Dov’è finita la campagna? A guardarlo dall’alto, il pianeta è ormai una vasta distesa urbanizzata che quando di notte si accende lascia ben poche zone d’ombra. A sorprendere di più, oltre le vaste chiazze luminose che indicano le città, il reticolo di strade, di autostrade, le infrastrutture continue che solcano ogni spazio e che sembrano parte di una gigantesca ragnatela. Il fenomeno, iniziato quarant’anni fa, non accenna proprio a diminuire e la sua insostenibilità è diventata il simbolo forse più forte di un sistema di sviluppo ipertrofico seduto sull’orlo del baratro. Per limitarsi all’Italia, vengono cementificati ogni giorno 161 ettari di terreno, 750mila ettari tra 1995 e 2006, pari a poco meno dell’Umbria, in un paese che dal 1951 al 2001 ha aumentato la superficie urbanizzata del 500 per cento e che, con il rilancio recente del piano casa, sembra voler proseguire nell’opera di consumo del territorio.
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mercoledì 31 agosto 2011
venerdì 19 novembre 2010
Taranto citta' meno verde d'Italia, per i bambini 0.2 mq pro capite, equivalente a una foglia insalata
Le province “forzieri” d'Italia sono Roma (con 697. 387 minori), Napoli (quasi 671.000), Milano (636.610), Torino (351.566): contengono una parte consistente del “tesoro” rappresentato dai oltre 10 milioni di under 18 che vivono nel nostro paese.
Le province “più giovani” - quelle cioè con le percentuali più elevate di minori - sono prevalentemente al Sud: Napoli è in pole position (con quasi il 22% di minori sul totale della sua popolazione) seguita da Caserta (21,3%), Caltanissetta, Crotone e Catania (tutte oltre il 20%).
Unica eccezione fra le province del Nord è Bolzano con il 20% di under 18 sul totale dei suoi abitanti (2).
Invece è al Nord il primato in negativo con Ferrara, che ha la quota percentuale più bassa di bambini (12,6%).
A fornire queste informazioni è la prima delle mappe de “L’isola dei tesori. Atlante dell’infanzia (a rischio) in Italia” di Save the Children, presentato insieme al nuovo sito interattivo http://www.atlanteminori.it/ presso la Banca d’Italia.
“Il lancio dell’Atlante a pochi giorni dalla Giornata dell’Infanzia e presso un’istituzione così importante come la Banca d’Italia, non è casuale. La Banca d’Italia per statuto e missione protegge e governa il “tesoro” economico-finanziario italiano: dunque c’è sembrato di grande forza simbolica l’idea di presentare presso questa sede istituzionale il nostro Atlante del tesoro umano e futuro d’Italia” sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Gli oltre 10 milioni di bambini che vivono sul suolo italiano, sono la riserva aurea nazionale che l’Atlante di Save the Children riporta allo scoperto, come in una virtuale caccia al tesoro, mostrandone, attraverso più di 70 mappe, la dislocazione geografica e dove sia più o meno valorizzata, protetta, tutelata ma anche, purtroppo, misconosciuta, offesa, incustodita”.
“Save the Children, che già nel ’44 era intervenuta in Italia portando aiuti ai bambini appena usciti dalla guerra, ha deciso di impegnarsi con sempre maggiore determinazione in favore dell’infanzia nel nostro paese, rafforzando ulteriormente nei prossimi 5 anni le sue attività, soprattutto in favore dei minori più vulnerabili”, prosegue il Direttore Generale dell’Organizzazione.
L’anagrafe del “tesoro”. Ma cominciamo con il dare un nome ai milioni di “tesori” d’Italia. Dalla mappa con l’“anagrafe del tesoro”, si scopre che i 5 nomi di bambini più diffusi e amati dai genitori italiani sono: Francesco, Alessandro, Matteo, Antonio e Giuseppe, per i maschi; Giulia e Sofia, per le femmine. In particolare Francesco è il nome scelto in prevalenza dai genitori di alcune regioni del Centro Sud (Lazio, Sardegna, Puglia e Molise, Calabria, Basilicata), Alessandro il preferito in alcune regioni del Centro Nord (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria), Matteo soprattutto in Valle D’Aosta e Friuli Venezia Giulia, Antonio e Giuseppe in Campania e Sicilia. Tra le bambine il nome di maggior successo è Giulia in 9 regioni (Liguria, Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio, Sardegna) seguito da Sofia (più comune in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Sicilia e in provincia di Trento). Per quanto riguarda i nomi di bambini nati da genitori stranieri, si registra - a conferma dell’integrazione in atto - il successo di nomi italianissimi come Alessia, Giulia e Sofia per le bambine e Matteo e Alessandro per i bambini. Tra i nomi stranieri invece quelli più in voga sono Sara, l’asiatico Aya, gli arabi Malak (angelo) e Hiba (regalo) per le femmine. Per i maschi Adam precede Mohammed, seguito da Rayan, Omar, Matteo, Alessandro, Cristian, Kevin e Youssef (3) .
Nomi che identificano il “tesoro degli immigrati”: sono 932.000 i minori stranieri residenti in Italia (4) . Di essi 6 su 10 sono di seconda generazione (cosiddetti G2), cioè nati in Italia: Prato con il 19,7% di minori di seconda generazione sul totale della sua popolazione straniera, Mantova (17,2%), Cremona (17%), Brescia e Reggio Emilia (16,9%), nel Sud Trapani (14,2%) e Palermo (12,7%), sono i capoluoghi di provincia con la più alta percentuale di G2.
Ma ci sono anche bambini e adolescenti quasi senza nome e senza volto, pressoché invisibili perché le loro vite sono in parte o completamente clandestine e nascoste: centinaia di minori per lo più stranieri e soli che soggiornano per brevi periodi nelle comunità per poi scapparne, o che finiscono in circuiti di sfruttamento lavorativo, sessuale o di devianza. Nel 2010 risultano almeno 4.500 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia (5) . Un dato sicuramente per difetto, che non include, per esempio, i minori neocomunitari. E stranieri sono alcune migliaia di minori lavoratori: pari al 9% di tutti i minori che lavorano, stimati in circa 400.000 (6). Sono soprattutto cinesi, a Roma, Milano e Firenze, Prato; romeni e albanesi, a Roma e a Bari, giovani nord-africani in Sicilia e Calabria.
E 1 milione 756 mila sono i minori che vivono in povertà relativa cioè in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media (7): circa il 65% di questi minori - salta all’occhio dalla “mappa dei tesori a rischio” - si concentra nel Sud Italia. Insieme ad essi bisogna considerare altri 649 mila “tesori”, circa il 6% della popolazione sotto i 18 anni, che vive in povertà assoluta (8).
Poi ci sono i bambini e gli adolescenti “poveri” di aria pulita e di verde: il Nord Italia spicca per gli elevati tassi di inquinamento dell'aria, anche in rapporto al resto d'Europa: Torino, Milano, Brescia, Padova, Modena, Bergamo, Pescara, Napoli, Venezia, Rimini e Reggio Emilia si segnalano non solo in Italia ma anche in Europa per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato (PM10), polveri sospese nell'aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. E in molte di queste città risultano oltre i livelli di guardia anche le concentrazioni di biossido di azoto.
Napoli detiene in aggiunta il triste primato di città più costruita d'Italia con oltre il 65% della superficie impermeabilizzata ed è tra le ultime per verde attrezzato.
E poveri di verde sono anche i bambini che vivono ad Imperia, Savona, Lecco, Ascoli Piceno, Chieti, Crotone e Olbia che non possono contare su più di 5 mq di verde ciascuno, per non parlare di Taranto dove gli abitanti si devono accontentare di una foglia di insalata (0,2 mq) ognuno.
Il primato in positivo, cioè di capoluogo di provincia ben aldisopra della media nazionale per verde pro-capite (che è di 106 metri quadri per abitante), spetta invece all’Aquila (con 2.787 metri quadri), i cui giovani abitanti tuttavia debbono fare i conti con le ferite aperte e lasciate dal terremoto (per esempio la mancanza di una casa e di luoghi aggregativi); per disponibilità di verde si segnalano a seguire Pisa (1.521), Ferrara (1.259) e Matera (1.140).
Un'opportunità, questa di un po’ di verde, a cui fa da contraltare una diffusa inadeguatezza di servizi all’infanzia fondamentali come i nidi per i più piccoli (0-2 anni): in fondo alla lista ci sono Calabria e Campania con solo 2 bambini su 100 fra 0 e 2 anni presi in carico dai nidi pubblici; seguono Puglia (3,9) e Molise (4,3). Più virtuose Valle D'Aosta ed Emilia Romagna dei cui nidi usufruiscono il 20% dei piccoli fra 0 e 2 anni, seguite da Umbria (18%), Toscana (16,9%) e Trentino (15,3%).
Un percorso educativo che può iniziare con difficoltà per poi a volte interrompersi prematuramente: nel Sud Italia - in particolare in Sardegna e in Sicilia - la percentuale di interruzioni formalizzate e abbandoni scolastici è, rispettivamente dell’8,3% (su 100 iscritti per i 5 anni di scuola di II grado, nell’anno 2008-2009) e del 6,6%. Al Nord si segnala la Liguria con il 5,4% di interruzioni ed abbandoni.
“L’Atlante dell'Infanzia di Save the Children con le sue numerose mappe conferma come nascere e vivere in una parte del nostro paese piuttosto che in un'altra equivalga a maggiori o minori opportunità per un bambino. Come se non ci fosse una Italia dell’infanzia ma decine d’Italie diverse”, prosegue Valerio Neri. “Un esempio lampante sono le differenze anche abissali nella spesa sociale provinciale procapite per asili nido e altri servizi per l’infanzia. Si va da Trieste, in testa alla classifica con 108 euro pro-capite, a province meno virtuose del Nord come Piacenza (10 euro e 50), a quelle in fondo alla classifica come Benevento, Crotone, Avellino e Catanzaro dove i comuni spendono meno di 2 euro per cittadino. E la stessa figura del Garante dell’Infanzia è presente a macchia di leopardo, con 3 regioni, Valle D’Aosta, Sardegna e Sicilia, che non lo hanno neanche previsto per legge”.
“L'impressione è che questo 'tesoro' di bambini sia sempre più spesso - e in città e territori sparsi lungo tutto lo stivale - seriamente minacciato”, conclude il Direttore Generale Save the Children Italia. “Per questo ci sembra non più procrastinabile la nomina del Garante Nazionale dell’Infanzia e il varo di un Piano Nazionale Infanzia mancante dal 2004. Un Piano che stabilisca un coordinamento efficace tra il livello centrale e regionale, che preveda la chiara definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali per l’infanzia e l’adolescenza - per ridurre le drammatiche diseguaglianze che oggi colpiscono l’infanzia nel nostro Paese - e che sia dotato di risorse adeguate e di rigorosi strumenti di monitoraggio e di valutazione. Inoltre è importante procedere alla nomina e riconvocazione dell’Osservatorio Nazionale Infanzia, di cui è scaduto il mandato ad agosto 2010”.
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giovedì 11 novembre 2010
Un libro e un reportage raccontano la realtà della ‘Downtown’ milanese, tra fallimenti e possibilità di riscatto
Succede a Milano: ”E’ un quartiere di case. Un quartiere dormitorio. Qui o porti giù il cane o i bambini e incontri gente che fa comunella, altrimenti è la morte civile”. Così un abitante di Pompeo Leoni descrive la difficile realtà del suo quartiere: una distesa di palazzoni e spiazzi deserti situata a poca distanza dal centro della città meneghina. Nato su un’area industriale dimessa, il caso di Pompeo Leoni avrebbe dovuto rappresentare un nuovo modo di abitare la città. Invece è stato un fallimento, sia a livello architettonico che a livello sociale. E non è l’unico esempio.
E’ il 2007 e due ricercatori del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, Massimo Bricocoli e Paola Savoldi, vincono un bando di ricerca sullo sviluppo urbanistico delle città commissionato dal Puca (Plan Urbanisme Construction Architecture) del Ministero Francese. Dopo tre anni di indagine, dalle fondamenta dei palazzi alla testimonianza diretta delle persone che ci vivono, è nato un libro che racconta il nuovo centro allargato della città o - per dirla all’americana - la Downtown milanese.
Affiancato dalla narrazione per immagini del reportage fotografico di Giovanni Hänninen (di cui potete vedere una foto in questo post), il libro 'Milano Downtown. Azione pubblica e luoghi dell'abitare', in uscita per et.al è un percorso scientifico ma anche una storia corale che racconta cinque realtà abitative diverse accomunate dal disagio. Dal coprifuoco di via Padova, alle contraddizioni della zona Canonica Sarpi dove si passa dal degrado all'espressione della 'gentrification' semplicemente spostandosi da un civico all'altro. Dal quartiere di Santa Giulia, in cui i livelli di contaminazione del sottosuolo sono tali da impedire la costruzione del nuovo asilo nido, alle torri di Gratosoglio da cui si può controllare che i malati di Alzheimer dell’ospedale vicino non scavalchino i doppi muri di cinta.
Poco lontano dall'ultimo avamposto del bike-sharing, tanto voluto dalla giunta comunale, Milano appare come un esperimento mal riuscito con possibilità di riscatto. "Per le realtà confinate nel tessuto urbano consolidato della città, come via Padova e Canonica/Sarpi, è difficile immaginare grandi stravolgimenti architettonici – spiega Paola Savoldi - si spera nelle migliorie da parte dei privati, in una politica di incentivi per la ristrutturazione e non certo misure come l'inutile innalzamento del coprifuoco. In generale però, con una certa dose di pragmatismo, le soluzioni possibili ci sarebbero e questo libro intende suggerirle".
Ma l’attenzione sul caso della Downtown milanese continua anche nella mostra collegata al libro che sarà visibile dal 10 novembre al 3 dicembre presso lo spazio Assab One. Oltre a raccogliere le immagini del reportage di Giovanni Hänninen, la mostra focalizza l’attenzione sul contesto privato delle persone che abitano questi luoghi, le cui storie, spesso drammatiche, saranno recitate dal vivo. "Così come il libro è nato con l'obiettivo di divulgare l'osservazione scientifica e non una posizione politica” - spiega Giovanni Hänninen - “anche il mio sguardo si è limitato a catturare le immagini con l'occhio di un esploratore. Tuttavia mi piacerebbe un giorno entrare all'interno dell'alveare e intraprendere un percorso più intimo documentando la vita, spesso drammatica, dei suoi abitanti: le storie delle persone continuano sicuramente oltre quel muro."
Laura Ghisellini (foto di Giovanni Hänninen)
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lunedì 8 novembre 2010
Giornata nazionale dell'albero: appuntamento per il 21 novembre
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” che istituisce la “Giornata nazionale degli alberi” il 21 novembre. Con questa iniziativa di valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo si vuole perseguire “l’attuazione del protocollo di Kyoto e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il miglioramento della qualità dell’aria”.
In questa Giornata il Ministero dell’Ambiente, d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, potrà realizzare nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università e negli istituti di istruzione superiore iniziative per promuovere la conoscenza e il rispetto della natura per stimolare un comportamento quotidiano ecosostenibile, anche al fine della conservazione della biodiversità. Ogni anno la Giornata sarà intitolata a uno specifico tema. Inoltre, in collaborazione con le autorità comunali e regionali e il Corpo forestale dello Stato, le istituzioni scolastiche cureranno la messa a dimora in aree pubbliche di piantine di specie autoctone, preferibilmente di provenienza locale.
Il disegno di legge punta poi a rendere effettivo per i Comuni l’obbligo di piantare un albero per ogni nato modificando la normativa vigente e rendendola più cogente per i sindaci. In particolare si abbreviano i tempi per la messa a dimora dell’albero portandoli da 12 mesi a 90 giorni.
Entro un anno dall’entrata in vigore, ciascun Comune provvederà a censire e classificare gli alberi piantati nell’ambito del rispettivo territorio in aree urbane pubbliche. Due mesi prima della scadenza naturale del mandato il sindaco dovrà rendere noto il bilancio arboricolo del Comune.
Inoltre, il provvedimento vuole incentivare la destinazione ad aiuole delle aree adiacenti o comunque funzionali a pubblici esercizi introducendo l’esenzione dalla Tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap).
Infine il decreto interviene sulla disciplina dei contratti di sponsorizzazione e degli accordi di collaborazione stipulati dalle amministrazioni pubbliche facendo rientrare tra le iniziative previste quelle finalizzate a favorire l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dall’atmosfera attraverso la piantumazione di alberi nelle aree urbane.
“Con questo disegno di legge che istituisce la Giornata nazionale degli alberi – afferma il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – vogliamo promuovere la cultura del verde a 360 gradi: non solo la piantumazione, importante per la qualità dell’aria delle nostre città, per la riduzione dell’inquinamento acustico e per il risparmio energetico, ma anche l’educazione dei più piccoli e non alla conoscenza e al rispetto della natura. La creazione di un ambiente sostenibile per le prossime generazioni è un dovere di tutti e provvedimenti come questo vanno proprio nella direzione di raggiungere questo importante traguardo”.
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mercoledì 31 marzo 2010
Spazi verdi urbani: in arrivo la legge
È stato approvato dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge sullo sviluppo degli spazi verdi urbani che introduce disposizioni innovative per la promozione e la divulgazione dei temi della tutela ambientale e del patrimonio arboreo e boschivo.
È previsto il rilancio della “Giornata nazionale degli alberi”, da celebrare il 21 novembre di ogni anno, attraverso iniziative nelle scuole, nelle università e negli istituti d’istruzione superiore.Il coinvolgimento dei giovani è - secondo il Governo - essenziale per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto e dalle politiche di riduzione delle emissioni, di prevenzione del dissesto idrogeologico e miglioramento della qualità dell’aria.
Il disegno di legge, inoltre, modifica la legge 113/1992, dando effettività all’obbligo imposto ai Comuni di porre a dimora un albero per ogni neonato residente.
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