subito una legge urbanistica che dia impulso al settore. E' la proposta-provocazione avanzata dal presidente dell'Aniem, l'associazione nazionale delle pmi edili aderente alla Confapi (http://www.aniem.it/), Dino Piacentini, che raccoglie e 'rinforza' l'idea lanciata dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, cioè quella di demolire e ricostruire il quartiere periferico di Tor Bella Monaca, idea supportata anche dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Secondo Piacentini gli interventi di demolizione delle periferie italiane degradate possono rappresentare una opportunità di rilancio per il paese. "Rifare le città d'Italia togliendo le brutture - spiega - ha una importante funzione sociale ed economica". E aggiunge: "Gli interventi di ricostruzione darebbero un forte impulso all'economia e sarebbero un toccasana per il settore edilizio, un sollievo dalla crisi". L'Aniem chiede quindi una nuova normativa, che consenta agli amministratori locali di decidere in base alle esigenze delle singole realtà, ma con determinate condizioni: risparmio energetico, moderne tecnologie e sviluppo verticale, così da liberare il più possibile le aree sociali e non consumare ulteriore territorio. L'associazione lancia quindi un appello agli architetti, chiedendo progetti innovativi, che darebbero ulteriore respiro al settore. Sono infatti di pochi giorni fa i dati sempre più allarmanti della crisi. L'attività edilizia è sprofondata a -18,1% rispetto ai livelli pre-crisi e ora, accanto alla stretta del credito, è allarme per l'allungamento fino a 90 giorni dei ritardi dei pagamenti. "Si tratterebbe di una scommessa molto importante - conclude Piacentini - ma che vale la pena di giocare. Le periferie italiane pullulano di veri e propri ecomostri, edifici invivibili e a volte pericolosi. Rivoluzioniamo l'urbanistica per dare una nuova immagine alle periferie italiane, consentire un recupero sociale e dare il via a un rilancio economico".

martedì 13 aprile 2010

La città diventa ecologica con Milano Green


Milano è la città più grigia di'Italia per antonomasia: il verde c'è ma in periferia, sullo sfondo di una città caotica e trafficata. Per questo un gruppo di artisti, musicisti, designer, imprenditori, giornalisti, pensatori, esperti di tecnologia, personalità televisive ha deciso di dare vita a Milano Green. "La missione - si legge sul sito http://www.milanogreen.com/ - é quella di far conoscere a Milano stili di vita, di piacere e di consumo sostenibili. Milano Green propone azioni ed eventi per avvicinare i milanesi a nuovi stili di vita eco-sostenibili e responsabili. Aggregare, stimolare e informare sono gli obiettivi principali che, trasferiti ai cittadini di Milano, possono aiutarci tutti a diventare attori di un cambiamento necessario. Il percorso è piacevole, e il risultato è a beneficio di tutti".
"La città - si legge sempre sul sito - è il contesto ideale per sperimentare nuovi stili di vita ed è il più efficace per misurarne gli effetti. Come habitat della comunità globale multi-culturale, la città costituisce infatti uno straordinario contenitore di capitale umano. L'idea chiave è utilizzare l'habitat urbano come incubatore di sviluppo, sensibilizzando le persone che vivono in città su questa straordinaria opportunità. No quindi a una città-gabbia di individui isolati e minacciati dai conflitti inter-culturali e dall'inquinamento. Sì a una città capace di diventare il meraviglioso contesto di una sperimentazione che fa della comunità cittadina il suo perno fondamentale. Milano green mette in primo piano la comunità e il ruolo che ciascun individuo - ispirato e motivato - può giocare a partire dal suo quartiere. Lo stile di vita Milano green passa per un senso di partecipazione e di forte appartenenza alla comunità. Milano green intende aggregare persone capaci di lasciare un segno positivo nella città a partire dalle piccole cose, dalle scelte quotidiane che, per quanto semplici, sono l'inizio di un percorso. Partendo dal basso, si vuole creare un'energia capace di contrastare il disagio, il vandalismo, l'occupazione violenta di spazi. Milano green intende mettere in pratica il nuovo stile di vita eco-sostenibile e responsabile verso la comunità cittadina, creando le condizioni e fornendo gli spazi e le soluzioni perché il nuovo modello si diffonda".
In occasione del Fuorialone 2010 ( dal 13 al 20 aprile) Milano Green ha organizzato una serie di spettacoli teatrali Il Milano green festival, teatro della quotidianità sostenibile alla Galleria Venti Correnti, Via Cesare Correnti 20, Milano
Il cartellone prevede spettacoli gratuiti dalla mattina alla sera per un'intera settimana.

lunedì 12 aprile 2010

Arredo urbano: Milano cambia look, più verde e più grigio per le strade


Tradizione e innovazione. Milano sceglie di rifarsi il look in vista dell’Expo 2015 puntando ad armonizzare l’arredo urbano e i colori che la caratterizzano. E quindi, a partire dal grigio. Grigio ghisa che ritorna negli svariati elementi previsti dall’abaco allegato al piano per la qualità urbana approvato ieri dalla giunta.
Il piano è una raccolta di regole che punta sul verde come colore dominante, insieme al grigio. Con una doppia sfumatura: da una parte il verde in senso ambientale (a partire dall’obbligo di alberare ogni strada che si realizza o riqualifica), dall’altra il verde delle panchine, degli orologi, delle vedovelle di ghisa, elette simbolo della “rinascita” urbana.
Portato in giunta dall’assessore Cadeo, il piano fissa le regole per rimettere ordine in una città in cui le regole per l’arredo urbano sono state disattese per troppo tempo. Qualche esempio: via i panettoni e al loro posto aiuole; piante o almeno fioriere su tutti i marciapiedi larghi, a tutela anche delle piste ciclabili che vi correranno sopra
Così, per dare un’idea, corso Buenos Aires diventerà un boulevard alla francese. Gli archetti gialli lascieranno spazio alle parigine. I cestini dei rifiuti diventeranno grigi. I dehors saranno grigio ghisa con tetto verde, come i chioschi delle edicole. Qua e là forse del giallo nelle finiture.
Allegato al piano, dicevamo, l’abaco dell’arredo urbano. Un lungo elenco, che sarà sempre estendibile, di oggetti di arredo urbano come panchine (verdi) e cesate (grigie), lampioni (grigi) e fioriere (in ghisa). Il Comune prevede di mettere rastrelliere per le bici (grigio ghisa) lungo i raggi verdi, che saranno di un verde diverso grazie a nuove graminacee che correranno dal centro alla periferia, con buona pace degli allergici.
Al piano della qualità urbana sarà allegato un “Piano del colore”, di cui il primo contiene le linee guida. Così Palazzo Marino vieterà facciate colorate nel centro storico, che dovrà tornare ai colori originali (graffitari permettendo). In periferia invece ogni casa dovrà attenersi al cromatismo del quartiere. Previste eccezioni solo per oggetti di design di particolare pregio, ma non nel centro storico.
La rivoluzione partirà dagli orologi: a breve sarà pubblicato il bando per sistemare i 13 mila quadranti cittadini. Erano e restano verde scuro, ma potranno avere diversi numeri e lancette, per salvare la creatività e perché – soprattutto – se no la gara andrebbe deserta, per stessa ammissione di Cadeo. Poi toccherà ai pali (170 mila quelli censiti nel 2003, molti dei quali dovranno sparire) mentre si prosegue il lavoro sui panettoni (42 mila quelli tirati via negli ultimi cinque anni).
Ma il Comune realizzerà davvero questo progetto? “Dobbiamo tenere conto anche dei costi - mette le mani avanti Cadeo – faremo un po’ alla volta”. Dovranno tenere conto anche delle proteste di molta gente che aveva accolto con favore i cestini dei rifiuti colorati, auspicio in una città grigia come Milano di un’inversione di tendenza.
“Vorremmo che anche i tram fossero tutti dello stesso colore” ha detto ieri Cadeo. Non è dato sapere quale, ma visto l’andazzo che tira e dovendo scegliere fra giallino, arancione e verde chissà quale sarà scelto.

giovedì 18 febbraio 2010

INIZIATIVA FIAB/EDICICLO ALLA BIT DI MILANO



BICITALIA®, il progetto di rete nazionale dei percorsi ciclabili, nuova risorsa per il turismo sostenibile in Italia, e la guida "Ciclopista del Sole 2. Dal Lago di Garda a Firenze" (Ediciclo Editore) saranno illustrati

Sabato 20 febbraio 2010 ore 14.00
Sala Conferenze Padiglione 10
BIT - Borsa Internazionale del Turismo
Nuovo Polo Fieristico Rho - Milano


Interviene, con il supporto di immagini, Claudio Pedroni, responsabile nazionale FIAB per le reti ciclabili e autore della guida cicloturistica.

per ulteriori informazioni




Perché BicItalia

Anche in Italia si va diffondendo una domanda di turismo e tempo libero che privilegia la scoperta dei territori con mezzi ecologici ed è una domanda di origine nazionale ed estera.
Evidentemente la bicicletta è regina in questo campo essendo ad un tempo mezzo di trasporto che consente spostamenti significativi e strumento di svago e attività fisica.
La realizzazione di ciclovie di media e lunga percorrenza a fini prevalentemente ricreativi e turistici sta diventando, di conseguenza, una esigenza sempre più sentita dalle amministrazioni a vari livelli, presso le quali va crescendo di giorno in giorno la consapevolezza della necessità di valorizzare i propri territori all’insegna della sostenibilità.
La bicicletta è tuttavia uno strumento tanto bello quanto vulnerabile e pertanto necessita di livelli di scurezza tali da consentire la pratica del cicloturismo a chiunque possieda una bicicletta, magari con famiglia e non solo a chi già coltiva una spiccata passione per l’attività ciclistica.
Anche le caratteristiche tecniche dell’infrastruttura (ampiezza, pavimentazione, pendenza, …) e l’attrattività turistica del percorso sono decisive per il successo di un itinerario cicloturistico.
I percorsi ciclabili devono pertanto avere requisiti di qualità che si possono ritrovare nelle linee guida elaborate da FIAB.
Si tratta di linee guida concepite per la realizzazione delle due grandi due reti ciclabili adottate da FIAB: EuroVelo, la rete ciclabile di riferimento che dovrà unire ciclisticamente tutti i paesi europei, e BICITALIA, il corrispettivo di EuroVelo per il territorio nazionale
a cura di
Claudio Pedroni

lunedì 25 gennaio 2010

Immobili: Siena la più cara in Toscana nella periferia secondo il 'Borsino' stilato da Confedilizia



Confedilizia ha presentato sabato 23 gennaio i risultati di ''Un anno di quotazioni del Borsino immobiliare'' - raccolti in una apposita pubblicazione - che rileva, ogni semestre, i valori di compravendita degli immobili adibiti ad uso abitativo di 103 province (47 città del Nord, 24 del Centro e 32 del Sud).
La quinta edizione della pubblicazione riporta i dati che emergono dalla media della rilevazione dei due semestri del 2009, secondo le rilevazioni di oltre 200 sedi territoriali. I valori minimi sono riferiti ad immobili da ristrutturare completamente. I valori massimi sono riferiti ad immobili nuovi o ristrutturati.
Siena compare al terzo posto in relazione alle zone periferiche con 3500 euro al mq, preceduta da Venezia (3.900 euro mq) e Roma (3.800 euro mq): ed è proprio la città lagunare a conquistare il primato della classifica sia per le zone centrali (addirittura 9.570 euro al mq), prima di Roma (8.000 euro al mq) e Milano (7.570 euro mq), e per quelle semi centrali, con 6.300 euro mq contro i 5.100 di Milano e i 4.800 di Roma.
I valori massimi medi si registrano, come è prevedivìbile, al Nord (3.327 euro al mq), con uno scarto minimo rispetto al Centro(3.160 al mq), mentre il Sud e le isole si distaccano dal resto dell'Italia con appena 2.232 euro mq. Per i valori minimi è il Centro a registrare il prezzo medio più alto (1.562 euro mq), seguito dal Nord (919 euro mq) e dal Sud ed isole (686 euro mq).
Rosee le previsioni per la seconda metà del 2010, con una crescita legata alla ripresa dell’inflazione, data quasi per certa: la ripresa del mercato dovrebbe quindi partire dalle grandi città per poi arrivare nei centri minori, partendo da un mercato stabile per numero di transazioni (nel 2009 circa 600.000) e per il livello dei prezzi.
Confedilizia auspica interventi legislativi ad hoc, primo fra tutti quello dell’introduzione di una tassazione sostitutiva dei redditi da locazione: grazie alle rinnovate agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie e ai Piani casa attivi anche in Toscana la ripresa dell'edilizia, con tutto l'indotta ad essa collegata, caratterizzerebbe il futuro immobiliare.

sabato 23 gennaio 2010

Casa, la crisi congela il mercato immobiliare



La crisi? Abbatte anche il mattone. Se, infatti, rimangono sostanzialmente stabili i prezzi della case in città, crollano le compravendite, scese del 15% solo nell’ultimo anno e del 34% dal 2007. La crisi economica mondiale si riflette anche nella difficoltà di accesso al credito per i risparmiatori, che non ottenendo i mutui come una volta, non comprano più appartamenti. I numeri parlano chiaro: non si registrano solo 570 transazioni in meno nell’ultimo trimestre del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008, ma si allungano anche i tempi medi di vendita, che superano addirittura i sei mesi. È quanto emerge dalla «Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Milano» sul secondo trimestre 2009 realizzata dalla Borsa immobiliare, agenzia speciale della Camera di commercio, in collaborazione con gli agenti rilevatori di Fimaa.


Comprare casa in città costa in media 3.646 euro al metro quadro, con una forbice che varia da una quotazione media di 7.107 euro al mq per il centro (+0,9% rispetto al primo semestre 2009), ai 2.529 euro al metro della periferia (-0,2%). Al primo posto in classifica rimane il Quadrilatero della Moda con 8.750 euro al metro quadrato in via della Spiga e Montenapoleone, seguito da corso Vittorio Emanuele - piazza San Babila con 7.700 euro al metro quadro (+2%). Seguono, con 5.056 euro al metro quadrato, i quartieri compresi nella Cerchia dei Bastioni e quelli nella cerchia della Circonvallazione con un prezzo medio di 3.479 euro al metro. In leggera diminuzione il costo del mattone in periferia, che registra un -0,2% attestandosi su un prezzo medio di 2529 euro al metro quadrato. I migliori affari si fanno in un’area di nuove edificazione, ovvero Santa Giulia-Montecity-Rogoredo, dove comprare casa costa solo 1.800 euro al metro quadrato. Stesso prezzo per la zona Salomone-Bonfadini.

Il quadro generale tracciato dalla Borsa Immobiliare parla di «un mercato che sembra in attesa della ripresa e che per chi compra - spiega il presidente Antonio Pastore -, oltre alle difficoltà di accesso al credito e agli oneri legati ai mutui, diventano importanti per la valutazione dell’immobile da acquistare elementi come la ecosostenibilità dei materiali e il risparmio energetico». Buone notizie potrebbero arrivare nei prossimi anni con l’adozione del piano di governo del territorio: «Il mercato dei diritti sulle aree creato dal sistema delle perequazioni - spiega Marco Dettori, consigliere di Assoimpredil Ance - potrà permettere di acquistare le aree a prezzi più bassi. Ciò potrebbe portare non tanto a un calo dei prezzi degli immobili, quanto a un miglioramento qualitativo dei nuovi stabili, senza aumenti dei costi».

Scende notevolmente il mercato degli affitti a Milano: si parla addirittura di un -7,5% in un anno e di un -0,9% rispetto al primo semestre del 2009. Ecco allora che prendere un appartamento in locazione in città costa in media 830 euro al mese. Chi sta cercando un monolocale in affitto si prepari a spendere in media 620 euro al mese, che possono variare dagli 875 euro al mese per un appartamentino di circa 30 metri quadrati in centro ai 400 della periferia. Per un bilocale si dovrà preventivare una spesa media di 825 euro al mese e di 730 per un trilocale di 70 metri quadrati. Chi fosse in cerca di un quadrilocale in affitto invece si prepari a spendere mediamente 1.025 euro al mese.

lunedì 11 gennaio 2010

Immobiliare: Tecnocasa, nel 2010 prezzi scenderanno fino al 3%



Il 2009 è stato un anno a due facce per il mercato immobiliare italiano. Trascorsi i primi mesi in cui ha predominato l´incertezza, a partire dalla primavera è andata in scena la ripresa della domanda di abitazioni, sia per investimento sia per la casa a uso proprio.


E se questo è il bilancio dell´anno che è appena volto al termine, in che direzione andrà il mattone nel 2010? Una risposta arriva dalle previsioni di Tecnocasa che non indica cambiamenti sostanziali rispetto alla situazione che ha caratterizzato il 2009. "Il numero delle compravendite - spiegano gli esperti - potrebbero stabilizzarsi intorno alle seicentomila unità. Sul versante dei prezzi nel corso del 2010 l´oscillazione sarà più contenuta rispetto al 2009 e potrebbe chiudersi in un in un intervallo compreso tra -3% e -1%".

Rimane tuttavia difficile prevedere esattamente cosa accadrà sul mercato immobiliare perchè molto dipenderà dalla congiuntura macroeconomica che interesserà il nostro Paese. Cruciale sarà anche l´andamento del mercato del lavoro. Se quest´ultimo dovesse peggiorare, con un aumento della disoccupazione si potrebbe determinare una maggiore incertezza nelle decisioni di acquisto, in particolare per coloro che devono ricorrere a un finanziamento per acquistare l´abitazione.

Secondo Tecnocasa, se non muterà l´atteggiamento prudenziale degli istituti di credito nell´erogazione dei mutui riteniamo anche nel 2010 ci potranno essere delle categorie di potenziali acquirenti che avranno difficoltà di accesso al finanziamento e, di conseguenza, all´acquisto dell´abitazione. Coloro che invece potranno contare su un capitale iniziale a disposizione per finanziare totalmente l´acquisto della casa o che avranno le caratteristiche reddituali per poter ottenere un mutuo si orienteranno verso le soluzioni che offrono il miglior rapporto prezzo/qualità.

La qualità dell´immobile rimane al primo posto. Occhi puntati sulle nuove costruzioni dove già da mesi si registra una maggiore attenzione agli standard costruttivi. Sempre a livello qualitativo, le soluzioni di prestigio potranno confermare delle buone performance nel corso del 2010, così come lo è stato per il 2009. Allo stesso modo gli immobili situati nelle zone centrali potranno registrare una migliore tenuta dei valori, soprattutto se continuerà l´interesse degli investitori per queste zone così come si è verificato nel corso del 2009.

Nelle zone periferiche si potrà registrare una contrazione dei valori più forte soprattutto sulle tipologie economiche e popolari, acquistate da acquirenti con bassa disponibilità di spesa e necessità di mutuo importante, ora difficilmente concesso. Questo potrebbe comportare una diminuzione delle compravendite con conseguente maggiore offerta di immobili sul mercato.


Variazione percentuale dei prezzi prevista per il 2010


BARI da -3% a -1%
BOLOGNA da -2% a 0%
FIRENZE da -2% a 0%
GENOVA da -3% a -1%
MILANO da -2% a 0%
NAPOLI da -4% a -2%
PALERMO da -2% a 0%
ROMA da -3% a -1%
TORINO da -2% a 0%
VERONA da -5% a -3%

venerdì 20 novembre 2009

Da Enziteto allo Zen, tutto il brutto delle periferie

quartiere Enziteto, oggi San Pio, di Bari
foto Nunzio Loporcaro ©

Nel 1949, quando lo Stato lanciò il piano Ina-casa, l’obiettivo era nobile: Secondi­gliano, quartiere della perife­ria nord di Napoli, doveva es­sere la prima area di una gran­de città ad ospitare la costru­zione di alloggi a carattere eco­nomico e popolare. Il progetto fu legittimato con la legge 167 del 1962 ed a Secondigliano (ma anche a Ponticelli, quar­tiere della periferia est della città) partì il piano di svilup­po urbano che avrebbe dovuto valorizzare le periferie degra­date della città. Furono realiz­zate le sette Vele di Scampia, pensate dall’architetto Di Sal­vio e ultimate nel 1982. Nel 1987 sorse la Circoscrizione Scampia, con altre decine e de­cine di palazzi.
Oggi a Scam­pia vivono circa 50mila perso­ne. Le Vele, urbanisticamente bocciate dai migliori esperti del settore, sono diventate dei ghetti, «feudo» di famiglie ca­morristiche che gestiscono il business delle sostanze stupe­facenti. Oggi Scampia è Scam­pia anche a causa del degrado urbanistico in cui versa. Stes­so discorso per altre zone po­polari di Napoli, come Pazzi­gno e via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, il rione De Gasperi a Ponticelli ed il Parco Verde a Caivano. Scampia e gli altri rioni degra­dati di Napoli sono, mediatica­mente, il simbolo del degrado urbanistico e sociale di un’Ita­lia che si è fermata. Ma la leg­ge 167 del 1962 ha concesso fi­nanziamenti a tante città ita­liane. E numerosi sono stati i «mostri», tipo Scampia, spun­tati come funghi.
Restando in Puglia, a Lecce - nei pressi di viale dello Stadio - sono state realizzate due Vele tipo Scam­pia anche se un po’ più picco­le. Sono abitazioni all’estrema periferia della città, fuori dal contesto urbano cittadino. Ca­se abitate soprattutto da gen­te onesta ma alle prese con di­sagi di carattere economico e sociale. E nelle due 167 che spesso polizia e carabinieri ar­restano spacciatori e tossicodi­pendenti. Palazzi spesso nel degrado ed alle prese con evi­denti carenze strutturali. Il Co­mune di Lecce, però, ha già an­nunciato un progetto che pre­vede la riqualificazione del­l’area. Anche in altre città ita­liane palazzi esteticamente «brutti» sono diventati dal punto di vista sociale dei veri e propri «ghetti». Esempi? Il quartiere Zen di Palermo, En­ziteto a Bari, tutti i quartieri che costeggiano la Tuscolana a Roma, come per esempio il Quadraro, Tor Pignattara e Tor Bella Monaca. Ma le città del nord non sono immuni dal binomio «brutto-degrado». Ba­sta andare nelle periferie di Milano e Torino per rendersi conto che il fenomeno non è so­lo meridionale.


Salvatore Avitabile

Corriere del Mezzogiorno, 20 novembre 2009

mercoledì 11 novembre 2009

1° Convegno-Esposizione “Milano, la Metropoli, le Periferie”

Città di Milano - densità abitative




Sabato 28 novembre 2009 si svolgerà il 1° Convegno-Esposizione “Milano, la Metropoli, le Periferie”, promosso dalla Consulta Periferie Milano. Dopo le varie iniziative già attuate – Convenzioni delle Periferie, Convegni dell’Associazionismo culturale “periferico”, Rassegna Concerti in Periferia, Convegni sui Consigli di Zona, per citarne alcuni – la Consulta Periferie Milano lancia una proposta a suo modo innovativa: quella di far convergere le varie “ricchezze sociali” operanti nelle periferie milanesi per farle conoscere nella loro articolazione. Si tratta di una “prima” nel suo genere. Alla giornata di Convegno-Esposizione parteciperanno Assessori del Comune di Milano, Consiglieri di Zona, Associazioni culturali, del commercio, del volontariato sociale, di stranieri, Agricoltori, Comitati di quartiere, Giornali di Zona e giornalisti delle testate stampa, radio e tv. Saranno un centinaio le rappresentanze che parteciperanno ai lavori. Il Convegno, che si articolerà in Sessioni (Periferie & Informazione, Cultura in Periferia, Sistema Periferie, Proposte per le Periferie; programma e luogo in corso di definizione), avrà anche un’area espositiva, che favorirà l’incontro e la conoscenza dell’attività che associazioni, enti, istituzioni ed aziende svolgono nel territorio periferico della nostra città. Dettagli degli incontri sul sito http://www.periferiemilano.it/.

venerdì 23 ottobre 2009

Case, le meno sicure in periferia



Le case meno sicure si trovano in periferia. Non solo prezzi più convenienti, ma, anche, immobili esposti al maggior rischio di rapine, furti e incidenti domestici. Sfiora il 20% il livello di preoccupazione dei residenti nelle zone meno privilegiate delle grandi città e tirano, ancora, poco le polizze assicurative contro i rischi che corre la propria dimora. Va meglio sul fronte della prevenzione degli infortuni tra le 4 mura (il 70% ha fatto lavori per la messa in sicurezza degli impianti), ma esistono, ancora, aree, specie negli hinterland di Torino e Genova, dove un palazzo su 2 non possiede nemmeno un estintore, nonostante sia obbligatorio per legge. La sicurezza in città come Roma, Milano, Torino, Genova, Napoli e Palermo, sottolinea una ricerca di Tecnoborsa, presentata, a Roma, dal neo presidente Raimondo Soria, è un tema che "scalda", ancora, molto i residenti (specie nei sobborghi): ben il 69% teme le intrusioni di terzi e un significativo 30% gli incidenti domestici. E gli ultimi dati forniti da Viminale e Organizzazione mondiale della sanità spiegano il perché di tanto timore. In Italia, ogni anno, si verificano 4,5 milioni di incidenti domestici (infortuni dichiarati), che rappresentano, peraltro, la prima causa di morte per i bambini dei Paesi sviluppati. In genere, però, sono infortuni lievi che si risolvono senza intervento medico (67,1 per cento). In un caso su 4, invece, serve andare al pronto soccorso e nel 10% dei casi è necessario il ricovero ospedaliero. Non sono più incoraggianti i dati sui furti in appartamento: in media, 280 l'anno, con picchi nelle grandi metropoli come Milano, Roma e Torino. Lo studio conferma, poi, la tendenza, già registrata da alcuni anni, ad andare a vivere fuori città: scelta suffragata da una questione di prezzi e di vivibilità, ma, anche, da un maggior senso di sicurezza per le proprie case (circa 70 per cento). Tra i rischi più temuti nelle nostre case, "vince" la fuga di gas (48,4%), seguita da incendio (18,8%) e infortunio (13,9%). Solo in caso su 4, però, ci si assicura contro gli infortuni domestici. Le città più attive sono Milano, Genova e Torino. Sul fronte intrusioni, invece, è la rapina a destare maggior spavento (70 per cento). A distanza, troviamo furto con scasso (17,2%) e atti vandalici (13,9 per cento). Roma e Palermo, le metropoli dove risiedono i cittadini più "preoccupati". Porte blindate (73,8%), allarme antifurto (51,4%) e grate protettive (31,4%), sono le misure principali per proteggere la propria dimora. Tirano di meno il teleallarme (7,1%), il cane in giardino (6%) e la classica cassaforte incassata nel muro (2,7 per cento). Solo, poi, il 22,4% delle famiglie residenti nelle 6 grandi città prese a campione dalla ricerca ha stipulato una polizza in caso di furto. Le città più sensibili nel ricorrere allo strumento assicurativo sono Milano, Genova, Torino. A Roma si evidenzia meno attenzione e, praticamente, nulla a Napoli.

sabato 26 settembre 2009

DA LEGGERE / Le periferie del mondo a cura di Marco Pitzen (edizioni Punto Rosso)

Esperienze metropolitane a confronto
Lima, Parigi, Mumbai, Beirut, Buenos Aires, Los Angeles, Milano
Saggi di Marco Pitzen, Sonia Paone, Michel Lahoud, Betty Gilmore, Michel Azcueta, Ruben H. Oliva, Daniela Bezzi, Fantu Cheru, Judith Revel, Alda MeriniFoto di Eleonora Bonaccorsi, Massimo Di Nonno, Pablo Lasansky, Samuele Pellecchia, Duilio Piaggesi.
Nove saggi per cinque continenti, per raccontare uno spaccato della realtà di alcune periferie del mondo al tempo della crisi della globalizzazione, ma anche un tentativo di riannodare i fili di una memoria che ci porta a comprendere le ingiustizie di un sistema economico che genera discriminazione ed esclusione sociale. Da Quarto Oggiaro a Milano, uno dei quartieri più problematici d’Italia, dove si narra la lotta degli occupanti abusivi per affermare il diritto alla casa, parte una riflessione che si estende alle banlieues di Parigi ed alla sommosse che hanno rivelato la rabbia dei giovani della periferia contro una condizione di violenta emarginazione. Dal conflitto urbano ad una città in guerra quale Beirut, che prima di altre ha sperimentato esperienze di convivenza multiconfessionale, per passare agli slum indiani di Mumbai e alle bidonvilles africane, territori di miseria con le loro condizioni vita estreme. Da agglomerati periferici dove troppo spesso si assiste ad una passiva accettazione di condizioni disumane, al progetto realizzato di portare acqua, case e scuole nel deserto ai margini di Lima in Perù. E’ l’esperienza di Villa el Salvador partita dalle occupazioni delle terre, resistendo alla repressione della dittatura militare, per diventare un modello di organizzazione amministrativa partecipata. Sempre nel continente Latino Americano la realtà delle villas miseria con il loro sistema informale organico al funzionamento di Buenos Aires. Mentre la sommossa del ghetto nero di Watts avvenuta nel 1965 a Los Angeles ci ricorda forme attuali di razzismo e xenofobia evidentemente mai superate. Infine una poesia inedita di Alda Merini recita di periferie come spazi della solitudine come luoghi urbani dell’indifferenza. Ma anche una speranza, che nella città del disamore può germogliare il seme resistente all’ingiustizia e del riscatto sociale.

Collana: Libri - FMA
ISBN: 88-8351-122-0
Formato: 15x21 cm
Pagine: 144
Prezzo: 12.00 €
Data pubblicazione: luglio 2009

PRESENTAZIONE LIBRO
Spazio Guicciardini

Via Macedonio Melloni 6 - Milano (MI)
QUANDO
26-09 ore:10:00

martedì 25 novembre 2008

DAI GIORNALI / A Milano prove tecniche per il ‘social housing’



Tremilaquattrocento appartamenti. Nuovi, dignitosi, con un vicinato che non metta a prova la capacità di sopravvivenza dei più miti come succede nelle peggiori periferie, E destinati a circa 15mila cittadini dell’unico ceto in vera espansione demografica di Milano: quelli troppo poveri per affittare o comprare col mutuo un alloggio a prezzi di mercato, e non abbastanza poveri per accedere alle case popolari. Giuseppe Guzzetti, il presidente di Fondazione Cariplo e Acri che dell’impiego della finanza etica per fare edilizia sociale ha fatto una lunga battaglia, spiega: «Giovani coppie, anziani, studenti, ceto medio: oggi la fascia di persone in difficoltà che non riesce ad avere accesso ad abitazioni dignitose è sempre più ampia. Il problema è certo una priorità a Milano, ma è giusto dire che riguarda tutta Italia».
Per quel ceto, almeno sulla carta, il piano del Comune di Milano, della Regione e della Fondazione Housing sociale della Cariplo che per buona parte se ne fa regista e garante, è una rivoluzione. Copernicana addirittura, rispetto alla lunga fase dei "grandi progetti" cittadini, le celebri e griffate distese di palazzi di lusso e grattacieli d’uffici ormai in fase avanzata: stavolta si parte da una fame, a Milano, di almeno 40mila alloggi. Poi si cerca l’ingegneria finanziaria e politica per quadrare il cerchio, visto che quella fame è del tutto insaziabile ai prezzi di mercato.
Nel caso del fondo "Abitare 1" della fondazione Cariplo, intervengono investitori istituzionali volonterosi che accettano la promessa di un ritorno pari al 2% più inflazione: banche, Cassa depositi e prestiti, imprese di tradizione sociale, Regione, per un totale di 85 milioni spalmati su tre aree da edificare, circa 100mila metri quadrati per 6700 alloggi, 100% di affitto a canone calmierato per trent’anni sui 70 euro al metro quadro (quando a Milano non si va mai sotto i 100). E in più una funzione che la finanza etica rivendica con forza studi preliminari attenti sulla composizione demografica, economica, etnica prevista, per immaginare i servizi più utili e soluzioni che "facciano comunità". Per dire, se ci si aspettano molte coppie con l’ambizione di far figli, asilo nido sovradimensionato e spazi commerciali offerti preferibilmente a chi vende prodotti per bambini, anziché a sale corse o jeanserie.
Secondo una battuta che circola, una specie di "finanza Tafazzi", benché nobilissima e necessaria: e infatti gli stessi protagonisti considerano quell’accordo col Comune di Milano siglato nel dicembre 2005 un protocollo sperimentale «non automaticamente replicabile», come dice Carlo Cerami, consigliere Cariplo delegato per l’housing sociale: «Un episodio importante e non isolato, ma che prevede alle spalle un fondo etico, fatto di investitori particolari per cultura e dimensioni di impegno che non si trovano facilmente». Tanto che la seconda tranche del piano social housing milanese, 8 aree periferiche per oltre 200mila metri quadri e 1700 alloggi, sarà piuttosto diverso: 30 milioni messi dalla Regione e 20 dal Comune servono a ridurre di circa un punto il costo del denaro attinto alle banche per i privati che si impegnano nell’impresa sociale. La fondazione Cariplo non ci mette risorse ma solo studio e consulenza nella negoziazione. E meno stretti finiranno per essere i vincoli sociali dei progetti: ci sarà una quota di edilizia libera per rimunerare in parte quella convenzionata, il 25 per cento d’affitto e il 75 in vendita.
I termini di gara per il progetto del fondo etico si sono chiusi da una settimana, entro l’anno ci sarà l’assegnazione e nessuno si aspetta sorprese: il fondo "Abitare 1" è l’unico candidato plausibile. Per le altre 11 aree milanesi, invece, i termini sono a fine dicembre e ci sono più incognite: altre gare del genere (una a Bologna nel maggio 2007) sono andate deserte. Ma Carlo Cerami inclina all’ottimismo: «Ci sono segnali addirittura sorprendenti, imprese private e cooperative intenzionate a competere, almeno per le aree più attraenti fra quelle in campo». Sarà che la crisi, almeno in qualche caso, ha i suoi vantaggi: «Da un lato prosegue Cerami rende accettabili percentuali di utile che prima non sarebbero neppure prese in considerazione, dall’altra moltiplica la domanda di edilizia sociale, mettendola al centro dell’attenzione delle manovre anticrisi. Si vede anche da quest’ultima, che consolida la svolta a favore dell’edilizia sociale contenuta già nella finanziaria del governo Prodi». Giuseppe Guzzetti non nasconde l’orgoglio: «Fondazione Cariplo e altre fondazioni di origine bancaria hanno messo a punto un modello che ha dimostrato di poter funzionare. Il piano casa del Governo del resto è stato più volte esplicitamente riferito a queste nostre esperienze».
Maurizio Bono
da Repubblica.it, supplemento affari e finanza, del 24.11.2008

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