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giovedì 6 giugno 2013

7 giugno -'Assolti e confiscati – Punta Perotti, una storia di straordinaria ingiustizia' di Michele Matarrese - Bari




“Assolti e confiscati – Punta Perotti, una storia di straordinaria ingiustizia”, presentazione del libro che ripercorre la vicenda dei palazzi più famosi di Bari

Venerdì 7 giugno, alle 18, all’hotel Parco dei Principi (Bari), Michele Matarrese ne discute con giuristi e imprenditori.

domenica 7 ottobre 2012

PUNTA PEROTTI / Confermato il risarcimento di 49 milioni di euro ai Matarrese. Vicenda conclusa?


La Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell'uomo, con decisione dello scorso 24 settembre, ha respinto il ricorso presentato dal Governo italiano nel caso "Punta Perotti", lottizzazione edilizia realizzata nella città di Bari, bollata come "ecomostro" dagli ambientalisti, e successivamente demolita. 

giovedì 7 giugno 2012

PUNTA PEROTTI / Sentenza Corte Europea Diritti dell'Uomo: risarcimento da 49mln di euro ai costruttori



Quasi cinquantamilioni di euro, 49, per risarcire gli imprenditori che tirarono su la 'saracinesca' di Bari, il complesso di punta Perotti abbattuto tra gli applausi dell'Italia intera, simbolo della vittoria del bello sugli interessi del partito del cemento. 

sabato 12 maggio 2012

PUNTA PEROTTI / Strarburgo decide un risarcimento di 49milioni ai costruttori


Bari, Punta Perotti - palazzi demoliti nel 2006
L'Italia dovra' versare per danni materiali oltre 49 milioni di euro in totale alle tre societa' - Sud Fondi, Mabar e Iema - che hanno fatto ricorso contro la confisca di Punta Perotti. Lo ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo.

mercoledì 18 maggio 2011

Parco Perotti, il Comune di Bari chiede di poterlo gestire


Il Comune è disponibile ad occuparsi a proprie spese della custodia e della manutenzione ordinaria e straordinaria del parco di Punta Perotti. Lo ha deciso ieri la giunta comunale, formalizzando ai proprietari delle aree l´offerta reale, successiva alla trascrizione della proprietà dei suoli nei registri immobiliari. Nello stesso provvedimento, l´esecutivo ha dato mandato agli uffici dell´Avvocatura e del Patrimonio di definire la restituzione ai proprietari privati anche di quelle porzioni di suoli, cedute al Comune al momento del rilascio delle concessioni edilizie per la realizzazione dei servizi. Essendo diventati nulli tutti gli atti relativi alle concessioni edilizie, anche quei terreni dovranno essere restituiti.

mercoledì 11 maggio 2011

PUNTA PEROTTI / offerta di risarcimento per 60 milioni di euro


Sessanta milioni di euro da dividere tra le tre imprese, oltre alla restituzione dei suoli. È la proposta di transazione avanzata dalla rappresentanza permanente italiana presso la Corte europea dei diritti dell'uomo per la vicenda di Punta Perotti. Un’iniziativa, quella di Palazzo Chigi, nata con ogni probabilità per evitare la sentenza di condanna a un maxirisarcimento da parte di Strasburgo: Mabar, Sud Fondi e Iema hanno infatti chiesto 300 milioni di danni.

«Non abbiamo ricevuto alcuna offerta, se e quando ci arriverà la valuteremo con i nostri avvocati», si limita a dire Beppe Matarrese. Non è una posizione tattica: la proposta è stata depositata solo a Strasburgo e non è stata discussa né con gli avvocati delle imprese né tantomeno con quelli del Comune che sta informalmente partecipando alle trattative sulla transazione. L’offerta è emersa soltanto perché l'8 aprile il ministero della Giustizia ha chiesto un parere alla Cassazione, al Consiglio di Stato e al Tribunale di Bari (in quanto giudice dell'esecuzione).

La risposta degli ermellini di piazza Cavour è arrivata in via Arenula il giorno 29, e sembra omettere un particolare importante. Nella missiva il primo presidente Ernesto Lupo evidenzia «l'impossibilità di esprimere parere»: «La valutazione richiesta presupporrebbe infatti la disponibilità di dati (quali l'estensione dei suoli e l'entità degli immobili confiscati, il loro stato presente, la situazione attuale e gli interessi coinvolti, la posizione assunta dalle predette società in merito agli sviluppi della vicenda, ecc.) dei quali questa Corte non è in possesso, e che non è in grado di acquisire, non competendo ad essa alcun apprezzamento in ordine alla destinazione dei beni confiscati, una volta che gli stessi, com'è accaduto nella specie, siano stati acquisiti al patrimonio indisponibile del Comune». In realtà, l'incidente di esecuzione proposto da Palazzo Chigi ha già portato alla restituzione dei suoli di Punta Perotti alle imprese: Lupo si ferma però alla sentenza di maggio 2010 con cui la Terza sezione ha rimesso gli atti al Tribunale di Bari.

La Cassazione, insomma, se ne lava le mani. Né potrebbe essere diversamente, visto che la titolarità a esprimersi su una proposta di transazione appartiene al Consiglio di Stato. Ma più che l'intreccio giuridico-amministrativo, ciò che conta è la strategia processuale di Palazzo Chigi. A Strasburgo infatti i tempi sono maturi per una decisione sul quantum della richiesta, e una eventuale sentenza di condanna potrebbe avere un impatto mediatico devastante. La rappresentanza permanente presso la Corte avrebbe dunque «suggerito» al governo di avanzare una proposta, così da sparigliare il campo e dimostrare di essersi attivato: e se i giudici di Strasburgo dovessero giudicare congrua l’offerta di 60 milioni, sarebbe un modo di limitare i danni rispetto ad una richiesta che ammonta a 5 volte tanto.

Il risarcimento, ma questo è ovvio, integra e non sostituisce la restituzione dei suoli. Suoli che sono sempre edificabili, seppure soltanto in linea teorica, e che restano ancora nella materiale disponibilità del Comune in quanto trasformati in Parco della legalità. Una norma voluta da Berlusconi (l’articolo 4, comma 4-ter della legge 102/2009) peraltro dice che i suoli da restituire vanno valutati al prezzo di mercato, in base alla destinazione attuale e senza tener conto del valore dei palazzi: serviva ad evitare che i Matarrese potessero pretendere i danni anche per gli immobili demoliti. La Corte di Strasburgo non è obbligata a tenerne conto, ma l’offerta di Palazzo Chigi ovviamente sì.

martedì 8 marzo 2011

PUNTA PEROTTI / 40mila euro ai Matarrese per danni morali


Si apprende che il governo italiano ha pagato i danni morali e le spese processuali ai Matarrese per l'illegittima confisca di Punta Perotti. Liquidando 40mila euro alla società Sud Fondi lo Stato ha ottemperato alla sentenza della Corte europea del 20 gennaio 2009.

sabato 5 febbraio 2011

PUNTA PEROTTI / Le imprese: Tenetevi il parco


Martedì prossimo il Comune avrebbe voluto restituire loro le aree di Punta Perotti. Ma i costruttori hanno detto «no»: ci è stato confiscato un suolo edificabile con dei palazzi, volete ridarci un parco pubblico. E quindi, con tre fax identici giunti ieri al sindaco, alla ripartizione Patrimonio e al dipartimento Affari giuridici di Palazzo Chigi, le imprese Mabar, Sud Fondi e Matarrese dichiarano che l’invito non può essere accolto. Almeno per ora. È una mossa prevedibile in virtù del procedimento in corso a Strasburgo, ma che non aiuta certo a sbrogliare la matassa.

Attenzione: questa mossa non significa che le imprese stanno definitivamente rinunciando a riprendersi i suoli. L’ordinanza del giudice Antonio Lovecchio, infatti, è ormai definitiva, quindi la proprietà è senza ombra di dubbio degli imprenditori Matarrese, Quistelli e Andidero. In ballo qui c’è il possesso dell’area: che, stando così le cose, per ora resterà nelle mani del Comune. Le imprese dicono infatti di non essere interessate a farsi carico di un parco pubblico attrezzato, di cui dovrebbero curare manutenzione e custodia. «Persino per essere autorizzata a realizzare mere opere di recinzione», servirebbe un ok da parte del Comune.

Questa reimmissione in possesso, secondo i costruttori, non è la restitutio in integrum (nemmeno per i soli suoli) che anche la Cassazione ha ritenuto l’unica alternativa all’indennizzo a seguito di una confisca avvenuta in assenza di reato. Se è ovvio che le imprese non potranno mai riavere i suoli con i tre palazzi che c’erano il 17 marzo 1997, quando Punta Perotti fu sottoposta a sequestro preventivo da parte del Tribunale di Bari, oggi i proprietari lamentano di non poter riavere nemmeno un semplice suolo edificabile: questo proprio perché c’è il parco.

Ne consegue che i proprietari preferiscano puntare al risarcimento economico, il cui ammontare dovrà a breve essere stabilito dalla corte di Strasburgo. Oltretutto, secondo le imprese, la tempistica è sospetta: «Questa offerta (la restituzione, ndr) appare, per tempi e modalità, chiaramente strumentale ad evitare, o quantomeno condizionare o rinviare, la imminente determinazione da parte della Corte Europea del risarcimento del danno materiale subito dalla società, al termine di una procedura durata molti anni nel corso della quale mai nessuna offerta di restituzione e di risarcimento del danno era stata avanzata né dal Comune, né dallo Stato alla società stessa». Insomma: potevate pensarci prima. Il segnale lanciato sul punto del risarcimento sembra chiaro. Così come la lettera pare contenerne un altro: la restituzione del possesso potrà essere accettata - comunque dopo la pronuncia della Cedu - se il Comune smantellerà il parco. Azione che, però, l’amministrazione non intraprende per motivi di cautela contabile: per attrezzare il «Parco della legalità» voluto da Emiliano sono stati spesi 2 milioni di euro, ed un’eventuale demolizione potrebbe finire nel mirino della Corte dei conti.

Intanto a Strasburgo, l’altro giorno, il governo ha fatto propria la proposta transattiva del Comune di Bari: stop al contenzioso sulla proprietà delle aree, e risarcimento sottoforma di altri suoli edificabili. Una strada che però resta sulla carta, dal momento che i costruttori continuano a dire di non essere mai stati interpellati. La Cedu non si esprimerà a breve sull’ammontare del risarcimento: prima dovrà essere verificata l’impossibilità di arrivare a un accordo tra le parti. Gli imprenditori, come noto, per la confisca illegittima chiedono un risarcimento di 300 milioni di euro. Ma il Comune teme che non finirà lì: una volta chiusa la partita europea, con l’ultima ordinanza del giudice Lovecchio i costruttori potrebbero attivare un procedimento civile per chiedere anche i danni conseguenti all’abbattimento dei palazzi.

venerdì 28 gennaio 2011

PUNTA PEROTTI: accordo possibile



Potrebbe giungere a una svolta l’intricata vicenda di Punta Perotti. Stamane il sindaco Michele Emiliano ha firmato la lettera, indirizzata al Dipartimento giuridico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la quale annuncia la volontà del Comune di Bari di trovare un accordo con le imprese Andidero, Matarrese e Quistelli.

mercoledì 26 gennaio 2011

Punta Perotti / Il sindaco ai costruttori “Vi concediamo suoli di pari valore”


Non soltanto eguali volumetrie. L’amministrazione comunale è pronta a concedere alle imprese proprietarie dei terreni di Punta Perotti anche aree che raggiungano complessivamente lo stesso valore di mercato di quelle su cui adesso sorge il parco urbano. L’offerta del Comune, che sta prendendo corpo in queste ore, sarà inserita nella proposta di conciliazione che il governo italiano presenterà alla Corte europea dei diritti dell’uomo entro il 31 gennaio.

sabato 22 gennaio 2011

PUNTA PEROTTI: I suoli ritornano ai costruttori


I suoli dove sorgeva Punta Perotti, complesso edilizio abbattutto nel 2006, e dove oggi sorge il parco, devono tornare ai costruttori. Lo ha deciso il gup del tribunale di Bari Antonio Lovecchio. La decisione sulla restituzione dei terreni nasce da una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha ritenuto la confisca dei suoli una sanzione arbitraria perchè gli imputati sono stati assolti a conclusione del processo per lottizzazione abusiva.

giovedì 20 gennaio 2011

PUNTA PEROTTI: in arrivo la decisione contro l'annullamento della confisca


Mancano ormai pochissimi giorni alla definizione della proprietà dei suoli di Punta Perotti, in attesa della decisione del gip presso il Tribunale di Bari Spadavecchia.
Nell’attesa cresce la preoccupazione al Comune per il rischio abbandono di quegli spazi ormai occupati da un grande polmone verde destinato a verde pubblico.

lunedì 15 novembre 2010

Revocata la confisca delle aree di Punta Perotti

Dagli anni Novanta con l'inizio dei lavori del complesso edilizio, all'abbattimento del 2006, fino all'ultimo capitolo di oggi.

Il gup del Tribunale di Bari ha disposto la revoca della confisca dei suoli di Punta Perotti, dove sorgeva il famoso "ecomostro" poi abbattuto, e dunque la loro restituzione alle tre imprese costruttrici. La decisione è stata presa dopo che la Cassazione aveva rinviato gli atti perché al momento della confisca i proprietari non erano stati avvisati. Ora la restituzione, come avevano chiesto la Procura di Bari e le imprese. Il giudice quindi ha disposto la restituzione dei terreni alle imprese costruttrici che subirono la confisca al termine del processo per lottizzazione abusiva dei suoli.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha prontamente dichiarato che "Non e' possibile edificare ancora sull'area del parco di Punta Perotti".

Ecco le tappe salienti:
  • 1995: Iniziano i lavori del complesso edilizio residenziale. Tre torri per complessivi 300mila metri cubi di acciaio e cemento. I lavori dei palazzi in costruzione sono di società dei gruppi Matarrese, Andidero e Quistelli.
  • 1997: La Procura di Bari mette sotto sequestro gli immobili perché ''abusivi'': violano la legge Galasso che prescrive che gli immobili debbano tenere una distanza minima dal mare di almeno 300 metri. I palazzi di Punta Perotti sono costruiti ad una distanza inferiore.
  • 1997-2001: Si innesta un lungo contenzioso con diversi giudizi contrastanti: annullamento del sequestro in Cassazione, confisca degli immobili in primo grado, annullamento della confisca in Corte d'Appello, ricorso della Procura generale di Bari in Cassazione. Costruttori e progettisti vengono invece assolti in primo grado dal momento che ai loro progetti sono state rilasciate le concessioni.
  • 2001: E' il 29 gennaio: la Corte di Cassazione conferma la sentenza di primo grado. E' la svolta della vicenda. I palazzoni vengono confiscati e immessi nel patrimonio del Comune di Bari.
  • 2001-2005: S'innesta un ulteriore contenzioso da parte dei costruttori per bloccare la demolizione e per ottenere il risarcimento dei danni. Nel frattempo, nel 2004, cambia la giunta comunale: Michele Emiliano (centrosinistra) subentra a Simeone Di Cagno Abbrescia (centrodestra).
  • 2006: Il Comune decide per la demolizione. La gara viene affidata alla General Smontaggi di Novara. I Matarrese presentano diversi ricorsi con l'intenzione di far valere un pignoramento sugli immobili in base al quale, secondo la loro prospettazione legale, non si posso abbattere. I ricorsi non vengono accolti. E' il via libera definitivo all'abbattimento.
  • 2006: Il 2 aprile viene abbattuto per implosione il primo blocco (i due terzi del primo 'fabbricato Matarrese'). Domenica 23 aprile saranno demoliti l'ultimo modulo del primo fabbricato nonché i due terzi dell'immobile posto parallelamente (secondo 'fabbricato Matarrese'). Lunedì 24 aprile saranno demoliti l'ultimo modulo del secondo fabbricato e l'immobile posto parallelamente alla ferrovia ('fabbricato Quistelli').
  • 2009: Il 20 gennaio la Corte europea dei diritti dell'uomo ritiene che la confisca dei terreni di Punta Perotti da parte dello Stato rappresenti "una violazione" del diritto di protezione della proprietà privata e della Convenzione per i diritti dell'uomo.
  • 2010: Il 15 novembre il gup del Tribunale di Bari revoca la confisca dei suoli su cui sorgeva l''ecomostro' di Punta Perotti e dispone la restituzione dei terreni alle imprese costruttrici che subirono la confisca.

giovedì 4 novembre 2010

PUNTA PEROTTI: rinviata decisione su restituzione suoli


Si conoscera' la prossima settimana la decisione del gup di Bari Antonio Lovecchio sull'incidente di esecuzione proposto dall'Avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio dei ministri per ottenere la revoca della confisca dei suoli della lottizzazione dell'ecomostro (poi demolito) di Punta Perotti e la loro restituzione alle societa' Sudfondi, Mabar e Iema.

La richiesta di restituzione nasce da una decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) che ha ritenuto la confisca una sanzione arbitraria perche' gli imputati della lottizzazione abusiva sono stati assolti.

Fonte: ANSA.it

venerdì 29 ottobre 2010

PUNTA PEROTTI: il progetto bis


Isolati quadrati, come quelli del quartiere murattiano, schierati davanti alla ferrovia, un lungomare «raddrizzato» per separare i palazzi da un parco costiero, puntellato da bassi edifici che si spingono fin dentro il mare. Potrebbe essere così la nuova Punta Perotti, se il giudice De Benedictis deciderà per la restituzione ai proprietari dei suoli confiscati, ma ingiustamente, come ha stabilito la Corte europea dei Diritti dell’uomo.

Michele Matarrese, patron della società Sudfondi che insieme alla Mabar e alla Iema era intestataria della lottizzazione, ha promesso a se stesso di non fare pubbliche dichiarazioni fino alla sentenza del gup. E deve costargli, il silenzio, in questi giorni, mentre si rincorrono congetture e ragionamenti sulla possibilità o meno di ricostruire quel che è stato demolito a colpi di dinamite. E mentre il sindaco Michele Emiliano rilancia offerte di accordo che lasciano freddo se non «irritato» l’imprenditore.

Riaprirebbero i cantieri, i Matarrese? Una fonte vicinissima agli imprenditori suggerisce che sì, lo farebbero, e che hanno pronti anche progetto e architetto. I costruttori sanno benissimo che mai potrebbero ricostruire Punta Perotti «com’era, dove’era», né con le stesse dimensioni. Ma quei suoli sono tuttora edificabili, con destinazione urbanistica «terziario residenziale». Si può ripartire allora dal progetto elaborato dall’architetto milanese Ottavio Di Blasi e che risale al 2005, all’epoca in cui la battaglia giudiziaria era nel vivo e fu tentata la strada di una transazione. Sembra addirittura che il progetto - esposto in una mostra organizzata dal Politecnico di Milano e da Confindustria nella sala Murat - fosse piaciuto a Emiliano. A Michele Matarrese quell’idea piace ancora.

Di Blasi, pur essendo milanese, conosce Bari. Ci arrivò la prima volta insieme a Renzo Piano per costruire lo Stadio San Nicola, poi ha costruito tre chiese (tra cui quella del Salvatore a Loseto) ed un edificio residenziale in via Redi. E naturalmente conosce bene, per la collaborazione con Piano, il problema Punta Perotti. Il suo progetto si candida ad essere il fulcro di un parco urbano di 300mila metriquadri che inizia a piazza Gramsci e termina alla lama San Giorgio. I palazzi arretrano rispetto al mare, e si allineano sulla ideale prosecuzione di via Dalmazia. Dunque, il contrario di Punta Perotti. «Il nostro studio preliminare - spiega Di Blasi - è tutto speso in un ottica di “ricupero ambientale” e quindi non abbiamo tenuto conto dell’ipotesi di realizzare, assieme al porto turistico, un ulteriore pesante aumento di volumetrie in un’area che ha già degli ingenti indici di fabbricabilità. Ma occorre che l’area ritrovi una sua vocazione urbana e che diventi un pezzo “vivo” della città».

La proposta allora consiste nel dislocare ai margini del parco attività pubbliche ma con volumi di basso impatto: laboratori di creatività, scuole di teatro, di danza e di cinema, altre attività per il tempo libero, e tra queste due presenze più forti: la nuova sede della Pinacoteca provinciale «Giaquinto» e la nuova sede dell’Acquario che poi sarebbe l’unica costruzione sul mare, posta al termine di un molo attrezzato.

«Il minimo di volumi ad uso privato ed il massimo di contaminazione con le funzioni pubbliche»: solo a questa condizione, secondo Di Blasi, la marina può essere una risorsa. Alle spalle di queste attività, le residenze e il terziario, trasferendo e addensando le volumetrie previste sulla costa. «Teoricamente - nota l’architetto - la volumetria prevista dal Piano regolatore potrebbe essere ottenuta in isolati con un’altezza media di solo 8/9 piani», a fronte dei 13 piani fuori terra dei palazzi demoliti.

fonte: la Gazzetta del Mezzogiorno, articolo di Nicola Signorile

giovedì 28 ottobre 2010

PUNTA PEROTTI: mai più i palazzi torneranno com'erano


I palazzi di Punta Perotti, com’erano e dov’erano prima che saltassero in aria con la dinamite, non risorgeranno mai. Questa è l’unica cosa altamente probabile in una vicenda che gronda di colpi di scena.

Il prossimo 4 novembre il giudice Giuseppe De Benedictis dovrebbe decidere se revocare la confisca dei suoli, così come ha chiesto Berlusconi nella speranza che ciò basti a soddisfare la Corte di Strasburgo che ha giudicato «arbitraria» quella confisca, applicata nei confronti dei proprietari, autori innocenti di un reato (la lottizzazione abusiva) pur commesso ma rimasto senza colpevoli.

La procura si è sorprendentemente accodata alla richiesta, il Comune invece vi si è opposto, non avendo mai reclamato la confisca, anzi avendo «subìto» l’ingresso di quei terreni nel proprio patrimonio.

E i proprietari? Michele Matarrese (Sudfondi srl), avendo incassato la clamorosa sentenza del tribunale europeo, si mostra poco interessato alle decisioni della magistratura italiana, e aspetta la quantificazione del risarcimento per l’ingiustizia patita che sarà determinato a Strasburgo. Risarcimento per la confisca, non per l’abbattimento dei palazzi eseguito con una legge dello Stato (era in carica il governo Berlusconi).

In attesa delle risposte dei giudici (di Bari, di Roma e di Strasburgo) si fanno ipotesi e si elaborano scenari, più o meno azzardati. Cerchiamo però di stare con i piedi per terra. Come abbiamo anticipato ieri su queste pagine, Punta Perotti non risorgerà mai, almeno secondo il progetto che fu elaborato dagli architetti Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano e poi trasformatosi nel tempo, fino al «giallo» del coinvolgimento concreto di Renzo Piano (l’architetto genovese ha smentito - a suo tempo - i suoi clienti, cioè i Matarrese).

Contro la fantasiosa ipotesi della ricostruzione com’era, dov’era (si è fatto per il Petruzzelli, perché scandalizzarsi a pensarlo per Punta Perotti?) si stagliano innanzitutto i motivi che condussero alla legittima demolizione. In più, qualche recente norma che ha dato voce giuridica alla consapevolezza dell’assetto del territorio e della trasformazione sostenibile del paesaggio maturata negli anni. Ci riferiamo, in primo luogo, al Codice dei Beni culturali e del paesaggio e al Putt/p, cioè il Piano urbanistico territoriale tematico del paesaggio, al quale si è finalmente adeguato il piano regolatore generale di Bari (la variante è stata adottata dal Consiglio comunale lo scorso 9 luglio).

Già questo sarebbe sufficiente a sfoltire di molto la capacità reale di esprimere quei volumi teoricamente «promessi» oltre trent’anni fa dallo stesso piano regolatore. Ma c’è di più: nonostante gli ostacoli oggettivi o la soggettiva volontà di rallentare il passo, continuano a maturare da un lato il Piano paesaggistico regionale, dall’altro il Documento programmatico preliminare (anche questo già approvato dalla giunta comunale) al nuovo, futuro piano urbanistico generale.

Infine, a una riedizione di Punta Perotti si frappone il Piano Strategico Ba2015, che dà indicazioni anche sul futuro della costa sud. Un piano strategico correttamente inteso è uno strumento di costruzione dello sviluppo economico e sociale dell territorio metropolitano. Non un catalogo di progetti o di «sogni nel cassetto». Per questo non diamo molto peso a quell’insieme di «progetti» che pure è stato inserito nel Piano strategico. Per esempio, la Galleria di arte contemporanea, collocata proprio al centro dell’area di Punta Perotti.

Ora se i suoli dovessero essere restituiti ai proprietari, che ne sarebbe del Piano Strategico Ba2015? In teoria, i privati sarebbero chiamati a condividere quelle scelte e a partecipare alla realizzazione. Ammesso che vogliano vedervi una opportunità di sviluppo e condividere la visione prodotta dell’area metropolitana.

Ma è proprio questa sospensione ipotetica che dimostra la fragilità del piano strategico in termini di governance. Una fragilità peraltro già dimostrata da un paio di episodi recenti: il flop del museo archeologico a Santa Scolastica (con perdita dei finanziamenti dell’Area Vasta) e le polemiche sorte intorno all’ipotesi di porto turistico a piazza Diaz. L’uno e l’altro, come tutto il Piano strategico, frutto di forum, incontri, discussioni: quel che si dice «programmazione partecipata».

Ma si abusa talvolta di formule che suonano bene, le si usa spesso come un marchio di qualità, salvo poi non controllare le caratteristiche chimico-fisiche del contenuto. In un libro apparso ultimamente in Francia col titolo: L’urbanisme c’est notre affaire! (L’Atalante ed., pp. 174, euro 10), il sociologo Thierry Paquot nota: «L’urbanistica partecipata non è uno specchietto per le allodole, ma è una difficoltà. Bisogna saperlo. Si avvia faticosamente (perché esige molto tempo), senza la certezza che si mantenga e si sviluppi, destabilizza le procedure abituali (...) e spinge a riconsiderare la democrazia parlamentare, che allontana i rappresentanti dai rappresentati e conforta una “classe politica” che si crogiola nella vacuità e nella retorica».


fonte: la Gazzetta del Mezzogiorno, articolo di Nicola Signorile

giovedì 13 maggio 2010

Punta Perotti, la Cassazione: i suoli possono essere restituiti


«A questo punto devo augurarmi di vivere almeno cent’anni per sapere come finirà una vicenda in cui noi non abbiamo commesso alcun reato. L’ultima speranza è la pronuncia della Corte di Strasburgo che spero possa concretizzarsi al più presto. Il danno subito per l’abbattimento di Punta Perotti deve essere risarcito: le regole sono state rispettate». Michele Matarrese, presidente del gruppo edile Salvatore Matarrese spa, commenta così la decisione della Corte di Cassazione che martedì scorso ha annullato l’ordinanza con la quale il giudice Marco Guida, a ottobre 2009, ha rigettato il ricorso presentato dalla presidenza del Consiglio dei ministri (difesa dall’avvocatura dello Stato) per revocare la confisca dei suoli e degli immobili disposta dalla Cassazione il 29 gennaio 2001. Questo per dare seguito al decreto anticrisi, convertito in legge, che determina i criteri di liquidazione del danno ai costruttori degli edifici partendo dalla restituzione ai proprietari dei suoli su cui sorgeva il complesso edilizio.
Il gip di Bari aveva rigettato la richiesta di revoca del provvedimento di confisca perché «non può competere ad un soggetto estraneo rispetto al procedimento che ha portato al provvedimento ablato». Il riferimento, perciò, è alla presidenza presidenza del Consiglio dei ministri. Ma la Cassazione si è espressa diversamente annullando la decisione del gip rinviando la discussione al tribunale di Bari per trovare una soluzione concordata tra le parti. Anche partendo dall’analisi delle motivazioni della sentenza che saranno pubblicate nei prossimi giorni. «A noi — prosegue Matarrese — non interessa come il governo intenda onorare alla sentenza di Strasburgo. Crediamo, invece, che sia giunto il momento di ristabilire la legalità con un ristoro che attendiamo da tanto tempo».
Matarrese, a seguito delle decisioni delle giustizia italiana, avevano provveduto ad avviare una causa presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che il 20 gennaio 2009 ha condannato lo Stato italiano definendo la confisca dei suoli «un’operazione in violazione del diritto alla proprietà privata». Poi l’obbligo, che sorge in capo al governo, di avviare un’azione risarcitoria. Per i suoli e gli immobili facenti capo a Sud Fondi della famiglia Matarrese, Iema di Quistelli e Mabar di Andidero le società coinvolte hanno chiesto allo Stato un assegno di 350 milioni (Sud Fondi 274; Iema 14; Mabar 62). Con la sentenza del Cedu era stato fissato il termine di 6 mesi per giungere alla liquidazione. «È trascorso quasi un anno e mezzo — spiega Matarrese — anche per richieste di proroga effettuate dal governo». L’ultima, in ordine cronologico, scadeva l’11 maggio in attesa della sentenza della Cassazione.


Vito Fatiguso
Corriere del Mezzogiorno (online), 13 maggio 2010

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