martedì 24 novembre 2009

Le conseguenze sull’ambiente del piano-casa



Dopo mesi di discussioni il piano-casa proposto dal governo è diventato una realtà concreta in diverse regioni d’Italia.
Il Governo ha concordato con le Regioni l’approvazione di una serie di leggi regionali che consentiranno l’ampliamento della volumetria di edifici privati – e non solo.Ma quali saranno le conseguenze del piano casa sull’ambiente e sul territorio dell’Italia, già fortemente antropizzato e urbanizzato?
C’era realmente bisogno del piano? E quali sono state le reazioni di regioni e comuni?
Il Governo non sembra intenzionato a lasciare particolare margine alla discrezionalità delle comunità locali: se ci saranno regioni inadempienti, il Governo utilizzerà i propri poteri (anche avvalendosi del decreto-legge) per far sì che ogni regione abbia un piano-casa conforme alle direttive nazionali.
Secondo Legambiente risulta la contraddittorietà del messaggio che viene lanciato ai cittadini e alle imprese: nei prossimi 18-24 mesi si potranno realizzare interventi edilizi con una procedura semplificata, in deroga ai Piani regolatori. Il tutto con qualche attenzione ambientale e energetica la cui entità dipende da dove si trova l’abitazione da ampliare o da demolire e ricostruire.
«Si è persa l’occasione per dare un chiaro messaggio di innovazione al settore delle costruzioni – ha continuato Zanchini – perché ancora una volta si è cercata la via più breve per risollevare le sorti del mercato edilizio. Siamo di fronte a una crisi del settore che non è congiunturale, veniamo da 10 anni di espansione edilizia e nonostante ciò nel Paese si vive una drammatica situazione sociale, con centinaia di migliaia di persone sotto sfratto e di famiglie che non riescono a pagare le rate del mutuo e dell’affitto».
Per Legambiente la strada da seguire è invece un’altra, ovvero quella di dare risposte all’emergenza abitativa e legarla a un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri, periferie.«Bisogna affrontare con urgenza e competenza l’emergenza abitativa legandola ad un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri e periferie – ha aggiunto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -.
Per questo bisogna investire in interventi che puntino a coniugare sicurezza statica e efficienza energetica, allargando questo obiettivo anche a tutti gli edifici non residenziali sfruttando l’opportunità di lavorare sul patrimonio esistente invece di occupare nuovi ettari di suoli agricoli. […] Gli interventi varati dalle regioni invece finiranno per premiare le seconde case e gli investimenti di privati e fondi speculativi nel mattone, con lo sviluppo di un mercato che ha reso le case inaccessibili proprio a chi ne avrebbe bisogno: nuove famiglie, immigrati, giovani.

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